di
Silvia Turin

Un lavoro italiano pubblicato su Nature Metabolism illustra i meccanismi che si inceppano all’interno della cellula ed evidenzia le strategie utili per mantenere «giovani» questi importanti organelli

L’interesse della scienza riguardo alla longevità si associa a quello sull’invecchiamento, i cui meccanismi sono tutt’altro che ben compresi. 
Capire i processi fondamentali che portano il corpo e i suoi micro componenti a «invecchiare» è fondamentale per arrivare anche solo a impostare alcune strategie che possono (perlomeno) a rallentare la corsa verso la fine.

Se poi si consideri che l’invecchiamento stesso è la radice comune alle malattie collegate all’età, diviene palese come qualsiasi avanzamento in questo campo sia visto con estremo interesse.



















































Nuovo studio 

Una delle componenti importanti dell’invecchiamento biologico è la disfunzione dei mitocondri
La conferma arriva da un lavoro pubblicato di recente su Nature Metabolism da parte di Anna Picca, Professore associato in Biologia cellulare e applicata presso l’Università Lum Giuseppe De Gennaro e Luigi Ferrucci, Direttore scientifico del National Institute on Aging (NIA), Baltimora, USA.

«Abbiamo “rivisitato” il ruolo dei mitocondri alla luce dell’invecchiamento – chiarisce la Professoressa Anna Picca al Corriere Salute -. Questi organelli sono noti per essere una sorta di centrale energetica all’interno della cellula. In questo lavoro ci siamo focalizzati sul sofisticato sistema di Controllo Qualità Mitocondriale (MQC) che ripara o elimina le componenti danneggiate dei mitocondri stessi per mantenerli funzionali per il maggior tempo possibile. Questo sistema di manutenzione si deteriora con l’invecchiamento o in condizioni di stress cronico».

Mitocondri danneggiati e malattie 

Era già noto che l’invecchiamento minasse la produzione di nuovi mitocondri, adesso si è capito che intacca anche il Controllo di Qualità Mitocondriale (MQC): «Ecco perché è importante potenziare questo meccanismo – aggiunge la Professoressa Picca -: perché non è sufficiente garantire la produzione di un certo numero di mitocondri, devono essere anche di buona qualità. Quando il sistema di controllo di qualità diventa meno efficiente, infatti, i mitocondri possono rilasciare componenti pro-infiammatorie che contribuiscono all’infiammazione cronica, la quale a sua volta può portare a un declino non solo cellulare ma anche funzionale associato all’invecchiamento».

Mitocondri «di buona qualità» partecipano a quelli che sono i meccanismi di mantenimento della biologia dell’invecchiamento e favoriscono un invecchiamento in salute. Quando il sistema di controllo qualità diventa meno efficiente, invece, i mitocondri danneggiati rimangono nella cellula, rilasciando componenti pro-infiammatorie, scatenando un’infiammazione perenne che danneggia i tessuti.

Così il declino del Controllo Qualità Mitocondriale è collegato a malattie del cuore, declino cognitivo (come l’Alzheimer), perdita di massa muscolare (sarcopenia) e diabete, le malattie della vecchiaia.

Cosa funziona davvero 

Il lavoro ha ricordato anche le strategie che a oggi hanno mostrato i risultati più solidi contro l’invecchiamento e il declino dell’MQC.
«Non abbiamo ad oggi una soluzione farmacologica definitiva per riuscire a contrastare questo declino. In questo senso, un ruolo fondamentale lo hanno gli stili di vita, in particolare attività fisica e restrizione calorica. L’azione combinata di queste due strategie è efficace anche a livello mitocondriale», precisa l’esperta.

Strategie da personalizzare

L’esercizio fisico è una delle strategie più potenti per attivare il riciclo e la produzione di nuovi mitocondri; mangiare meno o fare periodi di digiuno aiuta la cellula a fare «pulizia» dei mitocondri vecchi.

Riguardo al dettaglio su come si applichino al singolo i trattamenti geroterapeutici bisogna precisare che «l’obiettivo del nostro lavoro è rivedere gli elementi cellulari che possono essere valorizzati al fine di mantenere una buona qualità e funzionalità cellulare. Non possiamo dedurre indicazioni all’uso per le singole persone – afferma la Professoressa Picca -. Saranno necessari studi clinici rigorosi per individuare il momento più appropriato in cui intervenire e definire dosaggi e durata dei trattamenti in grado di massimizzarne i benefici, riducendo al minimo eventuali effetti indesiderati. Anche in relazione ai benefici della restrizione calorica e attività fisica non esiste un’indicazione tout court. C’è bisogno di personalizzazione riguardo agli stili di vita, compreso l’esercizio fisico».

Qualcosa sappiamo da altri studi: movimento e contrasto al sovrappeso agiscono riducendo il rischio delle principali malattie legate all’età, anche neurodegenerative.

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29 luglio 2026