La presentazione di Mancini: «Ho commesso errori, ora voglio vincere»

(Davide Stoppini) Divisa blu, tricolore sulla giacca e pure sulla cravatta. L’eleganza di Roberto Mancini va di pari passo con il caldo. E con l’attesa per questo nuovo corso della Nazionale. Avevano voglia, il nuovo ct e il nuovo dt, che insieme al presidente Giovanni Malagò si sono presentati in buon anticipo. E d’anticipo ha giocato proprio Mancini, esordendo così: «Vi evito un po’ di fatica, anticipo io le domande riguardo la mia vicenda di tre anni fa. Allora ci fu una mancanza di comunicazione tra me e Gravina, se ci fossimo parlati a quattr’occhi sarebbe cambiato tutto. Sono molto dispiaciuto, per me la maglia della Nazionale è sempre stata molto importante. Se un innamorato perde la donna della propria vita, vuol dire che ha commesso degli errori. Mi dispiace tanto, grazie a Malagò che mi dà la possibilità di rifarmi e di riportare la Nazionale dove merita». E ancora: «Spero che i tifosi mi perdonino vedendo l’Italia giocare bene. Grazie a Ranieri che ha declinato l’invito l’anno scorso (risate, ndr)… io con Gravina ho già chiarito, lui sa benissimo come la penso. La responsabilità di quanto avvenuto è totalmente mia. Le polemiche passeranno, si guarderà il lavoro. Il futuro? Io quando sono arrivato sono stato cinque anni, sono tanti, del resto era il mio ruolo preferito. Siamo stati per 37 partite senza perdere, queste cose non capitano per caso. Ho fatto un contratto di quattro anni, spero di rimanere anche dopo se sarà possibile». Sulla Nazionale che metterà in campo: «Ci sono giocatori bravi in Italia, ai giovani va data fiducia sperando che giochino di più, perché in tre mesi può cambiare totalmente: basti ricordare Zaniolo. Cercherò di mettere in campo una squadra che riesca a fare bene come la squadra di qualche anno fa. I giocatori ci sono, va data loro fiducia. Sarà una Nazionale propositiva, cercheremo di giocare bene sulla scia anche tattica di quanto facevamo prima. Come idea, penso che le under 21, la 19 e la 18 almeno debbano avere lo stesso sistema di gioco». E certo che già a settembre ci sarà la Nations League: «Sono partite importanti, valuteremo subito la nostra forza, avremo bisogno di migliorarci. Ma il mio obiettivo è vincere, nel calcio conta questo. Sarà difficile anche per gli altri. Gli stage? Non so se sarà possibile farli, dovremo lavorare col tempo che avremo».

RANIERI E MALAGO’ – Alla sinistra di Mancini era seduto il presidente Figc, Giovanni Malagò. Che ha svelato un paio di retroscena: «Gravina mi ha chiamato ieri sera e mi ha detto “bravo Giovanni, hai fatto esattamente quello che avrei fatto io”. E poi ho ricevuto un messaggio di Gigio Donnarumma. Mi ha scritto “era quello che io e la squadra volevamo” e mi ha fatto piacere. Aggiungo: nella vita tutti i mali non vengono per nuocere». Abbronzatissimo Claudio Ranieri: «Fino a stamattina ero al mare… Scherzi a parte, questo è il coronamento di una carriera. Non ci credevo quando ho visto la chiamata di Giovanni, sono molto orgoglioso. So che ci sarà da lavorare moltissimo. La mia carriera la dice lunga sulle difficoltà affrontate: è un compito arduo, non mi sono mai tirato indietro. Vorrei far innamorare di nuovo i tifosi della Nazional. E permettere ai bambini, come mio nipote di 12 anni, di vedere l’Italia al Mondiale». Non potevano mancare i riferimenti a Maldini e Leonardi, che al suo posto dovevano ricoprire quel ruolo: «Non ho letto il loro programma, tutto quel di buono che troverò lo prenderò, non ho alcun problema. Programma a lunga scadenza? Difficile parlare di tempi. Credo però si sia frainteso quello che diceva Maldini: quando parlava di 10 anni di tempo, si riferiva al lavoro sui ragazzi che oggi hanno 10-12 anni per aiutarli a diventare bravi. Io sono chiamato a risolvere quello che non si vede. A inizio giugno, a Cagliari, un addetto ai lavori mi ha detto “i bambini per andare a scuola calcio spendono troppi soldi”. Ecco, non è possibile. Voglio capire questo. Dobbiamo cercare di riportare i bambini a giocare a calcio, abbassando i prezzi». Altri passaggi: «Le nazionali giovanili stanno lavorando bene. È l’ultimo salto che è difficile, da under 21 a prima squadra: bisogna capire perché. Siamo bravi tatticamente, ma all’estero non viene così esasperata la tattica come facciamo noi e sono più bravi tecnicamente. Dobbiamo ritornare a sviluppare nei settori giovanili la tecnica individivuale, i nostri giovani allenatori non lo fanno più perché “devono vincere”, cercherò di provvedere. Le nostre squadre sono piene di stranieri e non va bene. Mi auguro che tutte le componenti, serie A e serie B, facciano giocare di più i giovani. Questo dobbiamo fare, io cercherò di provvedere”. Inevitabile il riferimento al no di un anno fa: “Se mi sono pentito? No, come di nessuna delle scelte che nella mia vita ho fatto con il cuore. Non potevo interrompere contratto con la Roma e non mi era possibile fare il doppio ruolo. Ho preferito, a malincuore, dire di no. Sarebbe stata la chiusura perfetta. Se l’ultimo anno mi è servito? Moltissimo. Ho visto cose particolari, lontane da me… mi saranno d’aiuto».