Il tecnico del Besiktas: “La trattativa per Momo è congelata, per ora. Ho deciso di lasciare Bologna dopo Birmingham, ma la porto sempre nel cuore”

Per andare all’allenamento va dall’Europa all’Asia. L’hotel in cui vive a Istanbul è nella parte europea “ma credo che prenderò una casa nella zona asiatica, al di là del Bosforo, nei pressi del nostro centro sportivo. Devo averlo vicino: a Casteldebole ci mettevo un minuto e 40 secondi ad arrivare da casa; qui, l’altro giorno, 28 minuti. Devo stare sul pezzo, è il mio modo di lavorare. Comunque qui è super: l’altro giorno ho viaggiato da una sponda all’altra vedendo 5 delfini…”. Vincenzo Italiano e il Besiktas, Istanbul, città da favola, ma anche quell’addio al Bologna. “Sia chiaro: non ho detto addio al Bologna perché c’era il Napoli. Lo scriva pure”. Fatto. Si parte anche da qui. 

Il Besiktas: impatto forte e positivo, giusto? 

“Club top, con organizzazione super, un centro sportivo perfetto e un ambiente incredibile: spinge dal 1’, così caldo non l’avevo mai visto o vissuto. Esaltante. Stasera c’è la seconda gara col Midtjylland, poi se passiamo avremo un’altra gara e i playoff di Europa League. Ma se dovessimo uscire, entreremmo nei preliminari di Conference. Il club mi ha chiesto l’Europa, l’una o l’altra”. 

In gara-1 i tifosi si sono stupiti del suo essere tarantolato in panchina: that’s Italiano. Sorride. 

“Sono questo sì: finisco la gara quasi più stanco di alcuni giocatori. Non posso stare fermo. L’inizio qui mi ricorda molto quello di Bologna: squadra da completare, molti giovani in ritiro…”. 

Quindi vince anche lì al primo colpo, come la Coppa Italia?

“Magari. In campionato dobbiamo dare fastidio al Galatasaray che vince da quattro anni di fila. La squadra è forte, se riusciamo a prendere due-tre giocatori lo saremo ancora di più. Trossard? Super: arriva ai primi di agosto. Salah? Per ora è tutto congelato, per ora. Ma con noi c’è Kokcu, un grande capitano”. 

È vero che l’ha cercata anche il Benfica? 

“C’è stato un colloquio, sono stati leali nel dirmi che davanti a me c’era un tecnico portoghese”. 

Il Bologna ha fatto di tutto per tenerla: vero? 

“Confermo. Potevo benissimo continuare ma in alcune storie si va avanti e in altre no. Non c’era più l’impegno europeo, ed essendo abituato negli ultimi 5 anni a farlo, beh, era diventato importante per come sono fatto io. E poi diciamo che un mini-ciclo era giusto che si concludesse: l’aria nuova può fare bene a tutti”. 

Quindi non c’è stato il Napoli dietro all’addio? 

“Con De Laurentiis c’è sempre stata una stima reciproca. Si fanno delle scelte e loro hanno preso un grande allenatore. Ma confermo che non me ne sono andato da Bologna perché ero in parola col Napoli. È stata un decisione presa a prescindere”. 

Ma a quell’incontro a Roma ci andò? 

Pausa. “L’argomento è andato in prescrizione”. 

Quante volte ha detto no al Milan? Una o due? 

“Solo dopo la vittoria della Coppa Italia. Il mio primo trofeo ha creato un entusiasmo a Bologna e in me che avevo emozioni da non trascurare. Volevo riviverle e sono rimasto”. 

Quando ha deciso veramente di lasciare Bologna? 

“Quando siamo usciti dall’Europa, a Birmingham. Nella mia testa c’è sempre stato un Bologna europeo ma capito che non l’avremmo più fatta per quest’anno, beh, ho considerato il miniciclo chiuso”. 

Tra Bologna e Fiorentina (4 finali di cui una vinta) cos’ha imparato? 

“Ho conosciuto l’Europa ed è meravigliosa: ti misuri, non devi mollare un secondo, non c’è mai una gara facile. Fiorentina e Bologna mi hanno dato la possibilità di farmi conoscere e quindi pure di venir chiamato da una big come il Besiktas. La Fiorentina di oggi? Non è più la ‘mia’ Fiorentina, mancano tre persone che per me erano cardini”. 

Quanti giocatori ha cercato del Bologna? Orsolini e Lucumi? 

“Niente nomi: diciamo uno o due”. 

Domenico Tedesco l’ha chiamata? 

“No, e condivido: non l’ho mai fatto nemmeno io perché si rischia di farsi dei preconcetti con l’esperienza degli altri. A lui dico che sta lavorando con un gruppo fantastico e con una straordinaria cultura del lavoro, valore supremo”. 

A Bologna, Italiano è rimasto dentro: e viceversa?

“Totalmente. A volte chiudo gli occhi e mi vedo sulle spalle di Govo (Govoni, ndr) a guardare i trentamila dell’Olimpico dopo la vittoria sul Milan. Ai tifosi dico che mi sono rimasti dentro e addosso. Tatuaggi non ne faccio, ma la Coppa Italia me la tatuerei davvero se fossi il tipo. Siamo stati al cinema”. 

Castro è della Roma, Dovbyk del Bologna: lo voleva anche lei l’ucraino a gennaio, giusto? 

“Un grande attaccante: sì, ci avevamo fatto un pensiero. Per Santi sono contento: generosità e talento, saprà far bene, ha fame”. 

Orsolini non ha ancora rinnovato… 

“Spero lo faccia presto: uno che incide così meglio non vederlo andare via. Io non vedo un Bologna senza Orso ma anche un Orso senza Bologna”. 

La prossima Serie A, al netto del mercato? 

“Il Milan ha preso un allenatore forte, ma vedo l’Inter ancora in testa, il Napoli a ruota e secondo me Gasp non ha ancora finito di stupire…”. 

È vero che le dà un po’ fastidio quando dicono che Italiano è un allenatore giovane, nel senso di ancora inesperto?

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“Macché, mai stato un problema. Mica sono vecchio, poi…”.