L’ex membro Uefa nel Consiglio Fifa: “La presenza di Trump è inopportuna, è stata superata la linea della tollerabilità”

Per quasi un decennio Evelina Christillin è stata membro Uefa all’interno del Consiglio Fifa. Prima donna europea a ricoprire l’incarico. Ai due mandati (dal 2016 al 2025) poteva seguirne un terzo, ma ha scelto di chiudere qui. Il suo resta un punto di vista privilegiato sugli eventi del momento. 

L’ultimo: un mondiale privato destinato a potenziali investitori esterni. Come si combatte? 

“La Uefa ha una struttura forte al cui interno regna un’unità consolidata. Serve un boicottaggio. Prima ancora del principio, è sbagliatissimo il modo. Nessun rappresentante di confederazioni, federazioni, stakeholders, è stato precedentemente consultato. Ed è lo stesso metodo usato per annunciare il Mondiale a 64 squadre, sempre che possa verificarsi. Ora questo passo ulteriore: offrire venti milioni ai paesi che accetteranno l’operazione entro il 19 settembre, altrettanti se l’affare si compirà con almeno cento adesioni. Per rispondere alla domanda: si combatte con le nostre armi: valore, prestigio, seguito. Un Mondiale senza squadre europee, che Mondiale sarebbe? Di certo non attirerebbe investitori”. 

I soldi, si capisce, sono al centro della questione. Il calcio può davvero essere comprato? 

“Faccio un esempio che ho studiato. Prendiamo il budget di una piccola Federazione qualunque, la Costarica: ha un fatturato di tredici milioni all’anno, così ne vedrebbe arrivare quaranta in un colpo solo. Allo stesso modo potrebbero ingolosire altre piccole federazioni. Nella Fifa vale il principio di “una federazione, un voto” tra 211 membri ma, se venissero meno le 55 federazioni Uefa, il Mondiale si ritroverebbe privo di gran parte delle nazionali più rappresentative. Uno non varrebbe più uno. Sei delle otto formazioni arrivate ai quarti dell’ultimo torneo sono europee, la vincitrice anche. Ripeto: che appeal avrebbe per un investitore una competizione simile?”. 

A proposito, chi sarebbero i potenziali finanziatori? 

“Oltre alla solita JP Morgan, la banca della Superlega, sarebbero finanziatori esterni di cui non si sa nulla. C’è una mancanza di trasparenza totale. I progetti vanno condivisi, illustrati, spiegati, non fatti calare dall’alto sventolando la bandiera del dollarone. Non può e non deve succedere. Ma oltre il metodo, c’è il cuore della questione: il calcio non può essere mercificato”. 

C’è anche rischio che una quantità ingente di fondi esca dal sistema? 

“Faccio il paragone con Uefa, una realtà che conosco benissimo. Uefa ed Efc, l’ex Eca, hanno una società che si occupa della gestione dei diritti tv e sponsor, divisa al 50%. Ma sono tutti soldi che restano all’interno. Con la vendita delle quote, non sai chi sarebbero investitori e destinatari dei ricavi. Se distribuisci risorse al di fuori poi non sai chi saranno i tuoi padroni. L’Uefa lo ha ribadito in due diversi comunicati: noi non siamo in vendita”. 

Altro tema è quello dell’ingerenza politica. Di nuovo, come si ferma? 

“Mai visto una cosa simile neanche ai tempi della presidenza Blatter. Già i due precedenti Mondiali in Russia e Qatar avevano evidenziato gli ottimi rapporti di Infantino con Putin e l’emiro Al Thani. Ora si è addirittura andati oltre: la presenza ingombrante di Trump, lo stesso Infantino con il cappello ‘Maga’, l’operazione in questione che coinvolgerebbe il genero di Donald. È inopportuno: come ha sottolineato l’Uefa è stata oltrepassata la linea della tollerabilità, i buoni rapporti con il paese ospitante. L’Europa può solo dire: non gioco, me ne vado. L’Uefa è imbufalita”. 

Nel comunicato dell’Uefa c’è un passaggio netto: “La Fifa non può continuare a usare il nostro sport per arricchire se stessa e i propri amici”. Linea rossa varcata di nuovo? 

“Come nel caso della Superlega c’è stato anche un altro clamoroso errore: trascurare chi non ha voce ma che dovrebbe averla, i tifosi. Qui si tratta di svendere i valori del calcio, dello sport e del fair play al miglior offerente. Infantino è un abile avvocato e non si farà mettere i bastoni tra le ruote da questioni statutarie. Ma non sono clausole o regole che devono impedirlo, è un tema di opportunità. La Fifa ha dei soci, dei partner e non puoi prescindere dal contesto. Porsi in questo modo è pericoloso, vengono trascurate le regole più basiche ed elementari dell’associazionismo. Quindi sì, si parla di nuovo del superamento della famosa linea rossa”. 

Come si può, a suo avviso…tornare indietro? 

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“Non si può. È successo la prima volta quando Trump ha rivendicato la propria ingerenza nel caso Balogun: mai il confine era stato valicato, mai c’erano stati interventi sul gioco da una persona esterna al campo. Fa bene l’Uefa di Ceferin ad alzare gli scudi, gli epidosi sono troppi”. Uno di questi è il precedente dell’arbitro somalo Omar Artan escluso dai Mondiali dopo essere stato respinto all’arrivo negli Stati Uniti. L’Uefa lo ha designato per la prossima Supercoppa Europea, Salisburgo. Evelina Christillin ci sarà.