di
Vittorio Savio
La 18enne austriaca, cresciuta tennisticamente tra Brunico e Vicenza, sotto la guida di Francesca Schiavone ha conquistato il WTA di Praga ed è entrata nella Top 50 mondiale. L’ex allenatore Massimo Sartori: «L’abbiamo accolta nella nostra famiglia, trattandola come una figlia»
La «scuola tennis altoatesina» si segnala sempre di più a livello internazionale. Lo fa grazie a Lilli Tagger, fresca vincitrice del torneo WTA 250 di Praga e prima giocatrice della classe 2008 a sfondare il muro delle prime 50 del mondo, è una di queste favole. Austriaca di Lienz per nascita, ma profondamente italiana per adozione sportiva, la 18enne dal rovescio a una mano spumeggiante sta incantando il circuito sotto la guida di Francesca Schiavone. Eppure, le fondamenta invisibili di questo miracolo poggiano su un legame umano nato prima in Alto Adige, a Brunico, alla corte di Heribert Mayr, l’iniziatore al tennis di Jannik Sinner, di cui la giovane tirolese è una estimatrice: «Io e Jannik siamo amici. Ci siamo conosciuti sulle piste da sci, dove lui era più forte di me – racconta Tagger – nel 2024 non riuscii a entrare nel tabellone del Roland Garros Juniores, ma essendo a Parigi ebbi l’occasione di stare per qualche giorno insieme a Jannik e al suo staff: provai subito a capire come funzionava la vita a quei livelli, momenti porto nel cuore».
Feroce determinazione
Questa conoscenza la catapultò a Vicenza, nella casa di Massimo Sartori. Il tecnico vicentino, ma anche lui altoatesino di adozione, storico mentore di Andreas Seppi e Karin Knapp e figura cruciale nei primi passi di Sinner – in questi giorni tornato a Montecarlo dopo la pausa a San Candido – ricorda con nitidezza il giorno in cui quella ragazzina di 12 anni, altissima e spaesata, ha varcato la soglia della sua abitazione: «Quando arrivò dall’Austria, tramite i contatti in Alto Adige con il manager di Sinner, Alex Vittur, era poco più di una bambina – racconta Sartori – buttarla in un convitto sarebbe stato un errore. Nei suoi occhi c’era già una determinazione feroce, una maturità non comune. Abbiamo capito il momento e l’abbiamo accolta nella nostra famiglia, trattandola come una figlia».
Madrelingua tedesca
Un trasferimento così precoce, per una bambina che non masticava una sola parola di italiano, avrebbe potuto rivelarsi un trauma. Invece, la spinta umana della famiglia Sartori ha saputo colmare ogni barriera, grazie a un’alleata speciale: «Mia madre, che è originaria dell’Alto Adige ed è di madrelingua tedesca, è diventata subito il suo punto di riferimento – svela l’allenatore – ha stravolto le sue abitudini per farla sentire protetta: Lilli era abituata ai ritmi austriaci, così mia mamma le preparava la cena rigorosamente alle sei del pomeriggio. Quei dettagli, quel calore familiare, le hanno garantito la serenità necessaria per concentrarsi sul tennis e poi ha imparato anche il dialetto vicentino».
Forza mentale
Sul piano tecnico, i suoi 185 centimetri d’altezza promettevano una potenza devastante, ma è stata l’attitudine mentale a fare la differenza. Sartori descrive questa crescita con l’occhio del grande talent scout: «Sportivamente, Lilli è sempre stata una spugna. Ha una capacità innata di assorbire i consigli e tradurli sul campo. È molto riflessiva. Fin da subito si vedeva che possedeva una cilindrata superiore, non solo fisica ma mentale. Non si lamentava mai, affrontava i sacrifici con un sorriso radioso. Quello che impressionava era la pulizia d’impatto dei suoi colpi e la personalità con cui cercava di comandare lo scambio. Se dovessi paragonarla ad un big direi… Federer».
Un tennis elegante e moderno
Oggi che la Tagger esprime un tennis d’altri tempi per eleganza, modernizzato dalla straordinaria velocità di palla contemporanea, il circuito WTA ha scoperto una gemma: «Vederla trionfare a Praga e vederla oggi stabile nella Top 50 mondiale mi riempie d’orgoglio – conclude Sartori – il merito principale è tutto suo e del grande lavoro con Schiavone. Ma sapere che questo viaggio è iniziato nel salotto di casa nostra, tra un piatto di orecchiette al pomodoro alle sei di sera e un cesto di palline, rende tutto magico».
29 luglio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA