Un piccolo dispositivo applicato sulla pelle, privo di batterie e di principi farmacologici, potrebbe contribuire a ridurre alcune forme di dolore cronico e a migliorare il controllo posturale. Equistasi, tecnologia indossabile già studiata soprattutto nella malattia di Parkinson, nella sclerosi multipla e nei disturbi dell’equilibrio, oggi valutata anche contro lombalgia e dolore radicolare lombo-sacrale.

Definirla semplicemente una terapia con “nanoparticelle”, tuttavia, può generare un equivoco. Il dispositivo non introduce nanoparticelle nel corpo, non effettua iniezioni e non libera medicinali.

È costituito da materiali tecnologici che reagiscono alle sollecitazioni meccaniche e al calore corporeo producendo microvibrazioni localizzate, impercettibili o appena percepibili, destinate a stimolare i recettori della pelle, dei muscoli e delle articolazioni.

L’obiettivo non è eliminare direttamente un’ernia del disco o liberare una radice nervosa compressa, ma modulare la propriocezione, il tono muscolare, il controllo posturale e, secondo alcune ricerche, anche la percezione del dolore.

Che cos’è Equistasi

Equistasi è classificato come dispositivo medico indossabile e viene proposto come stabilizzatore propriocettivo. È una piccola placca flessibile che viene applicata in punti stabiliti dal medico o dal fisioterapista attraverso cerotti adesivi.

Il dispositivo non contiene:

farmaci;

batterie;

circuiti elettronici alimentati;

sostanze destinate a essere assorbite dalla pelle.

La tecnologia sfrutta un materiale nanostrutturato capace di trasformare parte delle sollecitazioni termiche e meccaniche dell’organismo in vibrazioni focali di intensità molto bassa.

Queste vibrazioni stimolerebbero i recettori propriocettivi, cioè quei sensori che informano continuamente il cervello sulla posizione del corpo, sulla tensione dei muscoli e sul movimento delle articolazioni.

La definizione più corretta è quindi dispositivo di microvibrazione focale basato su nanotecnologia, non terapia mediante nanoparticelle introdotte nell’organismo.

Perché potrebbe agire sul dolore

Il dolore cronico non dipende sempre soltanto dalla presenza di una lesione anatomica. Con il passare del tempo possono intervenire:

contratture muscolari;

rigidità e movimenti di compenso;

alterazione della postura;

maggiore sensibilità delle vie nervose;

sensibilizzazione centrale;

paura del movimento;

riduzione dell’attività fisica.

La microvibrazione focale potrebbe aumentare gli stimoli non dolorosi provenienti dalla pelle e dai muscoli, interferendo con la trasmissione del segnale doloroso e modificando alcuni circuiti sensomotori.

Il meccanismo viene ricondotto anche al principio del “gate control”: stimoli tattili e propriocettivi possono modulare, a livello del midollo spinale e del sistema nervoso centrale, la quantità di informazione dolorosa che raggiunge il cervello.

Non si tratta quindi di una riparazione immediata del disco intervertebrale o del nervo sciatico. L’effetto eventualmente ottenuto è soprattutto funzionale e neuromodulatorio.

Lo studio sul dolore cronico

Una ricerca pubblicata tra il 2023 e il 2024 ha valutato l’impiego della microvibrazione focale con Equistasi in persone affette da dolore cronico di diversa origine.

Gli autori hanno osservato una possibile riduzione dell’intensità del dolore e un miglioramento di alcuni parametri funzionali, concludendo che la microvibrazione potrebbe essere utilizzata come strumento complementare insieme alle altre terapie. Lo studio non dimostra, però, che il dispositivo possa sostituire in tutti i pazienti farmaci, riabilitazione o interventi necessari. Le dimensioni del campione e il disegno sperimentale impongono cautela nell’interpretazione.

La sperimentazione sulla sciatalgia cronica

È stato registrato anche uno studio clinico randomizzato dedicato specificamente al dolore radicolare lombo-sacrale cronico, cioè al dolore che dalla schiena si irradia alla gamba per sofferenza di una radice nervosa.

Il protocollo prevede il confronto tra microvibrazione focale e terapia antalgica standard, con l’obiettivo di valutare intensità del dolore, consumo di farmaci e recupero funzionale. Il registro internazionale indicava un arruolamento previsto di 150 persone, ma al momento della più recente consultazione lo stato dello studio risultava non ancora avviato o non aggiornato. Non sono quindi disponibili risultati conclusivi su efficacia e sicurezza nella sciatalgia cronica.

Può curare un’ernia del disco?

No. Equistasi non fa rientrare meccanicamente un’ernia, non allarga il canale vertebrale e non elimina una stenosi.

Può essere eventualmente preso in considerazione come trattamento complementare per:

modulare il dolore;

ridurre alcuni compensi muscolari;

migliorare la percezione del corpo;

facilitare il movimento;

accompagnare un programma riabilitativo.

Prima di utilizzarlo è necessario capire la causa della sciatalgia. Il dolore lungo la gamba può derivare da ernia del disco, stenosi, spondilolistesi, infiammazione radicolare, problemi dell’anca, sindrome del piriforme o, più raramente, infezioni e neoplasie.

Un dispositivo antalgico non deve quindi ritardare la diagnosi della patologia sottostante.

Non sempre “senza farmaci” significa senza altre cure

Il trattamento moderno del mal di schiena tende a essere multimodale. Nelle forme non complicate comprende soprattutto:

mantenimento graduale dell’attività;

esercizio terapeutico;

fisioterapia personalizzata;

educazione posturale;

controllo del peso;

recupero della forza e della mobilità;

interventi sui fattori psicologici e occupazionali.

Equistasi potrebbe essere inserito in questo percorso come ausilio aggiuntivo, non necessariamente come unica terapia.

Nella sciatalgia con compressione importante del nervo possono essere necessari farmaci, infiltrazioni o chirurgia. La scelta dipende dalla durata del dolore, dalla causa, dai deficit neurologici e dalla risposta ai trattamenti conservativi.

Quando rivolgersi urgentemente al medico

È necessaria una valutazione rapida quando il mal di schiena o la sciatalgia si associano a:

debolezza progressiva della gamba o del piede;

perdita di sensibilità nella zona genitale o perineale;

difficoltà a urinare o incontinenza;

perdita del controllo intestinale;

febbre;

trauma importante;

storia di tumore;

dimagrimento inspiegato;

dolore notturno continuo;

osteoporosi o terapia prolungata con cortisonici.

In presenza di questi segnali non è opportuno tentare autonomamente trattamenti posturali o dispositivi antalgici.

Equistasi è a carico del Servizio sanitario nazionale?

Non è automaticamente gratuito in tutta Italia

La fornitura attraverso il Servizio sanitario nazionale non è uniforme né automatica. Il semplice fatto che Equistasi sia un dispositivo medico registrato non significa che sia sempre rimborsabile.

Il Ministero della Salute ricorda che l’assistenza protesica richiede una prescrizione specialistica e segue procedure gestite dalle Regioni e dalle aziende sanitarie. L’accesso dipende dall’inclusione del dispositivo o di una categoria equivalente nei percorsi regionali, dall’esistenza di una disabilità riconosciuta e dall’autorizzazione della ASL.

Secondo le informazioni pubblicate dal produttore, forniture sono state autorizzate in alcune aziende sanitarie di Toscana, Veneto, Campania, Lazio e Puglia. Si tratta però di autorizzazioni territoriali e di casi valutati dalle singole ASL, non di un diritto generalizzato valido automaticamente per ogni paziente italiano.

Per quali patologie è più probabile la fornitura

Le esperienze di fornitura pubblica riguardano soprattutto persone con menomazioni neurologiche o motorie riconosciute, per esempio:

malattia di Parkinson;

sclerosi multipla;

atassie;

disturbi dell’equilibrio;

disabilità posturali e motorie documentate.

Per il solo mal di schiena o per una sciatalgia episodica la fornitura gratuita è meno probabile, perché il dispositivo non risulta una prestazione standard nazionale specificamente garantita per queste condizioni.

Una lombosciatalgia cronica associata a disabilità certificata può comunque essere sottoposta alla valutazione dello specialista e dell’Ufficio protesi. La decisione resta della ASL.

Come richiederlo alla ASL

1. Rivolgersi al medico di famiglia

Il primo passaggio è chiedere una visita specialistica pubblica, generalmente presso: fisiatria, neurologia, ortopedia, terapia del dolore, medicina fisica e riabilitativa. Il medico di famiglia non è normalmente sufficiente per autorizzare direttamente l’ausilio, ma può prescrivere la visita e raccogliere la documentazione clinica.

2. Effettuare una visita con uno specialista del SSN

La prescrizione deve provenire, quando richiesta dalla procedura protesica, da uno specialista dipendente o convenzionato con il Servizio sanitario nazionale e competente per la patologia. Una prescrizione effettuata esclusivamente durante una visita privata potrebbe non essere accettata dall’Ufficio protesi.

Lo specialista deve indicare: diagnosi; disabilità o menomazione funzionale; motivazione clinica; obiettivi del trattamento; modalità di applicazione; durata di utilizzo; eventuali controindicazioni; integrazione con il programma riabilitativo.

3. Farsi rilasciare il piano riabilitativo

Il solo nome commerciale del dispositivo può non essere sufficiente. È opportuno che lo specialista rediga un vero programma terapeutico-riabilitativo, spiegando perché l’ausilio è necessario e quali risultati funzionali si intendono ottenere.

4. Presentare la domanda all’Ufficio protesi

La richiesta deve essere presentata all’Ufficio assistenza protesica, Ufficio ausili o Ufficio invalidi della propria ASL di residenza. Secondo la procedura descritta per le ASL che hanno già autorizzato il dispositivo, vengono generalmente richiesti: modulo di domanda della ASL; documento di identità; tessera sanitaria; certificato di invalidità civile; prescrizione dello specialista del SSN; diagnosi e documentazione clinica; programma riabilitativo; eventuale preventivo del fornitore.

5. Attendere l’autorizzazione

L’Ufficio protesi valuta: appropriatezza clinica; collegamento tra ausilio e disabilità; presenza dei requisiti amministrativi; disponibilità di una categoria prevista dal nomenclatore; possibilità di acquistare il dispositivo mediante gara o procedura individuale; eventuale necessità di una valutazione multidisciplinare.

Il produttore riferisce che, nelle procedure da esso descritte, la ASL dovrebbe pronunciarsi entro venti giorni. Questo termine non va però considerato automaticamente identico in tutte le Regioni e per ogni tipo di pratica: è necessario chiedere conferma direttamente alla propria azienda sanitaria.

6. Collaudo e controllo clinico

Dopo la consegna può essere richiesto un collaudo da parte dello specialista prescrittore, che deve verificare: corrispondenza con quanto autorizzato; corretto posizionamento; tollerabilità; efficacia funzionale; necessità di proseguire o modificare il trattamento.

Cosa chiedere concretamente allo sportello

La domanda più utile non è soltanto “Equistasi è mutuabile?”, ma: “L’ASL autorizza dispositivi di microvibrazione focale o stabilizzatori propriocettivi nell’ambito dell’assistenza protesica? Per quali diagnosi, con quale codice e con quale procedura?”

È importante chiedere inoltre: quali specialisti aziendali sono abilitati alla prescrizione; se serve il riconoscimento dell’invalidità; se è necessario un piano riabilitativo individuale; se il dispositivo viene acquistato direttamente dalla ASL; se occorre presentare più preventivi; se sono previste prove preliminari; se esiste una commissione per dispositivi non inclusi esplicitamente nel nomenclatore.

Il punto scientifico

Equistasi rappresenta una tecnologia interessante perché cerca di agire sul dolore e sul controllo motorio senza somministrare farmaci. Le evidenze più consistenti riguardano per ora l’equilibrio e la riabilitazione neurologica, soprattutto nella malattia di Parkinson. Una valutazione dell’Azienda USL di Bologna ha descritto il dispositivo come stabilizzatore propriocettivo e ha analizzato i dati disponibili sul cammino e sul rischio di caduta nei pazienti con Parkinson.

Per lombalgia e sciatalgia i dati sono ancora limitati. Esiste un segnale favorevole sul dolore cronico ed è stato progettato uno studio specifico sul dolore radicolare lombo-sacrale i cui risultati sono ancora in revisione in letteratura.

Le microvibrazioni focali di Equistasi potrebbero contribuire a ridurre il dolore e migliorare la funzione del tono posturale in alcuni pazienti, come parte di un percorso medico e riabilitativo personalizzato. La fornitura da parte del SSN è possibile in alcune ASL e soprattutto in presenza di disabilità neurologiche o motorie documentate, ma deve essere autorizzata caso per caso. Il percorso concreto parte dal distretto sanitario della propria ASL e dall’Ufficio assistenza protesica, dopo una valutazione fisiatrica o neurologica effettuata nel SSN.