di
Rebecca Luisetto

Il giovane collaboratore di Enego (Vicenza) è indagato per incendio, calunnia e simulazione di reato. La premier Meloni gli aveva espresso solidarietà e vicinanza. Le minacce inizialmente attribuite alla camorra

Incendio, calunnia, simulazione di reato continuato, procurato allarme, truffa in danno di ente pubblico. Sono queste le accuse della procura a carico di Adriano Cappellari, il giornalista ventenne di Enego (Vicenza) presunta vittima di minacce della Camorra che poi si erano addirittura trasformate nell’esplosione di un pacco bomba di fronte casa sua. O meglio l’ordigno, la sera del 30 maggio, era stato sistemato a ridosso del cancello dell’abitazione dei vicini ma era accompagnato da una lettera scritta con inchiostro rosso che prendeva di mira il giovane, oltre alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a don Maurizio Patriciello, il parroco simbolo della lotta alla criminalità a Caivano (Napoli). 

La solidarietà della premier

Un evento che aveva scosso i vertici regionali e nazionali tanto che il ventenne aveva ricevuto la vicinanza del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani ma anche della stessa premier. Ora l’accusa nei confronti di Cappellari è che quell’attentato se lo sia organizzato da solo. A sostenere questa ricostruzione ci sono una serie di elementi raccolti dai carabinieri di Bassano, coordinati dal sostituto procuratore di Vicenza Alessia Grenna. In primo luogo le immagini delle telecamere di videosorveglianza privata dell’abitazione che nella serata del 30 maggio hanno ripreso una persona travisata che lancia all’interno della proprietà una busta e poi deposita vicino al cancello un involucro di cartone contenente materiale incendiario composto da bombolette di gas da campeggio, contenitori di alcol e artifici pirotecnici. 



















































Le bombolette di gas

Gli specialisti del Raggruppamento investigazioni scientifiche hanno stimato che l’autore abbia un’altezza compresa tra 1,69 e 1,75 metri ritenuta compatibile con quella del giovane, ora difeso dall’avvocato Roberto Rigoni Stern. Determinanti sarebbero stati anche gli accertamenti tecnici sul materiale recuperato dopo l’esplosione. Nonostante fossero state rimosse le etichette dei prodotti utilizzati, gli investigatori sono riusciti a risalire con certezza alla marca delle cartucce di gas e dell’alcol denaturato. Da qui i carabinieri hanno individuato la piattaforma di commercio elettronico dalla quale sarebbero stati acquistati i materiali. Secondo la procura il 25 aprile scorso Cappellari avrebbe ordinato quattro cartucce di gas butano-propano della stessa marca di quelle utilizzate per confezionare la bomba artigianale indicando il proprio numero di telefono e pagando con una carta di credito a lui intestata. Pochi giorni dopo, il 29 aprile, avrebbe acquistato anche sei bottiglie da un litro di alcol etilico denaturato della stessa tipologia rinvenuta sulla scena. Entrambe le consegne sarebbero state effettuate a Enego e, sottolineano gli investigatori, risulterebbero le uniche di quei prodotti effettuate dalla società in quel territorio.

Le telecamere

Anche la ricostruzione degli orari viene ritenuta significativa. Le telecamere dell’abitazione mostrano Cappellari rientrare a casa alle 23.11 e poi comparire nuovamente alle 23.35 mentre riprende con il cellulare le operazioni di spegnimento dell’incendio. Per gli investigatori il tempo intercorso sarebbe compatibile con il tragitto necessario per raggiungere il cancello attraverso un passaggio esterno sul retro dell’abitazione, collocare il manufatto e fare ritorno.

Le precedenti minacce

Gli elementi raccolti sul presunto attentato hanno spinto gli investigatori a rileggere anche tutti e tre gli episodi intimidatori denunciati dall’accusato nei mesi precedenti. Il primo risale al 5 novembre 2025 quando Cappellari aveva denunciato il ritrovamento nella cassetta delle lettere della propria abitazione di una busta contenente un foglio con minacce di morte rivolte a lui, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a don Maurizio Patriciello. All’interno c’era anche la fotocopia di un suo articolo dedicato al sacerdote di Caivano dal titolo “A testa alta con don Maurizio Patriciello: la camorra non piega il suo coraggio”, pubblicato poche settimane prima sul quindicinale L’Altopiano. Una lettera analoga era stata recapitata anche alla redazione del giornale. L’11 dicembre il giornalista aveva consegnato al Commissariato di Bassano un’altra busta contenente tre cartucce calibro 22, quattro fogli con nuove minacce e fotografie che ritraevano ancora una volta lui, il sacerdote e la premier con i volti cerchiati in rosso e contrassegnati dalla lettera “X”. Agli agenti aveva raccontato che il plico era stato trovato dal padre nella cassetta delle lettere dell’abitazione. 

Un terzo episodio era stato denunciato il 16 febbraio. Cappellari aveva riferito di aver appreso da don Patriciello dell’arrivo di un’ulteriore busta indirizzata al sacerdote in un domicilio di Caivano. Anche in quel caso il contenuto era costituito da minacce di morte e dalle stesse fotografie ritraenti il giornalista, Meloni e il parroco con i volti segnati da una “X”. Proprio in seguito al ripetersi di questi episodi nei confronti del ventenne erano state rafforzate le misure di sicurezza prima con un servizio di vigilanza generica e, dopo l’esplosione del 30 maggio, con la scorta per accompagnarlo negli spostamenti, anche in occasione di eventi pubblici come la partecipazione, il 13 e 14 luglio, alla Partita del Cuore all’Aquila. 

Il procedimento al momento si trova nella fase delle indagini preliminari e, in base al principio della presunzione di innocenza, la responsabilità dell’indagato verrà accertata soltanto con un’eventuale sentenza definitiva di condanna.


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29 luglio 2026 ( modifica il 29 luglio 2026 | 18:12)