Una vacanza a New York, 20mila passi, la convizione di essersi stirata un muscolo. È iniziato così il calvario di Laura Ann Fitt, madre di quattro figli, che pensava semplicemente di essersi stancata troppo in giro per la Grande Mela, durante il viaggio della vita. Qualche incampo, alcune cadute: pensava che la situazione sarebbe migliorata, una volta rientrata in Inghilterra, ad Ashfield. Invece, dopo un anno, la diagnosi non le lascia scampo, ha raccontato al Mirror.


A luglio 2025, rientrata dagli Stati Uniti, Laura continuava a inciampare, accusava continui spasmi muscolari sopra il ginocchio sinistro: i colleghi le consigliano di assumere magnesio, ma la situazione, nonostante vari integratori, diventava sempre più grave. Fino a quando, dopo mesi di esami senza risultati, è costretta prima a usare un bastone per muoversi, poi passa alla sedia a rotelle. Il 4 luglio 2026, dà finalmente un nome a quello che le sta succedendo e riceve la devastante diagnosi di SLA, sclerosi laterale amiotrofica (SLA) il 4 luglio, meno di un mese dopo il suo quarantesimo compleanno. 





Il percorso

Esami su esami, tutti per escludere gli scenari peggiori, come un tumore al cervello. Laura ha confessato di soffrire tantissimo durante quel periodo di incertezza. La donna si aggrappava alla speranza che non fosse una malattia invalidante. «Aspettavo una diagnosi da così tanto tempo che sapevo già di cosa si trattasse.

Quel periodo di incertezza è stato peggiore della consapevolezza».

Laura, che fin da quando ha 18 anni lavora in ambito sanitario, all’inizio non aveva dato peso ai suoi sintomi. Fino a quando, durante una visita neurologica effettuata a gennaio, ha avuto i primi sospetti: ha dunque chiesto al dottore se potesse essere SLA. Il medico ha risposto che non pensavano fosse quello, ma che non potevano escluderlo. Si tratta di una malattia terminale che colpisce le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale che permettono i movimenti della muscolatura volontaria. L’aspettative di vita media va dai due ai tre anni. Il 2 luglio ha effettuato un’elettromiografia di controllo, e 48 ore dopo i suoi sospetti hanno ricevuto conferma.


Il suo primo pensiero è andato al marito e ai figli: «Ho pensato: come faranno senza di me? Non voglio lasciarli, ma non ho scelta. Pensare che non potrò vederli crescere, sposarsi, avere figli è durissima». Suo figlio Alex, di 15 anni, è cieco e autistico: Laura ha spiegato che non capisce bene cosa sta succedendo. «Quando gli chiedo “cosa c’è che non va nella mamma?”, lui risponde “la mamma ha le gambe di spaghetti”». Il suo unico desiderio, adesso, è di passare più tempo con la sua famiglia. Inoltre, spera di poter sensibilizzare l’opinione pubblica condividendo la sua storia: «La mia indole da infermiera mi spinge a diffondere questo messaggio. Se condividere la mia storia aiuterà anche una sola persona a ottenere risposte più rapidamente, ne sarà valsa la pena».




Ultimo aggiornamento: sabato 1 agosto 2026, 05:00





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