di
Federico Berni
L’hangar di viale Monte Rosa ha ospitato la collezione raccolta negli anni dal Cavaliere. «Aveva una collezione eterogenea, anche con dipinti di valore museale. Ma la quadreria era frutto di un’idea diversa, da visionario»
Non resta che aspettare le ruspe e la costruzione del supermercato, per sapere se la zona del capannone che prima ospitava l’enorme ritratto olio su tela del Cavaliere (doppiopetto e sguardo affabile) sarà adibita a reparto surgelati o alle promozioni del momento, passata di pomodoro a 69 centesimi, tris di mozzarelle a 1,19.
Perché da qui a un anno circa, dell’hangar di viale Monte Rosa, Arcore, che un tempo ospitava la monumentale collezione privata di opere pittoriche e scultoree acquistate da Silvio Berlusconi non rimarrà più niente, se non il ricordo delle visite di ministri e imprenditori che passeggiavano tra l’infinita raccolta di pezzi dalle quotazioni non proprio stellari, a celebrazione di quella che Lucas Vianini, ex allestitore della quadreria, definisce «la mitologia berlusconiana».
Al suo posto arriverà un punto vendita della catena Eurospin. Spesa a prezzi contenuti, ampio parcheggio. «Sono sicuro che al presidente non avrebbe fatto piacere. Un discount al posto della sua collezione da 25mila opere», dice Vianini, che dopo aver lavorato per l’ex presidente del Consiglio scomparso nel 2023 — «vivevo a Villa Gernetto» ricorda —, è tornato sulle rive del Garda dove cura la pubblicazione di un libro sul soprano Renata Tebaldi.
Quelle opere erano frutto di acquisti smodati alle televendite notturne. Nei mesi scorsi sarebbero già state portate via da Arcore. Non è materiale per un vernissage. «Aveva una collezione eterogenea, anche con dipinti di valore museale. Ma la quadreria non aveva questa pretesa, era frutto di una diversa idea, da visionario. Un allestimento enorme diviso per generi; c’erano nature morte, immagini religiose, mitologiche, ritratti storici, riproduzioni di capolavori. Chiunque, in quel luogo, poteva farsi un’idea di base della storia dell’arte. Non era aperta al pubblico, ma l’intenzione era renderla fruibile a tutti. La valenza del posto era quasi pedagogica». Non proprio una collezione, dunque, ma «una scenografia», a rappresentare anche l’autocelebrazione del personaggio. «In quelle sale c’erano le sue passioni».
Le città del cuore: «Vedute di Milano, Napoli, Parigi, Positano». I personaggi storici, i paesaggi assolati, i grandi condottieri come Napoleone, gli animali, i gladiatori: «Uno studio antropologico sul potere. Ricordo che mi chiamava e diceva “c’è da aprire la quadreria”. I visitatori rimanevano colpiti. Da Licia Ronzulli alla ministra Anna Maria Bernini all’ex compagna Francesca Pascale. Renato Brunetta, di fronte a una serie di vedute veneziane, avviò uno «spiegone» senza fine». E tanti imprenditori: «Chiedeva loro quanto avrebbero pagato un certo pezzo, e dopo la loro risposta, lui, che aveva speso molto meno, mi diceva: “Visto che affare che ho fatto?”».
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31 luglio 2026 ( modifica il 31 luglio 2026 | 14:17)
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