di
don Antonio Mazzi

Il racconto della nascita del documentario e il messaggio: «Io penso a quelli che verrano dopo, a quelli che nemmeno sono nati. Ai ragazzi di domani, che avranno ancora bisogno di uscire da una stanza buia»

Ripubblichiamo questa lettera di Don Mazzi al Corriere nel giorno della sua morte 

Quarant’anni, il 25 marzo scorso. No, non io – li ho superati da un pezzo – ma la prima Carovana di Exodus. Era il 1985 quella prima volta lì, quando 13 ragazzi, tutti con l’ago nel braccio, dati per spacciati, si misero in viaggio per attraversare l’Italia. Nove mesi di strada e fatica. Di quei 13 ragazzi non ne perdemmo nemmeno uno. Oggi, mentre scrivo queste righe i miei ragazzi sono di nuovo in cammino. Dal Madagascar all’Italia, da Nord a Sud della penisola, 5500 chilometri tra bicicletta, piedi e vela, attraversando paesi, comunità che ci ospitano, coscienze condivise.



















































Ma questa volta c’è qualcosa di diverso e straordinario che mai era accaduto in 4 decenni di Exodus: qualcuno sta filmando tutto. Con occhi di Scienza. Non parlo di un semplice film. Cinque mesi fa un gruppo di giovani ricercatori di X23 Science in Society mi ha proposto un documentario di ricerca scientifica sulla Carovana del quarantesimo anno. Non la descrizione, non una cronaca, ma uno studio umanistico e un seme per il futuro. Ho detto immediatamente di sì. Ci sto pensando spesso mentre li so pedalare, ragazzi e giovani scienziati insieme lungo stradine di montagna, su sentieri danteschi tra Ravenna e Firenze.

Quarant’anni fa, quando iniziai questa avventura in molti ci sbeffeggiarono. E chi l’avrebbe mai detto che un giorno la Scienza avrebbe chiesto di seguirci in Carovana per mesi, giorni e notti per comprendere cosa facciamo davvero! Per osservare cos’accade ad un ragazzo dato per perso, colmo di errori e senza un soldo di fiducia, quando in strada, con gli altri, inforca una bici: il suo corpo si mette in movimento, le idee si risvegliano, la sua umanità si ritrova! Ed eccoci qui. Il documentario si chiamerà «Exodus, La Carovana: primo Movimento». Non è solo il racconto di un viaggio, ma uno studio rigoroso su come il nostro Esodo funziona. Sul corpo affaticato fino allo spasmo sui pedali che scottano, sull’anima che rinasce mentre passa fra la gente, entra nelle case, dove li stanno aspettando. Mi raccontano che coi miei ragazzi in giro per l’Italia quei giovani ricercatori fanno l’osservazione etnografica, immersa notte e giorno per ricostruire dal di dentro una mappa dell’incontro. Mi sorprende. Il 27 settembre 2025, a Cinisello Balsamo mostreremo al pubblico un’anteprima di quel film di Ricerca, che vedrà la prima luce la prossima primavera. Villa Casati Stampa sarà il palco dove racconteremo il cammino, la Storia, l’Idea che ci guida verso i prossimi quarant’anni. I ragazzi arriveranno sfiniti, più vivi che mai, nuovi, rinati. Mi emoziona pensare che questa Carovana, la Carovana40 come la chiamiamo noi, lascerà una traccia negli archivi del Sapere. Ogni gesto diventerà patrimonio per chi verrà dopo. Non un monumento al passato ma un manuale per il futuro. 

Questo documentario scientifico e umanistico è un integrale d’esperienza quotidiana e d’osservazione profonda, che misura e dimostra la forza, la ragione e la lucidità ritrovate. Riscopre che la Carovana non è mai stata un pellegrinaggio, ma un cammino di rinascita.
Mentre le riprese proseguono, io penso a quelli che verranno dopo. Ho chiesto che si parli ai prossimi educatori, che oggi nemmeno sono nati. Ai ragazzi di domani, che avranno ancora bisogno di uscire da una stanza buia, dai palazzi che oggi vengon su come funghi. Un film come una bottiglia nel mare del tempo fra 40 anni: dentro c’è quello che abbiamo imparato oggi, in Carovana nel 2025, cammini, ricerca, semi di visioni. 

Un lavoro così ambizioso richiede risorse che vanno oltre le nostre possibilità. Perché ha costi specifici: équipe specializzate, tecnologie, tempo e competenze rare. Ma so che chi crede in quello che facciamo comprenderà l’importanza di questo passaggio. Perché di questo si tratta: di un passaggio del testimone. Da me, a noi, ai giovani che continueranno. Dai primi quarant’anni ai prossimi. Dal metodo intuito ad una metodologia documentata, mantenendo sempre la consapevolezza che l’educazione non si potrà mai tradurre in una ricetta. L’educazione ha i connotati della passione e dell’arte più che quelli freddi del calcolo.
Ho 96 anni e so che questo potrebbe essere il mio ultimo regalo a Exodus e ai suoi ragazzi. Quei ragazzi sono ancora in strada e tra poco arriveranno a Milano, dove tutto iniziò. Porteranno storie e idee di trasformazione, una nuova alleanza. Perché non è la fine di una Storia ma la continuazione di un’Idea geniale su come cambiare il mondo. Buona visione.

31 luglio 2026 ( modifica il 31 luglio 2026 | 18:52)