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Viviana Mazza, nostra corrispondente da New York
Il gruppo palestinese non sembra disposto a rinunciare alle armi se l’esercito di Tel Aviv nona lascia Gaza. Ma Israele non vuole fare concessioni»
Gli Stati Uniti hanno annunciato di avere raggiunto un accordo con Hamas per il disarmo e il trasferimento del controllo politico e militare di Gaza ad un governo tecnico palestinese (il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza), ma l’accordo richiede che Hamas e Israele facciano una serie di difficili passi nei prossimi sette-otto mesi.
In un briefing con i giornalisti, un funzionario americano ha spiegato che il gruppo palestinese deporrà le armi in cambio di un eventuale ritiro dello Stato ebraico dalla Striscia. Un membro di Hamas, Ghazi Hamad, ha confermato a Al Jazeera che dopo «difficili» negoziati si è giunti a un accordo, ma ha anche affermato che il gruppo palestinese non farà «alcun passo riguardo al disarmo prima che Israele si ritiri dalla Striscia di Gaza». Alcuni media israeliani hanno citato fonti ufficiali israeliane che suggeriscono di non essere pronte ad accettare il ritiro da alcuna parte di Gaza fino al totale disarmo di Hamas. E anche le parole di Trump su Truth sembrano suggerire il ritiro israeliano solo dopo il completo disarmo dei nemici.
Il presidente americano lo ha descritto su Truth come «un accordo STORICO per il COMPLETO DISARMO di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza. Un passo monumentale verso PACE e SICUREZZA durature». Trump ha parlato di disarmo di Hamas in diverse fasi, con un graduale ritiro di Israele che verrebbe sostituito da una forza di stabilizzazione internazionale che lavorerà in collaborazione con una nuova polizia palestinese.
Poco dopo, nel briefing, un funzionario Usa ha detto ai giornalisti che Hamas ha accettato questa “roadmap”, dando il suo assenso attraverso mediatori egiziani dopo un mese di negoziati che hanno coinvolto anche Turchia e Qatar. Il funzionario ha aggiunto che non c’è nulla di diverso da quanto già accettato da Israele quasi un anno fa nel piano in 20 punti: «Non stiamo chiedendo a Israele di accettare nient’altro che il piano in 20 punti al quale ha già aderito all’inizio, e siamo perciò molto sicuri che lo farà. Sennò, ovviamente, il presidente Trump sarà molto deluso». Ma allo stesso tempo il funzionario ha riconosciuto la difficoltà di raggiungere l’applicazione effettiva dell’accordo: «Stiamo cercando di fare qualcosa di impossibile».
Il disarmo di Hamas e il ritiro di Israele segnerebbero davvero una svolta importante per Gaza e aprirebbero la strada alla ricostruzione della Striscia devastata dalla guerra. Ma restano molti dubbi sull’applicazione della roadmap. La composizione delle istituzioni palestinesi che governeranno Gaza non è chiara; né è chiaro quali Paesi contribuiranno alla forza di stabilizzazione internazionale o quando questa verrà schierata. La polizia di Hamas che governa la Striscia dovrebbe infatti consegnare le armi ad una nuova forza di polizia palestinese, addestrata dalla forza di stabilizzazione internazionale (che avrà anche il compito di assistere nel disarmo e sarà schiereta tra le aree controllate dai palestinesi e dalle forze israeliane).
Sembra difficile che, con le elezioni alle porte a ottobre, Netanyahu sua pronto a fare qualsiasi concessione a Hamas. Un funzionario americano dice che ci vorranno «tra i 200 e i 250 giorni» per applicare la roadmap per il disarmo, ma ha aggiunto che l’attenzione verrà posta non sulla rapidità ma sui passi concreti e verificati di entrambe le parti per andare avanti. Nel briefing i funzionari americani hanno detto anche che l’Iran avrebbe cercato di convincere Hamas a non andare avanti con l’accordo, ma il gruppo palestinese non avrebbe seguito i consigli di Teheran.
31 luglio 2026 ( modifica il 31 luglio 2026 | 05:09)
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