di Diego MancusoRAPOLANONella zona industriale di Rapolano, a poche centinaia di metri dalla superstrada, in mezzo a capannoni che ospitano le più disparate attività, c’è quello che nessuno si aspetta: un ‘hangar’ ristrutturato dedicato all’arte contemporanea, con un respiro autenticamente internazionale.
È lo spazio espositivo Yurta – Relazioni Culturali che prende il nome dalla caratteristica tenda circolare della tradizione mongola, simbolo di unione tra mondo terreno e spirituale, luogo protettivo e ugualitario, e che fino all’11 settembre ospita la mostra ‘The crazy horses’ di Francesco ‘Moscolo’ Andreotti.
In rassegna sedici opere del quarantatreenne artista residente a Castelnuovo Berardenga, tra tele di varie dimensioni e installazioni, a cui lo stesso Andreotti ha voluto aggiungere realizzazioni di Gianni Lillo, Jacopo Pischedda, Niccolò Tommasi e dei ‘padroni di casa’ Emanuele Giannetti e Wang Yu, quest’ultima anche curatrice della mostra.
Personaggio carico di energia e di un inesauribile entusiasmo per l’arte, prodigo di spiegazioni e di considerazioni sulla sua produzione, Andreotti ha selezionato per Rapolano due serie astratte e materiche, ‘Parole celate’ e ‘Inciso’. Nella prima l’artista scrive sulla tela confessioni e pensieri, nella seconda la materia è recisa utilizzando lame per “far riaffiorare – afferma – la purezza dell’Io originario”.
Oggi l’autore, il cui percorso pittorico è incentrato sul bisogno vitale di liberarsi da maschere, pregiudizi e timori, è diviso tra Siena e Milano, dove sta realizzando due grandi opere per la fermata Sforza-Policlinico della metropolitana. Il legame con Rapolano e la sua produzione di travertino è testimoniato dalla presenza, nel complesso di Yurta, dello studio dello scultore Emanuele Giannetti, di Lucignano d’Asso.