Con l’arrivo del caldo e dell’umidità aumenta la presenza delle zecche e, di conseguenza, anche gli accessi ai Pronto Soccorso della provincia di Belluno. Tra escursionisti, residenti e turisti, sono sempre di più le persone che si rivolgono agli ospedali per la rimozione del parassita o per il timore di aver contratto patologie come il morbo di Lyme o la Tbe, l’encefalite trasmessa da zecca.
Il fenomeno è stato uno dei temi affrontati nel corso dell’incontro tra il direttore generale dell’Ulss 1 Dolomiti, Achille Di Falco, e i direttori dei quattro Pronto Soccorso della provincia, chiamati a fare il punto sull’attività dei reparti e sulle principali criticità del periodo estivo.
Tra giugno e settembre il Pronto Soccorso di Pieve di Cadore registra ogni giorno tra i 10 e i 20 interventi per la rimozione di zecche, come spiega il direttore Enzo Chemello. Numeri significativi anche all’ospedale di Agordo, dove il primario Stefano Gasperin riferisce di 5-7 accessi quotidiani legati alla presenza del parassita.
Molti utenti, spiegano i sanitari, arrivano in ospedale con la zecca ancora attaccata alla pelle oppure chiedono assistenza perché, dopo un tentativo di rimozione, è rimasto sottocute il rostro del parassita. Si tratta di una situazione che interessa sia i residenti sia i numerosi turisti che frequentano la montagna durante la stagione estiva.
Anche il Pronto Soccorso di Feltre sta valutando l’attivazione di un percorso dedicato per i pazienti che si presentano esclusivamente per l’estrazione della zecca, con l’obiettivo di gestire in modo più efficace questo tipo di accessi.
I dati epidemiologici confermano una presenza costante delle patologie trasmesse dalle zecche nel territorio bellunese. Nel 2025 sono stati registrati 15 casi di malattia di Lyme, mentre nei primi sei mesi del 2026 i casi sono stati tre.
Per quanto riguarda la Tbe (Tick-Borne Encephalitis), i numeri risultano più elevati. Lo scorso anno sono stati segnalati 24 casi, alcuni dei quali con complicazioni cliniche, mentre nel 2026 se ne contano già sette.
Tra gli episodi che hanno richiamato l’attenzione sul problema figura quello di un allenatore di basket ricoverato in terapia intensiva alla fine di giugno, oltre al decesso, avvenuto sempre nello stesso mese, di un uomo di 80 anni, già affetto da altre patologie, dopo le complicanze conseguenti al morso di una zecca.
L’incontro tra la direzione dell’Ulss e i responsabili dei Pronto Soccorso è stato anche l’occasione per analizzare l’andamento complessivo degli accessi alle strutture di emergenza della provincia.
Secondo i dati illustrati, circa due pazienti su tre vengono classificati al triage con codice bianco, mentre sommando anche i codici verdi si arriva al 75% degli accessi caratterizzati da una bassa priorità assistenziale, ovvero situazioni che non rientrano nell’ambito dell’emergenza-urgenza.
Il direttore generale Achille Di Falco ha ribadito la necessità di indirizzare i codici bianchi verso percorsi assistenziali più appropriati, indicando nelle Case della Comunità uno dei principali punti di riferimento per la gestione dei bisogni sanitari non urgenti.
Particolare attenzione viene riservata anche ai pazienti cronici, che rappresentano una quota significativa degli accessi classificati come codice bianco. L’obiettivo dell’azienda sanitaria è quello di alleggerire il carico dei Pronto Soccorso, favorendo una presa in carico più adeguata attraverso la rete territoriale e il coinvolgimento della medicina generale.
“Appropriatezza” è la parola chiave indicata dalla direzione dell’Ulss 1 Dolomiti, che punta a un utilizzo più efficiente delle risorse sanitarie disponibili, rafforzando la collaborazione tra ospedali, Case della Comunità e medici di medicina generale.
Nel frattempo, con il proseguire della stagione estiva e l’intensificarsi delle attività all’aria aperta, resta alta l’attenzione sul fenomeno delle zecche, con i Pronto Soccorso della provincia che continuano a registrare ogni giorno numerosi interventi legati ai morsi del parassita e alle possibili complicanze sanitarie.