di
Davide Stoppini

Nato nel 1892 è il regno assoluto di Giovanni Malagò, oggi presidente onorario, guida per venti anni di un luogo che ha toccato tre secoli diversi

A Roma quando dici Aniene nessuno pensa al fiume. L’Aniene è il mondo di sopra, è una porta che si apre e mica solo per andare a giocare a tennis o a calcetto. Perché tra quei divani chester di Roma nord la vita spesso prende un indirizzo piuttosto che un altro. Avete presente Linkedin? Ecco: il Circolo Canottieri Aniene è la rete sociale che non era ancora «social», ovvero prima dell’esistenza di internet. E tutta spostata all’insù, dove le relazioni di alto livello diventano opportunità. E se non sarà oggi, stai sicuro che sarà domani. 

Serve un avvocato? Un commercialista? Un manager? Un’impresa di costruzioni pronta all’uso? Lì dentro, tra quei 2200 soci – e certo, mica tutti frequentanti -, non puoi non trovare quel che cerchi. E se non lo cerchi, ti convinceranno che ne hai bisogno, sì che ne hai bisogno, te lo presento io. Ci trovi pure un commissario tecnico della Nazionale, Roberto Mancini: non è il primo targato Aniene, anche Dino Zoff e Marcello Lippi lo sono stati. Pure un direttore tecnico del Club Italia, perché Claudio Ranieri è un altro socio di quelli che riconosci in tv e poi la mattina dopo ci prendi insieme il caffé al bar. Solo una volta Claudio ha dato buca: era lo scorso aprile, la sera aveva una cena sociale ma poche ore prima all’Olimpico aveva detto di tutto contro Gian Piero Gasperini. E allora chiamò scusandosi: «Ragazzi, non me la sento stasera».



















































All’Aniene mica si entra così, eh. Non è che arrivi e ti iscrivi: serve un socio che ti presenti, serve l’approvazione del consiglio direttivo, servono soprattutto 30 mila euro a fondo perduto e una quota da 4 mila euro all’anno. «Ma in poco tempo quei soldi tornano indietro, con il lavoro», è la frase che senti dire da chiunque frequenti il circolo, un mantra

È il regno assoluto di Giovanni Malagò, oggi presidente onorario, guida per venti anni di un luogo che ha toccato tre secoli diversi, nato com’è nel 1892. Lì dentro è vietato il «lei», obbligatorio il «tu» pure se chi hai davanti non lo conosci, pure se ha 30 anni più di te. Fino al 2022 non era possibile per una donna diventare socio, se non per meriti sportivi: poi una faticosa votazione, vivaddio, ha finalmente portato il circolo nel Terzo Millennio. 

Tra i soci del circolo c’è Francesco Totti, che però frequenta poco, giusto ogni tanto qualche partita a padel e peccato per lui che non passi dal tennis, dove il mitico Felice, mago dei campi, cura la terra rossa come un figlio. Ci sono Carlo Verdone, Walter Veltroni, Franco Carraro, Mario Pescante, una volta fu iscritto persino James Pallotta, allora proprietario della Roma. Tra gli sportivi, l’eccellenza è di casa: Matteo Berrettini, Federica Pellegrini, Josefa Idem, Simona Quadarella, Benedetta Pilato che ha preso la residenza all’Aquaniene, la piscina poco distante che è un fiore all’occhielo, dove se sei fortunato puoi nuotare vicino ai campioni più campioni che ci siano. 

Il blu e il giallo non sono solo i colori sociali. Sono un torneo di calcio a cinque da vincere, come la Coppa Canottieri over60 alzata al cielo da Malagò e Mancini la scorsa settimana. Sono una divisa da indossare, un senso di appartenenza: ci si riconosce, tra soci. Ci si annusa. Si parte in vantaggio, nelle relazioni. Ecco, sì: è come se una partita di calcio la cominci dall’1-0 o una di tennis dal 15-0. Sarà andata così pure per Mancini, che alla fine del giro dell’oca della Nazionale si è ritrovato vincitore, lui che era il favorito assoluto e poi a un certo punto sorpassato quando Milanello pareva dominare su Roma nord. 

Macché, qui decide Giovanni con Claudio, Malagò con Ranieri. Da via Allegri, sede della Figc, al lungotevere dell’Acqua Acetosa sede dell’Aniene sono due chilometri e mezzo scarsi, mezzora a piedi, 8 minuti di auto semafori compresi. È la strada che Mancini farà ogni giorno, almeno tutte le volte che vorrà. Pure oggi: stamattina, come sempre, era a correre in palestra all’Aniene, magari ripassando in testa i concetti per la conferenza stampa. L’Aniene è la sua casa. Raccontano che la mattina dopo il trionfo di Wembley, Europei 2021, alle 10.30 lui fosse già in palestra a fare pesi. Dino Zoff non credeva ai suoi occhi. «Ma sei già qui, Roberto? Come hai fatto?», gli chiese. Eh già: per l’Aniene questo e altro.


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29 luglio 2026