Un atto dovuto: le norme che hanno consentito al ministro della Giustizia Carlo Nordio di «tenersi» le carte della Corte penale internazionale su Osama Njeem Almasri, per il quale era stato emesso un mandato di arresto per crimini contro l’umanità e crimini di guerra, sono state dichiarate incostituzionali. Una decisione che Nordio aveva anche rivendicato. E ora, a un anno e mezzo dall’arresto del generale a Torino e dal rapidissimo rimpatrio su un volo dei servizi in Libia, il ministro della Giustizia ha trasmesso alla Procura generale gli atti d’accusa, senza i quali non è stata possibile la convalida dell’arresto. Una vicenda che ha generato un’inchiesta, con la richiesta di processo per i ministri (oltre Nordio anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano) e una crisi diplomatica. La vicenda è stata al centro di polemiche per mesi. Per i giudici costituzionali, il Guardasigilli doveva «immediatamente trasmettere al procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma le richieste di cooperazione della Corte penale internazionale», altrimenti avrebbe dovuto comunicare alla stessa Corte d’appello «la dichiarazione motivata di non dare corso a tali richieste per l’esigenza di tutela di principi costituzionali preminenti». Ieri, intanto, Nordio ha incassato la solidarietà dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dagli esponenti dell’intero arco costituzionale per la scritta con vernice rossa apparsa su un muro della Capitale, in via Portuense, «Nordio ti metto dentro una R4», con accanto una stella a cinque punte e la sigla delle Br. Parole che riportano alla mente la Renault 4 rossa nella quale il 9 maggio 1978 fu ritrovato il corpo di Aldo Moro. 

ATTO DOVUTO

La procura generale adesso esaminerà quegli atti, ma l’ex comandante si trova nel carcere di Mitiga, in Libia da gennaio 2025. Ben diverso, però, il peso politico della trasmissione degli atti. All’epoca il Guardasigilli, difendendo l’operato del governo, aveva rivendicato di non fare «da passacarte». Ed è questo il motivo per il quale, senza nascondere l’irritazione, fonti di governo fanno ora notare che la sentenza della Consulta a tanto ridurrebbe la sua funzione. Non solo. La decisione di inviare il fascicolo è arrivata dopo due giorni di valutazioni ai massimi livelli del governo. Proprio martedì Nordio è stato a Palazzo Chigi per un colloquio, durato circa due ore, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Un’occasione, era poi trapelato, per un focus sulle carceri. Ma alla luce di quanto è avvenuto poche ore dopo non si può affatto escludere che in quelle due ore si sia parlato, ampiamente, anche del capitolo Almasri. 

LA POLEMICA

Intanto le opposizioni partono all’attacco dopo i nuovi risvolti sulla vicenda del generale libico. «Alla fine avevamo ragione noi – tuona Nicola Fratoianni di Avs – Abbiamo sempre avuto ragione: Nordio doveva trasferire subito le carte in Procura per l’arresto del criminale libico. Un ministro che mente spudoratamente al Parlamento in un Paese normale dovrebbe dimettersi un minuto dopo». Sulla stessa scia Angelo Bonelli: il Guardasigilli «è stato smascherato – afferma – Per mesi ha difeso l’indifendibile, rivendicato poteri che non aveva e raccontato al parlamento una versione falsa per coprire una delle pagine più vergognose di questo governo». Per Bonelli, «un ministro smentito in questo modo dalla Corte costituzionale non può restare al suo posto. Si dimetta» attacca. 
 


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