di
Francesco Bertolino
Lo scontro tra Fifa e le federazioni europee: l’opposizione di 55 membri e i nuovi nodi da sciogliere per il n.1 del calcio mondiale
Il piano della Fifa per «privatizzare» i Mondiali apre uno scontro senza precedenti ai vertici del calcio mondiale. E lo porta a un passo da una scissione dagli esiti, sportivi e politici, imprevedibili. Con una decisione presa all’unanimità dai 55 membri, Figc inclusa, la Uefa ha annunciato che boicotterà tutti i tornei Fifa, Coppa del Mondo inclusa. «Nessuna squadra nazionale Uefa parteciperà a nessuna competizione Fifa finché queste proposte rimarranno in vigore, a meno che tale proposta non venga abbandonata nella sua interezza e non vengano fornite garanzie vincolanti che la Fifa non aprirà mai più la sua governance o le sue competizioni alla proprietà privata», si legge nella nota emessa ieri al termine di un vertice di emergenza convocato online.
Uefa e Fifa, i due più ricchi e potenti organi di governo del calcio globale, sono in rotta di collisione da tempo perché i loro tornei si contendono spazio nei calendari e nei budget di emittenti televisive e sponsor. Ma l’ultimo progetto di Gianni Infantino ha portato lo scontro su livelli senza precedenti. Il presidente Fifa intende costituire una società commerciale del valore di 20 miliardi in cui far confluire diritti tv, sponsor e biglietti dei Mondiali per nazionali e club. Il piano prevede poi di venderne per 4,2 miliardi una quota del 20% a un gruppo di investitori guidato dal fondo Thrive Capital di Joshua Kushner, fratello del genero di Donald Trump.
Infantino ha dato tempo sino al 19 settembre alle federazioni per accettare o rifiutare il piano che richiede l’approvazione della maggioranza delle 211 associazioni parte della Fifa.
Ma sinora ha ottenuto critiche dai vertici calcistici di tutto il mondo e adesso il netto «no» delle 55 federazioni parte della Uefa, comprese quelle più piccole che avrebbero potuto esser tentate dai 40 milioni di trasferimento straordinario promessi da Infantino già nel 2027. «La Coppa del Mondo non può essere trattata come un prodotto d’investimento», si legge nella nota Uefa. Il timore è che l’ingresso di investitori esterni finisca per snaturare la natura del calcio e per rendere ancor più ingombrante la presenza commerciale degli eventi Fifa.
«Nel momento in cui investitori esterni acquisiranno quote di proprietà nelle competizioni Fifa, il calcio cambierà per sempre», si legge. «Il rendimento commerciale diventerà un obbligo permanente. Le aspettative degli investitori diventeranno una pressione quotidiana. Da quel momento in poi, ogni decisione sul calendario internazionale, sui formati delle competizioni e sul futuro del calcio non sarà più guidata da ciò che serve al meglio il gioco, ma da ciò che serve al meglio gli azionisti». Come, per esempio, un Mondiale a 64 squadre, ogni due anni e organizzato solo nei Paesi più ricchi e con maggior capacità di spesa, a cominciare dagli Stati Uniti di Trump.
Il boicottaggio così compatto della Uefa potrebbe far naufragare il progetto di Infantino. Senza le Nazionali europee, i Mondiali perdono molto del loro fascino non solo sportivo ma anche finanziario: quanto varrebbe la scatola commerciale della Fifa senza Spagna, Francia, Inghilterra, Germania e Italia? L’impressione è però che la Uefa miri adesso al bersaglio grosso: Infantino, che è a caccia di un terzo mandato alla guida della Fifa nelle elezioni del 2027. Secondo Politico, alcuni funzionari europei vorrebbero ora opporgli come candidato il presidente del Paris Saint-Germain, il potente qatariota Nasser al Khelaifi.
Alla luce delle personalità coinvolte nell’operazione Fifa a cominciare dala famiglia Trump, il boicottaggio della Uefa rischia di spostare lo scontro dal terreno sportivo a quello geopolitico. Aprendo un altro fronte nel confronto fra Usa e Unione europea che ha già paventato un’indagine Antitrust sull’iniziativa di Infantino. «Ci sono momenti in cui le istituzioni sono giudicate non per ciò che sono disposte ad accettare, ma per ciò che rifiutano di compromettere. Questo è uno di quei momenti», conclude non a caso la nota della Uefa. «Alcune cose sono troppo importanti per essere vendute. La Coppa del Mondo Fifa appartiene al calcio. E così sarà sempre. E finché l’Europa avrà voce in capitolo, non sarà mai in vendita».
31 luglio 2026
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