Le conversazioni condivise dagli utenti di Claude sono finite nei risultati dei motori di ricerca. Un problema già emerso con ChatGpt, Grok e altri chatbot. Perché succede e come evitarlo
Centinaia di conversazioni tra gli utenti di Anthropic e il suo chatbot Claude sono comparse nei risultati del motore di ricerca Google e sono rimaste a disposizione di chiunque per diverso tempo. Consultare le informazioni potenzialmente sensibili e personali era piuttosto facile: bastava indicare nella query termini chiave compatibili con i contenuti di cui si parlava in chat e poi cliccare sul link.
Perché è successo?
Non è un attacco hacker né un malfunzionamento del sistema. Queste chat sono diventate pubbliche perché gli utenti hanno creato un link pubblico di condivisione della conversazione con il chatbot. Da quel momento in poi, le sue parole – e le risposte dell’AI – finivano nei risultati di Google, Bing o qualsiasi altro motore di ricerca.
A scoprire le chat disponibili online sono stati alcuni utenti di Reddit che hanno individuato più di 200 conversazioni con Claude distribuite su almeno 25 pagine di risultati di ricerca. Alcune, per altro, molto recenti e risalenti a poche settimane prima. Stando a quanto riportato dalla Bbc, il problema sembra comunque essere stato corretto da Anthropic, che avrebbe disattivato la funzione di ricerca delle chat condivise dagli utenti. Un portavoce della società di intelligenza artificiale ha spiegato: «Quando qualcuno condivide una conversazione, rende quel contenuto accessibile al pubblico e, come qualsiasi altro contenuto web pubblico, può essere archiviato da servizi di terze parti».
Le conversazioni
Tra le conversazioni accessibili, c’era quella di un utente che chiedeva a Cloude di scrivere un post per il proprio blog sulla sicurezza. Poco più sotto, indicava i dettagli di un progetto aziendale. In una chat di giugno 2026, invece, qualcuno ha chiesto al chatbot come potersi trasformare in una volpe con nove code. Altre richieste includevano invece aiuto nella creazione del curriculum, con molti dati sensibili e personali, come storia lavorativa e informazioni anagrafiche. Altri ancora hanno condotto ricerche in ambito sanitario.
Non è la prima volta
Non è tuttavia qualcosa di nuovo, per Anthropic. Un caso precedente è accaduto, sempre con Claude, a settembre 2025. All’epoca Forbes ha individuato su Google 600 pagine di risultati della ricerca in cui è stato possibile consultare centinaia di conversazioni tra gli utenti e il chatbot. Ma episodi simili hanno interessato anche ChatGpt, Grok, Deepseek e molte altre AI. Il denominatore comune? Gli utenti sapevano che, creando il link di condivisione, si potesse condividere con il Web intero il resto della conversazione. A luglio 2025, stando a Windows Central, sono state individuate 4.500 conversazioni con ChatGpt, alcune delle quali contenevano informazioni personali tali per cui era possibile risalire agli autori. Anche OpenAI dopo che il problema è divenuto di pubblico dominio, ha ritirato la funzione.
L’analisi
L’analisi di Wired riporta una spiegazione più tecnica. Le chat degli utenti di Anthropic erano prive di una direttiva inserita nel codice Html, chiamata «noindex», che indica ai motori di ricerca di non mostrare la pagina tra i risultati della ricerca. Il team di Anthropic aveva sì inserito una restrizione nel file robots.txt, un file che contiene indicazioni destinate ai motori di ricerca sulle modalità di scansione delle pagine. Ma questa soluzione non è sempre sufficiente a evitare che un contenuto venga indicizzato. Se un motore di ricerca scopre l’indirizzo attraverso altri siti, infatti, la pagina può comunque comparire tra i risultati. Inoltre, se il file robots.txt impedisce al crawler di accedere alla pagina, questo potrebbe non riuscire a leggere proprio la direttiva «noindex».
Lo studio
Ora, sia per ChatGpt sia per Claude, le chat possono essere condivise, ma la loro visibilità è circoscritta alle persone che dispongono del link della conversazione. Il problema è stato dunque risolto solo in parte, perché alcune sporadiche conversazioni generate attraverso diversi chatbot possono ancora essere individuate online. Il fenomeno è stato anche oggetto di uno studio approfondito. Un documento accademico pubblicato nel dicembre 2025 e aggiornato a maggio 2026, intitolato ShareChat: A Dataset of Chatbot Conversations in the Wild, ha raccolto oltre 140mila conversazioni pubbliche avvenute su OpenAI, Perplexity, Grok, Gemini e Claude tra aprile 2023 e ottobre 2025. I ricercatori hanno individuato i relativi collegamenti negli archivi Web, sui social network e all’interno di altre pagine accessibili pubblicamente.
Molte di queste conversazioni erano state rese pubbliche in modo consapevole dagli autori, che avevano però condiviso i rispettivi link su piattaforme accessibili a chiunque. Il problema, dunque, non cambia del tutto: anche se una conversazione è disponibile soltanto per chi dispone del collegamento, il link non dovrebbe essere pubblicato su piattaforme prive di restrizioni per la privacy. In caso contrario, potrebbe essere individuato dai motori di ricerca, archiviato da servizi esterni o condiviso da altre persone. Difatti, le conversazioni segnalate su Reddit sono tuttora accessibili tramite il link di condivisione.
A cosa fare attenzione
Cosa fare dunque per far sì che le proprie conversazioni non diventino di pubblico dominio? Tanto per cominciare, meglio non comunicare o condividere mai dettagli troppo personali o troppo sensibili all’interno della chat su cui si ha intenzione di creare un link pubblico. Anche in tal caso, il link dovrà essere condiviso esclusivamente con persone di fiducia.
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29 luglio 2026
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