L’anziano ostile alla tecnologia, incapace o non interessato a usarla, è uno stereotipo che potrebbe nascondere una realtà molto più complessa. Uno studio italiano pubblicato su BMC Health Services Research ha analizzato le risposte di 2.073 persone con almeno 65 anni residenti nelle aree interne e remote di Toscana, Lombardia, Veneto e Calabria. Il questionario, compilato su carta nel 2022, chiedeva ai partecipanti se ritenessero che la tecnologia potesse aiutarli a controllare meglio la salute, se utilizzassero già applicazioni, sensori o smartwatch e se fossero disposti a sperimentare nuovi strumenti. Attraverso un modello statistico, i ricercatori hanno individuato due profili, caratterizzati rispettivamente da maggiore e minore fiducia nella sanità digitale. Circa il 61% del campione è stato inserito nel gruppo più fiducioso, suggerendo che la diffidenza non sia necessariamente l’atteggiamento dominante neppure tra gli anziani che vivono lontano dai grandi centri sanitari.
Il dato più interessante emerge confrontando ciò che gli intervistati pensano con quello che fanno concretamente. Il 58% riteneva che la tecnologia potesse essere utile per controllare le proprie condizioni di salute e quasi il 70% si dichiarava disposto a provare nuovi strumenti. Eppure soltanto il 17% utilizzava già applicazioni, sensori, dispositivi indossabili o altre tecnologie sanitarie. La disponibilità verso il digitale appare quindi molto più diffusa del suo utilizzo reale. Nel modello, chi si diceva pronto a sperimentare nuovi strumenti aveva il 95% di probabilità di appartenere al gruppo con maggiore fiducia. Al contrario, il semplice fatto di non usare già questi dispositivi non bastava a identificare una persona diffidente: molti non utilizzatori li consideravano comunque utili e dichiaravano di volerli provare. La fiducia, insomma, potrebbe precedere l’adozione e rimanere inespressa quando mancano occasioni, servizi o condizioni favorevoli per trasformarla in comportamento.
È proprio in questa distanza che potrebbe nascondersi il vero ostacolo. Accettare in teoria una televisita o un dispositivo per controllare pressione e glicemia non significa disporre di una connessione adeguata, conoscere il servizio, riuscire ad attivarlo o avere qualcuno a cui chiedere aiuto. Una piattaforma può risultare troppo complessa, un’applicazione poco leggibile, l’autenticazione macchinosa o il dispositivo economicamente inaccessibile. Nelle aree remote possono aggiungersi una minore disponibilità dei servizi e infrastrutture digitali insufficienti. Il problema, quindi, potrebbe non essere convincere gli anziani che la sanità digitale sia utile, ma accompagnarli nel passaggio dalla disponibilità all’uso. Nello studio, età, sesso e presenza di malattie croniche non erano associati in modo statisticamente significativo alla classe di fiducia; l’istruzione mostrava soltanto un’associazione al limite della significatività. Sono risultati che invitano a spostare l’attenzione dall’età anagrafica alle competenze, alla semplicità degli strumenti e alla capacità del sistema sanitario di offrire assistenza anche durante l’accesso digitale.

La ricerca non dimostra però che gli anziani italiani utilizzerebbero automaticamente la telemedicina qualora fosse disponibile, né misura benefici clinici come riduzione dei ricoveri, migliore controllo delle malattie o maggiore aderenza alle terapie. Lo studio riguarda persone residenti a domicilio in specifiche aree di quattro regioni e i risultati non possono essere estesi a tutti gli over 65, agli anziani istituzionalizzati o a chi vive nelle città. Inoltre, la fiducia non è stata misurata direttamente con una scala psicometrica validata, ma ricostruita indirettamente a partire da tre domande su utilità, utilizzo e disponibilità futura. Il questionario risale infine al 2022, mentre strumenti e servizi digitali continuano a cambiare rapidamente. Il messaggio più solido non è che il divario digitale sia stato superato, ma che attribuirlo soltanto alla diffidenza degli anziani rischia di farci cercare la soluzione nel posto sbagliato. Perché la telemedicina funzioni servono tecnologie accessibili, formazione, supporto umano e servizi realmente presenti: non basta aprire una porta digitale se poi nessuno aiuta le persone ad attraversarla.
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Vandelli A., Bertarelli G., Vainieri M. Trust in digital health among older adults in remote areas of Italy: a latent class analysis. BMC Health Services Research, 2026. Pubblicato online il 30 luglio 2026. DOI: 10.1186/s12913-026-15221-7.

