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Alfio Sciacca inviato in Val di Susa
I nuovi leader e il festival in 40mila. Il nodo finanziamenti. Dalla portavoce agli organizzatori, dall’ideologo ai trascinatori dei cortei
Nonostante gli shorts in jeans e gli scarponi ha il portamento di una manager. Si fa presto a dire Askatasuna. Li immagini storditi da dibattiti fumosi e capaci solo di spaccare vetrine. E invece nella conferenza stampa dopo la guerriglia di Chiomonte si presenta la portavoce: Martina Losano, 36 anni e una laurea alla Lumière di Lione. Garbata e professionale nei rapporti con i giornali, anche quelli «nemici». È lei a scrivere i comunicati sulle pagine social «Autonomia 47» e «Network antagonista». Obiettivamente un biglietto da visita che disorienta.
I leader
Le aggressioni alla polizia o gli assalti ai giornali non possono essere cancellati dalla storia, passata e recente, di Askatasuna. Molti suoi leader sono stati condannati o sono a processo. Nonostante ciò il movimento riesce a intercettare tantissimi giovani. Ora più che in passato. E mostra una straordinaria capacità organizzativa. Figlia forse delle radici sabaude. Il recente «Festival dell’Alta Felicità» è stata la più imponente dimostrazione di vitalità di Askatasuna. A Venaus sono arrivate 40 mila persone. Molti alla loro prima volta. Attratti più che dalle battaglie No Tav, dalla voglia di «ribellarsi a uno Stato che reprime e uccide».

La macchina organizzativa
È vero che i giovani si adattano a tutto, ma non è facile gestire le sistemazioni in tenda, cucine da campo, servizi igienici. E poi dibattiti, eventi, concerti. Alla guida dell’imponente macchina organizzativa c’è un altro giovane, Michele Raffaele, 35 anni. È stato lui a coordinare artisti, maestranze e volontari. La fascinazione per la sua capacità organizzativa ha fatto breccia persino su qualche funzionario della Digos. «Se la mettesse al servizio di altre cause — confessa — potrebbe organizzare un giubileo o la tournée di una rockstar».
I finanziamenti
Non è comunque chiaro come sia stato finanziato il festival. «Paghi il cibo, il resto è gratis»: questa la formula per chi è arrivato a Venaus da tutta Italia e dall’estero. In più c’è stata la raccolta fondi online: appena seimila euro. Poca cosa rispetto a ciò che si è visto.
Altro giovane di Askatasuna è Stefano Millesimo, 27 anni. Megafono in mano è sempre in testa ai cortei e ha grande carisma e capacità di trascinare i ragazzi. Anche se c’è chi ritiene che dietro le quinte ci siano sempre i soliti nomi. Loro, giovani o vecchi, insistono: «Askatasuna non ha leader, siamo tutti sullo stesso piano».
L’ideologo
Restano comunque centrali figure come il filosofo Guido Borio, considerato l’ideologo del movimento. O Andrea Bonadonna e Giorgio Rossetto. Quest’ultimo con l’obbligo della sorveglianza speciale.
Con o senza leader un dato è certo: Askatasuna ha ormai fagocitato il movimento No Tav. Gli inquirenti ritengono che sia sua la regia della guerriglia di Chiomonte. Restando sempre nell’ombra. Il «blocco nero» è arrivato dall’estero, mentre a urlare «siamo tutti black bloc» sono stati i vecchi leader No Tav, come Nicoletta Dosio. In carcere c’è già stata e con i suoi 80 anni non teme più nulla. Di fatto Askatasuna rivendica «la vittoria di Chiomonte». E a distanza di una settimana replica. Sabato ci sarà un altro campo a Susa, al quale aderiscono molti gruppi anarchici. Anche loro marceranno sui cantieri della Tav, ma «solo per un’azione dimostrativa: battere sui cancelli». E ieri l’annuncio di un’altra iniziativa a settembre, a Torino, «contro il riarmo».
La politica
Dopo lo sgombero a dicembre dei locali occupati in corso Regina Margherita, Askatasuna sembra aver trovato nuova forza. Se prima la sua «pericolosità» era circoscritta all’immobile occupato, ora è attiva su più fronti. Per non dire che in passato disporre di un locale comunale dava al movimento una patina da «intruppati con le istituzioni», obbligandoli a essere un minimo dialoganti. Ora, invece, è come se fossero in clandestinità, e quindi più aggressivi. Col corollario dei costi per vigilare sull’immobile di corso Regina Margherita (5,5 milioni in sei mesi, secondo i sindacati) per evitare che venga nuovamente occupato.
Al momento nessuno riesce a intercettare Askatasuna. Neanche i partiti più a sinistra. Esponenti di Avs hanno tentato di aprire un ponte, ma al movimento la politica sembra non interessare. A parole, anzi, la detestano. Come detestano il politicamente corretto. Aska gira su altre frequenze, ma è più attiva che mai.
29 luglio 2026
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