di
Giovanna Cavalli

Il figlio di Claudio: «C’è un video storico in cui Sandy Marton e papà prendono un jet per Ibiza con due o tre ragazze. Prima di mamma, ha combinato anche lui i suoi guai»

Ai concerti di Pezzali, magari di nascosto, ci va?
«No, assolutamente, non ci andrei mai. Però quando da casa sentiamo Max in lontananza, a San Siro, un po’ di nostalgia mi viene, mi ricorda di quanto eravamo felici ascoltando quelle canzoni. Io e mio fratello Leo siamo cresciuti a pane e 883. Ora non riesco a slegarle da quello che è successo, peccato. Ma provo dispiacere, non astio. E la loro musica resta comunque immortale, papà nei suoi dj set la usa ancora».

Jody Cecchetto, 32 anni, conduttore per radio e tv (è inviato a La volta buona) e sul web (con il podcast Gimme Five) è uno dei due figli di Claudio, ovvero Mr. Gioca Jouer, prototipo di tutti i dj italiani, produttore e talent scout: suoi Jovanotti, Fiorello, Amadeus, Gerry Scotti, Sabrina Salerno e appunto gli 883 e Pezzali, con cui nell’estate 2022, dopo 30 anni, di colpo si è spezzato il sodalizio.



















































Ma cosa è successo?
«Non lo so, non ho volutamente indagato, non ho messo bocca. Max è stata la persona con cui mio padre ha lavorato più a lungo. La rottura è arrivata come un fulmine a ciel sereno, non se lo aspettava, è caduto dal pero. La bellissima serie di Sydney Sibilia non riesco a vederla. Una figata, ma di lui hanno creato una macchietta, fa male al cuore».

Claudio ha sofferto per l’addio a Max?
«Era abbacchiato. Però quell’uomo là ha una forza d’animo davvero incredibile. È riuscito a mantenere un equilibrio. Non deve essere stato facile affrontare una situazione così stressante, che poi non è più un ragazzino, Dentro di sé ha trovato la voglia di pensare ad altro, a nuove cose da inventare. Con mamma è un’altra storia, si sarà sfogato. Io ne sono rimasto fuori, rispettoso, è una vicenda che non mi riguarda».

Poteva offrirsi volontario per fargli fare pace.
«Puoi intervenire quando due amici litigano, ma qui siamo a un livello più importante, meglio non mettere becco. Quelle canzoni erano figlie di un periodo creativo in cui il talento autoriale di Pezzali si mescolava alle intuizioni di Claudio Cecchetto».

Se avesse Max qui davanti, che gli direbbe?
«Gli chiederei: perché?».

Ovviamente tra due litiganti la scelta è facile.
« Chiaro che io sarò sempre dalla parte di mio padre, però non è che per questo Come mai diventa una canzone di me…Magari la suonerò una volta di meno».

Claudio lo ha definito il numero uno degli ingrati.
«Col passare del tempo noto che la gratitudine non è più una priorità delle persone. Ma il 99 per cento degli artisti che ha lanciato gli sono riconoscenti ancora oggi».

Le iniziali del suo nome completo — JD, come Jody Daniele — lette al contrario sono DJ. Ovvero Deejay. Suo padre già col biberon le ha indicato la via da seguire?
«Lui dice che non lo ha fatto apposta, che ci ha pensato soltanto dopo. Però al collo portiamo la stessa catenina con il primo logo di Radio Deejay. Non mi ha mai imposto niente, mi ha lasciato libero di essere curioso. Mi portava ai concerti. Ho visto nascere i dischi di Jova e degli 883, ma non credo sia stata una tattica subdola».

Jovanotti è stato il suo padrino di battesimo.
«Sì. Una cosa figa che io ho normalizzato. Una settimana fa l’ho raccontato a una ragazza a cui mi ero appena presentato. E lei: “Ah, e me lo dici così?”. Non sono uno che se la mena. Più che altro ho avuto il privilegio e la fortuna di conoscere una bella persona, oltre al personaggio. Quando nel ‘94 ha sentito l’esigenza di andare da solo, papà ha capito e gli ha detto: “Vai, vola”».

Il viaggio a New York.
«Noi tre insieme, nel 2011. Lì Jova poteva girare come un turista qualunque, in maglietta e pantaloncini, prendere la metro. Qui sarebbe impossibile. Ci portò nei Red Bull Studios. Davanti a noi scrisse Ragazza magica».

Fiorello.
«Se ci esci a cena ti fa uno show come se fosse sul palco e quasi ti senti in colpa a non pagare il biglietto. Ricordo una vacanza insieme in Sardegna, con Carlo Cracco che faceva dei giochi di prestigio con un pesce nel forno: prima aveva la pelle, poi la pelle non c’era più».

Gerry Scotti.
«Non l’ho vissuto tanto, ma ci sono persone presenti anche senza esserlo».

Sandy Marton.
«C’è un video storico in cui lui e papà prendono un jet per Ibiza con due o tre ragazze: “Dai, che domattina torniamo”. Prima della Mapi (la mamma di Jody) ha combinato anche lui i suoi guai».

Da ragazzino si è mica fatto presentare Sabrina Salerno?
«Ma no, bellissima donna, però, detto senza offesa, era troppo grande per me».

Vive da solo da un pezzo. Suo padre sta comunque a un tiro di schioppo.
«Sì, abito al civico 19, lui e mamma al 21, stessa strada, a Milano. Basta non essere nello stesso appartamento. Però ora me li godo ancora di più. Almeno una sera a settimana mi invito a cena».

La volta in cui lo ha fatto proprio arrabbiare.
«Quando a 15 anni ero una testa calda e alzavo la voce con mamma. Per difenderla lui urlava più di me».

In cosa è tale e quale?
«Di recente abbiamo rivisto i filmati di quando presentava il Festivalbar e di me al Power Hits Estate. Ho la sua stessa camminata e muovo le mani proprio come lui, fa impressione».

Claudio a 30 aveva già presentato tre Festival di Sanremo. Il primo a 27.
«E io a 27 ho condotto il PrimaFestival. Lo so, non è la stessa cosa. Ma giochiamo in due campionati diversi. Io sono fiero di lui e lui di me».

Paura del confronto?
«All’inizio il paragone un po’ d’ansia me la metteva. Lui non ha mai alzato il telefono per me. Puoi essere raccomandato quanto vuoi, ma se non vali alla fine non combini niente».

Un giorno, Stefano De Martino permettendo, potreste condurlo voi due insieme.
«L’idea l’aveva buttata lì papà, però non lo so se i tempi sono maturi. Ovviamente sarei felice di farlo. Intanto studio. Oggi per tutti noi il punto di arrivo è l’Ariston».

Cresciuto a biscotti e Gioca Jouer.
«Mai vissuto senza. A 4 anni lo ballavo già. Ma ai miei compagni di classe non fregava niente, erano più i genitori quelli interessati, che chiedevano di poterlo conoscere. Anche oggi, quando passeggiamo per Riccione, c’è chi riconosce lui e chi l’autografo lo chiede a me».

Nel 2023 Linus gli diede del «fesso» in radio.
«Un’uscita un po’ triste».

E in più sottolineava i bassi ascolti del docufilm «People from Cecchetto» su Rai1.
«Quando mi hanno mandato la clip ho provato un turbine di emozioni in pancia. A casa lo avevamo guardato tutti insieme, era stata una bella serata in famiglia».

Così ha deciso di rispondere a Linus con un video.
«Ho agito d’istinto. Non era un dissing contro Linus, io nemmeno lo conosco. Era solo una mia lettera d’amore per papà».

Gli ha ricordato che era grazie a quel «fesso» se «voi siete lì ed esiste Radio Deejay» e che quel suo commento era «solo una frecciatina becera da social».
«Oltretutto non aveva senso. Fesso, proprio no. Piuttosto poteva dargli del nasone. Sarà stato per il risentimento che prova da sempre verso di lui. Dal ‘94 è cambiato tutto, mio padre ha lasciato per il bene della radio, non per il proprio».

Claudio non ne sapeva niente.
«Credo di non averlo raccontato nemmeno a mia madre. Poche ore prima di mettere in rete il video me la stavo facendo sotto. “Chissà come la prenderà”».

E come l’ha presa?
«Il giorno dopo, ai giornalisti che lo hanno chiamato, ha detto: “Vi auguro di avere un figlio come Jody”».

E a lei?
«Papà ha un carattere chiuso, fa fatica ad esprimere l’affetto, i sentimenti. Solo: “Grazie, bellissimo video”. Era un periodo complicato tra noi, avevamo litigato, ci si parlava poco. Questo ci ha riavvicinato. E alla fine è stato un bene».

Linus le ha poi risposto così: «Sei un bravo ragazzo, e ti fa onore che tu difenda papà. Il resto non lo potrai mai capire. Per fortuna».
«Ripeto, io volevo soltanto dichiarare l’amore per mio padre. Per me la famiglia è tutto, darei ogni cosa per i miei genitori e mio fratello, pure i miei organi. Senza di loro non potrei vivere».

31 luglio 2026