La tennista ceca trionfatrice a Wimbledon: “Ai giovani dico: per arrivare in alto bisogna conoscere il sapore della sconfitta. Dopo Londra la mia vita non è cambiata: continuo ad allenarmi, mangiare e guardare film come prima. Solo il rumore di fondo ora è diverso”


Federica Cocchi

Giornalista

1 agosto – 12:33 – MILANO

A 21 anni Linda Noskova ha conquistato Wimbledon, il titolo che ogni tennista sogna fin dal momento in cui sceglie di impugnare una racchetta. La ceca, protagonista del programma YoungStars di Rado, ha dovuto fare affidamento su tutta la sua forza di carattere per arrivare a questo trionfo, che per lei è “solo” l’inizio. 

Linda, quando ripensa a Wimbledon, qual è il momento che conserverà per sempre? 

“Il momento in cui ho vinto il torneo e ho alzato gli occhi verso il mio angolo. C’erano mio padre, la mia famiglia, i miei amici, il mio team: tutti insieme nello stesso istante. Non dimenticherò mai l’espressione dei loro volti. Quell’immagine è qualcosa che porterò con me per il resto della vita”. 

Ogni campione Slam ha una partita che cambia il corso del torneo. Guardandosi indietro, quale incontro le ha fatto capire davvero di poter sollevare il trofeo e perché? 

“Il terzo turno. Ero sotto di un match point e, in qualche modo, sono riuscita a ribaltare la situazione e a vincere. In quel momento ho dimostrato a me stessa di saper reggere la pressione quando tutto è in bilico e non c’è più margine di errore. Da lì ho iniziato a credere davvero di poter arrivare fino in fondo. Anche perché quest’anno avevo già combattuto tante grandi battaglie con Sorana Cîrstea e non ero sempre riuscita a trovare il modo di batterla. Quella vittoria mi ha dato una convinzione diversa”. 

Il suo tennis è potente e aggressivo, ma ogni giocatrice possiede un’identità precisa. Se dovesse descrivere in poche parole il suo tennis, cosa direbbe? 

“Direi potenza, ma accompagnata da tanta varietà. Mi piace prendere l’iniziativa e cercare sempre i miei colpi, però voglio anche essere imprevedibile. Cambiare rotazioni, cambiare velocità, non dare mai punti di riferimento all’avversaria. La potenza non basta per vincere a questi livelli, serve la varietà perché sia efficace. Inoltre adoro giocare il doppio, perché mi aiuta tantissimo proprio sotto questo aspetto. Mi permette di migliorare il gioco a rete, ma anche servizio e risposta”. 

Fa parte del programma YoungStars di Rado, che sostiene alcuni dei giovani talenti più promettenti dello sport. Che cosa rappresenta avere un marchio che investe nella sua crescita andando oltre i risultati? 

“Significa davvero tanto. Quando qualcuno decide di credere in te prima ancora che tu abbia conquistato un grande titolo, vuol dire che vede qualcosa nella persona e non soltanto nell’atleta. È un tipo di fiducia che ti dà sicurezza. Ricorderò sempre il primo incontro con il team Rado, a Ostrava. Rimasi affascinata da quel mondo nuovo ed entusiasmante nel quale stavo entrando”. 

Rado parla spesso di precisione, resilienza e innovazione. Quale di questi valori sente più vicino e perché? 

“La resilienza, senza alcun dubbio. Nella mia carriera ci sono stati momenti in cui le cose non andavano come speravo. Per motivi fuori dal campo, periodi complicati, momenti di difficoltà e di dubbi. È stata la resilienza a permettermi di andare avanti quando tutto il resto sembrava non bastare. Anche la precisione è un valore nel quale mi riconosco molto: nel tennis di altissimo livello il margine d’errore è praticamente inesistente, proprio come credo accada nell’orologeria”. 

Da bambina chi erano i suoi idoli? 

“Serena Williams. Sempre Serena. La osservavo e volevo essere potente come lei, dentro e fuori dal campo. Mi colpivano il modo in cui si comportava, la forza con cui affrontava ogni partita, il fatto che desse sempre l’impressione di non pensare nemmeno alla possibilità di perdere. È qualcosa che mi è rimasto dentro. Ho avuto anche il privilegio di affrontare Serena e Venus in doppio agli US Open ed è stata un’esperienza che non dimenticherò mai”. 

Perché proprio il tennis? 

“Quando ero bambina non ho mai pensato che sarei diventata una tennista professionista. La mia famiglia mi ha dato la possibilità di provare tanti sport diversi e io ne ho praticati parecchi. Alla fine, però, ho scelto il tennis. Oggi, guardandomi indietro, è evidente che sia stata la decisione giusta, anche se in quel momento non potevo saperlo”. 

La vita di un’atleta professionista è programmata al minuto. Che rapporto ha con il tempo? 

“Sono terribile nel vivere il momento, devo essere sincera. La mia mente è quasi sempre proiettata in avanti, verso quello che verrà dopo. Questa estate, però, mi ha insegnato qualcosa di diverso: a rallentare e a godermi davvero ciò che stava succedendo. Vincere Wimbledon mi ha fatto capire che, se sei sempre concentrata sulla tappa successiva, rischi di perderti proprio quella che conta di più. È una lezione che voglio portare con me anche in futuro”. 

Da oggi tanti ragazzi e ragazze nel mondo la prenderanno come esempio. Qual è il messaggio che si sente di lanciare loro? 

“Perdete. Sul serio, perdete tanto. I giocatori che arrivano davvero in alto non sono quelli che non hanno mai conosciuto la sconfitta, ma quelli che hanno perso, hanno sofferto e il giorno dopo sono tornati di nuovo in campo. Non abbiate paura di perdere. Abbiate paura soltanto di smettere di provarci”. 

Il successo ha cambiato la sua vita quotidiana? Ci sono abitudini o piccoli momenti che cerca di proteggere? 

“Sicuramente c’è molta più attenzione nei miei confronti e tante più persone che si avvicinano per farmi i complimenti, ed è una cosa davvero bellissima. Ma la quotidianità resta praticamente la stessa. Continuo ad allenarmi, continuo a mangiare come prima, continuo a guardare film. La vita, in fondo, non cambia davvero, è solo il rumore di fondo che ora è diverso”.