Giochi di potere, incastri di organico e quella tessera del puzzle sagomata con una determina dirigenziale il 17 luglio, pronta per essere riempita con il nome giusto. Tra le stanze del comando generale di via della Consolazione e i corridoi del Campidoglio è già tempo di totonomi per la poltrona più alta del corpo della polizia locale di Roma Capitale. Una partita a scacchi che guarda direttamente alla fine del mandato del comandante generale Mario De Sclavis – destinato a chiudere la sua esperienza con il termine della consiliatura guidata dal sindaco Roberto Gualtieri – ma che rischia di subire un’improvvisa accelerazione già nei prossimi mesi.

Il motivo va ricercato nelle aule di tribunale. Su De Sclavis pende infatti un processo per falsa testimonianza. Un procedimento per il quale i rumors ipotizzano l’arrivo di una sentenza già in autunno. Qualora dovesse giungere una condanna in primo grado, il Campidoglio si troverebbe di fronte a un bivio: chiedere le dimissioni immediate al comandante per azzerare l’imbarazzo istituzionale o attenderne i successivi gradi di giudizio, affrontando però la imminente campagna elettorale con un vertice di corpo azzoppato? L’ipotesi di una sostituzione anticipata resta, ad oggi, lo scenario più verosimile e anche per questo tutti starebbero già prendendo le misure.

La mossa della quarta casella

Ed è proprio nell’attesa di questo potenziale scossone che si inserirebbe la recente riorganizzazione interna varata dal Comune di Roma. che, da qualche giorno, sta facendo ribollire le chat di tanti agenti. Un’informativa firmata a metà luglio ha istituito infatti una nuova figura di vertice: il quarto vicecomandante d’area. Fino a ieri la mappa del potere in via della Consolazione era chiarissima, con tre vicecomandanti posizionati direttamente sotto il comandante generale: Donatella Scafati (con la delega alla gestione di traffico, mobilità e grandi eventi), Stefano Napoli (alla guida della struttura più operativa del gruppo che comprende SPE e GSSU) e la direzione legata agli studi giuridici, in mano a Roberto Stefano.

Ora, con la creazione della neonata “Direzione servizi generali e di supporto”, le caselle salgono a quattro, con annesse modifiche di funzioni. La nuova macro-struttura va ad accorpare due unità organizzative specifiche: da una parte i servizi tecnici, dall’altra i servizi amministrativi, le risorse umane e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Questa nuova unità operativa andrà riempita con un nuovo vicecomandante. Responsabilità maggiori, efficienza operativa (si spera, ndr) migliore e, ovviamente, stipendio più alto. 

Perché questo passaggio formale è così rilevante? Da giorni, ricevuta la nota interna, RomaToday ha interpellato diverse fonti sia interne al corpo che in Campidoglio e, al di là delle risposte sul miglioramento dell’operatività del Corpo, le indiscrezioni portano tutte nella stessa direzione. 

La prassi interna impone che per poter essere nominati comandante generale sia necessario attingere prima dalla rosa dei vicecomandanti. L’istituzione della quarta area – oltre a migliorare e rispecchiare meglio le attuali attività della polizia locale – sarebbe utile per promuovere un profilo descritto dai più come quello preferito dall’amministrazione, attualmente sprovvisto dell’incarico di vice comandante, ma che tutti descrivono come il più adatto (e quindi favorito) nella corsa alla successione: Guido Calzia.

Calzia, dirigente iscritto alla Cisl e attualmente alla guida del I gruppo Trevi e del X gruppo Mare, incassa da tempo il pieno apprezzamento politico del sindaco Gualtieri e della maggioranza di centrosinistra che governa la città. Promuoverlo oggi a vicecomandante significa metterlo formalmente in pole position per la poltrona di De Sclavis, sia in caso di avvicendamento naturale a fine consiliatura, sia nell’ipotesi di un cortocircuito giudiziario in autunno.

Nella corsa alla nuova unità operativa, oltre al nome di Calzia, figurano secondo i rumors comunque altri due profili di spessore interno: Roberto Stefano, figura stimata trasversalmente all’interno del corpo e indicato da diversi settori come il comandante che più di tutti meriterebbe il riconoscimento formale, e Renato Marra, sostenuto con forza soprattutto dai reparti operativi del GSSU. A scegliere il nome, una volta ufficializzata la nuova struttura, sarà l’attuale comandante Mario De Sclavis.

Il nodo dell’organico scoperto

Il riassetto varato dal Campidoglio non riguarda soltanto i vertici. La riorganizzazione tocca diversi gangli dell’amministrazione locale. Interventi più di riassetto che di aumento di poltrone, a parte appunto la nuova unità operativa. Tante caselle sulla carta, a fronte di una realtà sul campo segnata da una cronica carenza di personale dirigenziale. In diversi gruppi territoriali manca un comandante titolare e si procede a colpi di reggenze ad interim. Uno scoperto al quale l’amministrazione sta cercando di mettere una pezza attraverso la formazione di una graduatoria da concorso, al quale – secondo quanto raccolto da diverse fonti – hanno partecipato funzionari privi di precedenti esperienze nel corpo della polizia locale.

Un’emergenza destinata peraltro ad aggravarsi a breve sul fronte dei pensionamenti: nel giro di poco tempo – entro due anni – usciranno dal Corpo alcuni comandanti storici come Angelo Giuliani, Donatella Scafati e Stefano Napoli. Una reazione a catena che libererà molti dei posti chiave e che renderà necessario attingere dalla graduatoria in formazione, con l’ingresso al comando dei gruppi di figure come detto estranee alle logiche della polizia locale e prive quindi di qualsivoglia esperienza operativa. 

Sulla creazione della quarta poltrona la maggior parte dei sindacati tace. Interpellata nei suoi vari livelli, la Triplice (Cgil, Cisl e Uil) non rilascia dichiarazioni, impegnata in interlocuzioni con il Campidoglio, con la base che maligna e parla di silenzi funzionali alla redistribuzione dei posti apicali.

A rompere il silenzio ci ha pensato stamattina il segretario romano del Sulpl, Marco Milani, che affida al suo profilo Facebook un affondo duro contro la decisione della giunta Gualtieri: “Nulla in contrario alle aspettative di carriera dei quadri dirigenziali, se non fosse che, in un Corpo che vede una carenza organica di oltre 2500 tra ufficiali ed agenti, si pensi a sottrarre ulteriori preziose risorse alla città, con la creazione ex novo di ulteriori due unità organizzative da porre al servizio del colonnello di turno. Andrebbero forse ricordate a sindaco e sindacati  quelle che sono le prioritá della cittá e della gran parte degli appartenenti al Corpo, rispetto alla creazione di nuove dispendiose quanto creative figure”.

Milani traccia quindi tre punti d’intervento prioritari, ovvero l’assunzione di nuovi agenti, il riconosimento in sede contrattuale delle funzioni di polizia per il Corpo e consentire agli appartenenti al corpo le legittime aspirazioni di carriera.  In chiusura, la stoccata finale rivolta al Campidoglio: “Resta singolare il fatto che, per usare citazioni cinematografiche, sia proprio una giunta di centrosinistra a preferire ‘i colonnelli’, alle esigenze di 5800 dipendenti ed oltre tre milioni di cittadini”.