di
Antonio Andreotti e Tommaso Moretto

La famiglia era in una spiaggia lungo il fiume con amici. La figlia di sei anni era entrata in acqua per recuperare un pallone insieme all’amica di 10. L’uomo le ha salvate ma la corrente lo ha trascinato

Una gita per prendere il sole lungo il Po finita male. Dalle 14.30 circa di giovedì pomeriggio i vigili del fuoco sono impegnati nelle ricerche di un moldavo di 36 anni residente a Bologna, disperso nelle acque del «Grande Fiume» nella zona golenale di Calto, nella parte occidentale del Polesine.

La gita sul Po

Secondo alcune testimonianze l’uomo ieri pomeriggio era a Calto con la moglie, la figlia di sei anni e una famiglia di connazionali, anche loro di Bologna: avevano scelto una delle grandi spiagge naturali formatesi a causa della siccità che sta interessando il fiume. La figlia di 10 anni degli amici sarebbe entrata in acqua per recuperare una palla, subito seguita dalla bimba del 36enne. A quel punto il moldavo si sarebbe accorto che erano incapaci di tornare a riva a causa della forte corrente e si è gettato nel Po per soccorrere le due bambine. Dopo esser riuscito a mettere in salvo prima la figlia e poi l’altra bambina il 36enne, evidentemente stremato dallo sforzo, non è più riemerso.



















































I soccorsi

Sul posto sono stati impegnati i vigili del fuoco del distaccamento altopolesano di Castelmassa, supportati dall’elicottero del Reparto volo di Bologna, che ha trasportato sul luogo dell’intervento due sommozzatori per una prima fase delle ricerche. Lungo il Po sono intervenuti anche i sommozzatori del nucleo regionale dei vigili del fuoco da Mestre, che hanno proseguito le operazioni di ricerca in acqua fino al tramonto. Presenti anche il personale del Suem 118 e i carabinieri della Compagnia di Castelmassa. Il fiume non è certo più sicuro durante i periodi di secca; anzi diventa ancora più insidioso proprio perché genera questa falsa percezione in chi vi entra a nuoto o chi cade da un’imbarcazione senza i dispositivi previsti. Il primo fattore, indiretto, di pericolo, sono gli ampi banchi di sabbia (i cosiddetti «spiaggioni» )che, come nel caso di ieri a Calto, si formano nei periodi di siccità e che attirano molte persone. Poi c’è il fattore fiume in sé: le correnti subacquee rimangono forti e imprevedibili, e diventano ancora più pericolose in presenza delle cosiddette buche del Po, improvvisi sprofondamenti di diversi metri del fondale. C’è poi lo choc termico, con l’acqua che diventa sempre più fredda man mano che ci si allontana dalla riva e che causa notevoli impedimenti fisici.

Il divieto di balneazione e i precedenti

Lungo i 650 chilometri del Po vige divieto di balneazione, ben noto a chi vive in Polesine, meno a chi non è del posto e lo frequenta poco. Tant’è che negli anni scorsi i precedenti di persone straniere annegate d’estate nel tratto polesano del Po, anche se in secca, durante delle nuotate o delle gite in barca, purtroppo non mancano. Nel giugno 2006 un 31enne austriaco di Weppersdorf, Michael Schuh, annegò a Occhiobello, proprio con il fiume in secca, mentre stava svolgendo attività di pescasportiva su una barca. Nell’agosto 2007 Hu Jinshui, un ragazzo cinese di 17 anni, residente a Milano e in vacanza a Polesella dagli zii, durante una nuotata annegò nel tratto di Po che si affaccia sulla spiaggetta attrezzata «Cannon» del comune polesano. Un punto molto pericoloso, dato che lì il corso d’acqua arriva anche ad essere profondo una quindicina di metri tanto da essere chiamato la «buca» ed è contraddistinto da forti correnti.


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30 luglio 2026 ( modifica il 30 luglio 2026 | 21:01)