di Cristiana Allievi
A trent’anni dal suo arrivo in Italia, chiamata da Marco Bellocchio («mi chiedo come ho fatto a imparare la parte a memoria, senza conoscere la lingua»), torna al cinema con il film “Separazioni”
Era il 1996. Marco Bellocchio cercava una principessa per Il principe di Homburg. Dopo mesi di ricerca, la sua casting director gli disse: «Una principessa io l’avrei, ma vive a Bratislava…». Quella principessa era Barbora Bobulova. Arrivata in Italia per il provino, non l’ha più lasciata. Quasi trent’anni dopo, lo stesso Bellocchio l’ha voluta di nuovo al suo fianco, affidandole il ruolo della sorella di Enzo Tortora nella serie Portobello.
Oggi siamo a Ischia, dove ha ricevuto l’Ischia Film Award – Donne nel Cinema, riconoscimento a una carriera costruita con discrezione e costellata di personaggi che hanno lasciato il segno nel cinema italiano. Lei, però, guarda il mare e sorride. «Guarda che bella quest’isola…». Invece di parlare di sé, sceglie di parlare di fortuna. «Mi sento già fortunata. Sono nata in Europa, vivo qui e, in questo momento storico, penso che dovremmo ricordarci tutti quanto lo siamo».
È difficile non pensare a Juliette Binoche, quando la si ascolta. Non tanto per la somiglianza fisica, quanto per quel modo di osservare il mondo con discrezione, mettendo al centro l’essenziale invece di sé stessa. In Separazioni di Stefano Chiantini, attualmente al cinema, interpreta Mara, una donna che, dopo la scomparsa della figlia durante una gita in montagna, si allontana sempre più dal marito, interpretato da Adriano Giannini. Un personaggio fatto di silenzi e di emozioni trattenute, una prova intensa per una delle collaborazioni che l’attrice considera fra le più felici degli ultimi anni. L’occasione per una conversazione che passa dagli uomini alle relazioni, dal comunismo agli alieni.
Facciamo un salto di trent’anni. Cosa direbbe, oggi, alla ventenne che partì da Bratislava senza sapere che l’Italia sarebbe diventata la sua casa?
«Le direi di non perdere quell’ingenuità e quel coraggio di buttarsi nelle cose. A volte mi guardo indietro e mi chiedo come cavolo ho fatto a imparare tutta quella parte a memoria, senza conoscere la lingua… Oggi non so se sarei ancora capace di fare una scelta così».
Perché?
«A vent’anni non hai paura di sbagliare, non pensi alle conseguenze. Poi diventi genitore e tutto cambia, lo vedo con le mie figlie: partono, fanno le loro esperienze, e hanno ragione. Noi, crescendo, pensiamo troppo al dopo».
Ha interpretato donne come Coco Chanel e Maria José di Savoia: figure molto diverse, ma entrambe anticonformiste e capaci di andare oltre il loro tempo. Che cosa hanno visto in lei i registi per affidarle personaggi così complessi?
«Maria José – l’ultima regina di Carlo Lizzani, era la vita dell’ultima regina d’Italia: una figura anticonformista, idealista e indipendente. Credo che Lizzani mi avesse vista nel film di Bellocchio e sia andato sul sicuro».
Mentre Coco Chanel?
«Lì stato diverso, mi sono proposta io. Sono entrambe donne complesse e raccontare questa complessità femminile non è mai semplice».
Per interpretare Mara in Separazioni ha dovuto abitare un’atmosfera molto precisa. Da dove è partita?
«È stato fondamentale attingere a qualcosa di personale che potesse avvicinarmi al dolore del personaggio, senza sentire il bisogno di dimostrare chissà che cosa».
Con Adriano Giannini vi conoscete da tanti anni, com’è stato ritrovarvi sul set?
«Siamo diversissimi, io mi muovo abbastanza in autonomia, lui invece incalza i registi, vuole sempre sapere esattamente che cosa si aspettano da lui».
E lei cosa gli diceva?
«“Basta, fai e basta. Se qualcosa non va te lo diranno loro!”. Io e Adriano abbiamo un rapporto molto scherzoso. Lui prende sempre in giro la mia serietà, io le sue pippe mentali (ride)».
Secondo lei il lutto mette in luce qualcosa che esisteva già, in una relazione, o cambia davvero tutto?
«Credo che la perdita della figlia acceleri un meccanismo di allontanamento già in atto. Subito dopo la tragedia si apre una voragine, ed è stato quello che mi ha colpita sin dalla prima lettura del copione, quel cambiamento improvviso. Spesso i figli fanno da collante a tanti matrimoni e, quando uno di loro viene a mancare, quel collante si scioglie completamente».
Perché queste due persone non riescono più a parlarsi?
«Bella domanda… Prima si parlavano un po’, ma era un dialogo in qualche modo forzato, dovuto ai figli. E non basta più. I rapporti si possono anche esaurire, e ci si accanisce a mantenerli in vita».
Mara continua a restare dentro una quotidianità che non la rende più felice, sembra molto diversa dall’idea di libertà che lei ha sempre raccontato di cercare…
«Penso di essere molto diversa da lei, non mi piace essere etichettata o sentirmi incasellata in qualcosa, nemmeno nelle relazioni. Cerco sempre l’autenticità. Anche se è difficile spiegare perché una relazione si sbricioli, a volte non riesci nemmeno a individuare una causa precisa».
Lei però conosce l’esperienza: 13 anni fa si è separata da Alessandro Casale, il padre delle sue figlie.
«E ancora oggi, se mi chiede perché è successo, farei fatica a trovare un motivo preciso. Semplicemente a un certo punto si hanno esigenze diverse, e dopo tanti anni qualcosa, dentro, si svuota».
Le sue figlie erano ancora piccole.
«Sì, le bambine erano ancora piccole, ma in quel rapporto non ero più felice.»
Mara, invece, non se ne va, si sceglie un amante.
«Conosco tante persone che ci riescono, io non sarei capace di vivere una doppia vita: se avessi una relazione extraconiugale, lo direi il giorno dopo. Sono una persona troppo trasparente».
Eppure fa l’attrice.
«Sono una pessima attrice nella vita! Non so raccontare bugie, soprattutto quelle che possono ferire qualcuno».
Le è capitato di innamorarsi di nuovo?
«No, e credo che non sia facile. Penso che nella vita non ci si possa innamorare tante volte… Però sono fiduciosa, può succedere anche a ottant’anni. Non dispero e, soprattutto, non mi pesa stare da sola».
Le ragazze riempiono molto la sua vita?
«Moltissimo, anche dal punto di vista affettivo. E anche se incontrassi una persona, non so se oggi avrei davvero lo spazio mentale per una relazione».
A meno che?
«Con gli anni diventiamo sempre più esigenti, dovrebbe essere una vera folgorazione».
Da quando è iniziato il #MeToo, dieci anni fa, secondo lei la condizione delle donne è cambiata?
«Credo che oggi ci sia molta più consapevolezza, spero che le ragazze giovani non facciano più i provini a casa dei registi».
Sul patriarcato abbiamo fatto passi avanti?
«È stato piantato un seme, c’è chi cerca di coltivarlo e chi, invece, continua a calpestarlo».
Lei è cresciuta nella Cecoslovacchia comunista. Guardando a quegli anni, che cosa considera prezioso della sua infanzia?
«Non posso parlare male della mia infanzia, ho ricevuto davvero tanto».
Non ha avvertito le limitazioni del regime?
«Le percepivano molto di più gli adulti, perché non si poteva viaggiare e tante altre cose erano proibite. Io invece vivevo praticamente in montagna, sui Carpazi. C’era neve anche nelle valli, si sciava a quote molto basse. Inoltre il comunismo garantiva a tutti i bambini la possibilità di fare sport gratuitamente, io cantavo anche in un coro e studiavo pianoforte, tutto gratuitamente. Certo, qualcosa dovevano pur offrire, altrimenti la rivoluzione sarebbe arrivata prima».
Ha ancora amici dell’epoca?
«Con il gruppo dello sci ci frequentiamo ancora oggi, è un legame che non si è mai spezzato».
C’è qualcosa della sua infanzia che vorrebbe poter regalare anche alle sue figlie?
«Mi dispiace è che nel mondo capitalista molte delle opportunità che io ho avuto siano riservate soltanto a una certa fascia sociale, in tanti non possono permettersele. Viviamo a Roma, e a volte la scuola organizza una gita che poi non si fa perché alcune famiglie non possono sostenerne i costi».
Ha due film in uscita in autunno, ce ne può parlare?
«Piercing, di Margherita Ferri, racconta le streghe moderne, ragazze con poteri speciali. Io interpreto la madre di una di loro e anch’io, nella storia, ho un potere speciale. Sono molto curiosa di vedere il risultato, anche perché ci sono gli effetti speciali».
L’altro?
«Si intitola Urania, è l’opera prima di Pier Lorenzo Pisano, prodotta da Fandango. Si ispira a una collana di libri e interpreto la madre di una ragazza con poteri speciali che ha incontrato un alieno e, da quel momento, il mondo cambia».
A questo punto manca solo che incontri un alieno anche lei.
«(ride) Me lo aspetto!».
Se dovesse descrivere l’uomo che potrebbe ancora sorprenderla, come dovrebbe essere?
«Dovrebbe avere senso dell’umorismo, e poi essere un uomo risolto. Ne incontro molti che, anche in età avanzata, sono ancora profondamente irrisolti».
In che senso?
«Si portano dentro barriere di cui spesso non sono nemmeno consapevoli. Vorrei un uomo capace di riconoscerle e con la voglia di rimettere in discussione anche le proprie certezze».
Passando ai registi: c’è qualcuno che l’ha sorpresa più di tutti?
«Nanni Moretti. Tutti mi avevano messo in guardia. Mi dicevano: “Preparati, è molto esigente, fa ottomila ciak…”».
E invece?
«Con me non è mai successo. Al massimo ne abbiamo fatti otto. Ma soprattutto ho trovato una persona molto gentile. Generosa. Persino dolce».
31 luglio 2026
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