Era il 22 settembre del 2025 quando Venezi fu indicata come direttrice musicale del Teatro veneziano dal sovrintendente Nicola Colabianchi. Da allora seguirono proteste e scioperi di orchestrali e coro

Errori. «Ne sono stati fatti tanti da parte di tutti». Ripensamenti. «Se tornassi indietro sicuramente affronterei le cose in modo diverso, oppure non le affronterei proprio». Futuro. «Lascio alle spalle Venezia, ho già pagato abbastanza, ora guardo avanti». Che significa soprattutto Russia, dove a Novosibirsk (in Siberia) è previsto in autunno il suo debutto alla guida de «La Traviata» di Giuseppe Verdi, Georgia (dove tornerà per un festival al quale ormai partecipa da diversi anni), e due libri che sta scrivendo, oltre al blog che ha aperto sul suo sito internet. Beatrice Venezi parla – in occasione della cena di gala organizzata in suo onore dall’imprenditrice vinicola Maria Caterina Dei nella sede dell’azienda di famiglia a Montepulciano – all’Adnkronos. «Credo di aver già pagato abbastanza tutta la vicenda legata alla Fenice, vorrei passare oltre – dice -. Questo non significa dimenticare ciò che è accaduto, perché naturalmente ci sono ancora aspetti che dovranno essere affrontati nelle sedi opportune, ma significa non rimanere prigioniera di una vicenda».

La querelle

Era il 22 settembre del 2025 quando Venezi fu indicata come direttrice musicale del Teatro veneziano dal sovrintendente Nicola Colabianchi. Da allora seguirono proteste e scioperi di orchestrali e coro (che non la consideravano all’altezza del ruolo che doveva svolgere), volantinaggi e attacchi, ma anche risposte pesanti e critiche della stessa contro musicisti e pubblico veneziano, fino alla comunicazione del 26 aprile con cui la Fondazione ha interrotto la collaborazione a seguito dell’ennesima presa di posizione della direttrice. «Ho fiducia nella magistratura, sono sicura che questa vicenda legale potrà contribuire a rendermi giustizia nella verità». Anche perché a sentire Venezi la vicenda non ha inciso solo sul piano professionale, ma ha modificato anche il modo in cui il pubblico ha percepito la sua figura. Prima della designazione alla Fenice, racconta, il suo percorso era stato accompagnato da attenzione e riconoscimenti, poi «le persone che prima avevano scritte parole importanti sul mio lavoro sono arrivate a sostenere cose completamente diverse».



















































L’appoggio delle istituzioni

L’insegnamento: «Nulla è come appare». Ecco che se tornasse indietro probabilmente affronterebbe la nomina in maniera diversa, «anche tirandomi indietro quando avvertissi il primo segnale di pericolo». Ma dalla sua, c’erano tutte le istituzioni, dice: il sindaco, il sovrintendente, il ministro. «Quando ti dicono resisti, resisti, resisti, una persona pensa: “Va bene, allora andiamo avanti, perché evidentemente qualcosa succederà”. Mi sono sentita ferita da tutto: dalla ferocia con cui si è cercato non soltanto di contestare una nomina, ma di colpire una persona oltre alla professionista. Vedere tante cose scritte sul mio conto, vedere affermazioni false, è stato doloroso». Secondo la direttrice d’orchestra, le critiche ricevute «non essendoci stata alcuna prova musicale concreta, sarebbero state influenzate da elementi esterni alla valutazione strettamente artistica». «Credo che ci siano state diverse componenti, sicuramente una ideologica e politica, che considero evidente. E credo anche una questione generazionale e di genere, che non è secondaria – dice -. Sarei infatti stata la prima donna a ricoprire quel ruolo nei 234 anni di storia del Teatro La Fenice». Adesso il capitolo veneziano è chiuso, anche se rimane in piedi la causa contro la risoluzione del suo contratto di collaborazione definita «illegittima e discriminatoria». «In questo momento mi sto concentrando su altri progetti soprattutto all’estero, andrò a Novosibirsk che mi viene descritta come la nuova capitale culturale della Russia».

1 agosto 2026 ( modifica il 1 agosto 2026 | 07:11)