
Louis Patrick James Partridge è nato a Londra il 3 giugno 2023. È su Netflix con il terzo film della saga Enola Holmes, al fianco di Millie Bobby Brown. Canottiera in maglia, pantaloni e cintura Prada. Foto Zeb Daemen,
SE LA GENERAZIONE Z ha un volto emergente è quello scolpito di Louis Partridge, il 23enne londinese protagonista del film Enola Holmes 3 (su Netflix). L’ultima (per il momento) delle avventure della sorellina di Sherlock Holmes, interpretata da Millie Bobby (pseudonimo di Bonnie) Brown, con Partridge come oggetto del suo romantico interesse.
Un Sherlock Holmes del nostro tempo: «Attiene al mondo in cui viviamo oggi»
Il successo di una versione teenfemminile delle storie di Arthur Conan Doyle è qualcosa che senza dubbio parla dei nostri tempi. «Certamente» conferma Partridge «attiene al mondo in cui viviamo oggi, e la gente sembra apprezzare». Lui ha ottenuto quella parte la prima volta a 16 anni ed è una delle cose più importanti in cui è stato coinvolto: «È anche una delle prime audizioni che ho fatto in cui sentivo di essere me stesso. So chi è questo tipo, so chi è questo personaggio, pensavo. Mi ci getterò dentro invece di fingere di essere qualcun altro. Non ho mai dovuto prepararmi troppo per il ruolo e la chimica con Millie si è subito palesata. Lei è inglese, e fra noi facciamo battute molto British…».

La saga Enola Holmes è tratta dai bestseller di Nancy Springer, pubblicati in Italia da De Agostini. Maglia, pantaloni, cintura e stringate Prada.
Louis Partridge, star di Enola Holmes: «Sono cresciuto così»
Una protagonista femminile per un film d’azione è anche il segno di una dinamica fra i sessi che è cambiata parecchio, e che tuttavia lascia a volte intimiditi i giovani maschi di oggi. «Non so com’era per le generazioni precedenti», osserva Partridge. È ben più riflessivo di quanto la sua giovane età non lasci immaginare: «Sono cresciuto così. Non sono intimidito da una donna potente più di quanto non lo sarei da un uomo potente. Però immagino che sia qualcosa che alcuni ragazzi avvertono. Ci sono diverse sottoculture su internet, per cui i giovani che si sentono ai margini e che non si sentono rappresentati, probabilmente sono un po’ impauriti. Così si comportano con animosità (quella tipica che si manifesta nella cultura degli incel, i celibi involontari, ndr). Per me non è così, e per questo una Holmes donna per me non è un problema».

Louis Partridge è Tewkesbury in Enola Holmes 3: con lui, Millie Bobby Brown. Foto Netflix
Il costume fa l’attore. E non solo
Partridge ha recitato in diversi ruoli in costume. Ha interpretato Piero de’ Medici nella serie I Medici dedicata alla famiglia fiorentina (in streaming su RaiPay) e pure Edward Guinness nella serie House of Guinness (Netflix): «Il fatto che li abbia interpretati è un puro caso. Ma più ne faccio più apprezzo la Storia, realizzo quanto il mondo sia stato già messo in scena e si ripeta in toni diversi in tempi differenti. Davvero mi piace la Storia e, visto che amo apprendere, interpretare Piero de’ Medici per sei mesi, stare in quel mondo e imparare è stato bellissimo. Tra l’altro anche capire come vivevano allora è piuttosto interessante. La gran parte degli attori che incontro è curiosa delle persone, delle epoche, degli usi. Per parecchi dei lavori che ho fatto ho dovuto imparare nuovi comportamenti, cosa che trovo davvero interessante. Perché facevano quelle cose, che cosa ci raccontano di quelle società, come si riflette sul modo in cui parlavano, sui rapporti fra i sessi, sul corteggiamento? È una forma di etnologia o di antropologia!».

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«Comincio a sentirmi vecchio»
A sentirlo, sembra quasi che Partridge abbia accumulato ben più esperienza e saggezza di un ragazzo poco più che 20enne: «Sì, comincio a sentirmi vecchio», confessa paradossalmente. «Sono cambiato nell’ultimo anno, principalmente a causa di fattori esterni che sono mutati attorno a me. Quando sei giovane, c’è qualcosa di nuovo ogni anno, cresci in fretta emotivamente, cambi chimicamente. Ma all’improvviso tutto si ferma, ti aspetti che la vita prenda una direzione diversa e ti rendi conto che è quello che è. Che sei lì e dipende da te dare una direzione alla tua vita. Ne ho avuta la conferma di recente: ora dipende tutto da me, in un modo che è allo stesso tempo opprimente e liberatorio».
Eppure, l’attore ha cominciato a lavorare da bambino, «già 12enne guadagnavo. Era una figata, andavo a scuola e avevo 200 sterline in tasca, che spendevo in dolci o scarpe. Era soprattutto un gioco, che è una cosa importante da ricordare, perché dovrebbe essere così, mentre adesso è diventata una cosa seria». Nella sua carriera già ricca, Partridge ha lavorato con grandi attrici e attori. Da Cate Blanchett (in Disclaimer) a Hugh Grant e Laura Dern. «I miei attori preferiti sono coloro che si mostrano per come sono. Così si può vedere chi è abbastanza coraggioso da girare una scena in cui non si sente del tutto a suo agio. Questo è un comportamento davvero potente: fa sentire tanta gente meno sola, più compresa e, se fatto dagli artisti, diventa perfino coraggioso».
Anche lui confessa, un po’ ridendo, di avere «un lato oscuro». Però pensa si tratti di un «ingrediente proprio del mio lavoro. Spesso vieni a sapere di attori che fanno cose sgradevoli. È come se le qualità che li rendono affascinanti sullo schermo fossero le stesse che li rendono persone sgradevoli nella loro vita. Devi prenderli tutti assieme, non costruirne degli idoli».
Partridge ha un lato fashion, lo si vede spesso in prima fila alle sfilate e, dopo tutto, sta facendo un’intervista per un magazine che si chiama Style Magazine. «Lo stile non è qualcosa che si può mettere per iscritto, non può essere quantificato», filosofeggia. «È come un’essenza, un’anima, intangibile, ma lo riconosci quando lo vedi. Se devi chiedere cos’è, allora non lo vedi. La moda può cambiare, mentre lo stile è qualcosa di intrinseco. Per quanto riguarda il mio, tendo a non strafare, mi attengo allo smart casual. Ovvero, mi piace spingere le cose un po’ oltre, mettere un po’ di spezie nel mix».

Entro fine anno lo vedremo su Netflix nella nuova serie Pride and Prejudice, da Jane Austen. Cappotto, camicia e pantaloni Prada
«I social? Una strana cosa con cui fare i conti»
Un mix che serve anche per costruire il proprio personaggio sui profili social? Com’è la vita sotto i riflettori dei social network delle giovani star? «In un certo senso sono cresciuto con questa modalità ma rientro tra i fortunati perché sono un nuovo nome con eccitanti prospettive. Nonostante non sia ancora del tutto in prima fila, vengo notato e percepito più di quanto sia salutare. Quindi, essere ragionevoli riguardo a come ciò ti fa sentire, e riconoscere che è una cosa strana con cui fare i conti, è già un buon punto di partenza».
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È una condizione che però cambia il modo in cui ci si approccia alle persone o a una relazione? «Sì, lo fa. Può creare anche molta ansia, ma è il lavoro che ho scelto di fare. Non me ne lamento, anche se non penso che sia normale. Instagram è qualcosa dove carichi online la tua vita per tutti: può essere poco sano. Io lo faccio per motivi professionali, ma tutti oggi lo fanno in una certa misura e dunque tutti soffrono di quel tipo di ansia e insicurezza».
Non c’è una ricetta per affrontare questo mondo, se non l’essere onesto. «Se questo mi rende felice? A volte vai online e cinque minuti dopo ti rendi contro che sei più stressato di prima. Dunque, ne vale la pena? I lati positivi sono maggiori di quelli negativi? Non ne sono sicuro, è una cosa complicata. La cosa principale è essere onesti su come ciò ti fa sentire come individuo. Perché sei tu quello che vive la tua vita».