
Il poster di Effetto domino, la serie “da vedere” su Mediaset Infinity
QUANDO CI SCONTRIAMO con le nostre emozioni più primitive e autentiche, capita a volte di sentirci soli, poco capiti. A ricordarci che spesso si tratta di sensazioni comuni a tutti ci pensa un nuovo docu-reality firmato Infinity LAB e Mediaset, dal titolo Effetto domino. Lo abbiamo visto. Ecco la nostra recensione.
L’idea alla base di Effetto domino è quella di portare sullo schermo un viaggio approfondito nel mondo delle emozioni umane. Nei suoi 5 episodi (ognuno della durata dai 16 ai 18 minuti), la serie ideata, scritta e diretta da Marco Cortesi e Mara Moschini vuole regalare spunti per nulla banali per poter avvicinare le persone – soprattutto i più giovani – al proprio sentirsi e capirsi. Il docu-reality, presentato all’ultimo Giffoni Film Festival nella sezione Giffoni Impact!, è stato prodotto da Infinity LAB, laboratorio permanente di Mediaset Infinity che è stato istituito per valorizzare il talento di filmmaker e case di produzione indipendenti. Ed è stato realizzato in collaborazione con Mediaset per il Futuro, che comprende tutte le attività di sensibilizzazione su temi di interesse sociale e ambientale di Mediaset.

Marco Cortesi, autore di Effetto domino. Credit: ufficio stampa Mediaset Infinity
Come già ricordato, sono 5 gli episodi di Effetto domino. Ognuno di questi approfondisce un tema differente. Si va dalla rabbia all’ansia. Poi gelosia, senso di colpa e infine invidia. Per andare a fondo di queste emozioni, Effetto domino ha riunito 30 ragazzi e ragazze. L’incontro tra loro, perfetti sconosciuti, ha permesso una condivisione di esperienze e idee. A stimolarla ci hanno pensato alcune carte che i concorrenti hanno dovuto pescare, leggendo le domande su di esse. Sono tutte domande pensate e calibrate da un team di psicologi e psicoterapeuti per stimolare dialoghi sinceri e approfonditi. Vanno da domande “rompi ghiaccio” fino a sfide in cui viene chiesto ai concorrenti di immedesimarsi negli altri.
Come dimostra quello che è accaduto subito dopo la proiezione di alcuni episodi a Giffoni (150 giovani tra i 18 e i 25 anni hanno partecipato a un laboratorio interattivo che ha spinto tutti a condividere il proprio vissuto), la visione di Effetto domino non lascia indifferenti. Il mix di storytelling, divulgazione e sperimentazione sociale di Marco Cortesi e Mara Moschini è vincente, nonostante lo stile della conduzione eccessivamente impostato e nonostante la musica di sottofondo più adatta a una serie crime piuttosto che a un prodotto di questo tipo.
Il cast selezionato, poi, ci permette di vedere molti punti di vista differenti delle nuove generazioni. A dire la verità alcuni di loro sembrano recitare un copione, ma il racconto di sensazioni comuni a chiunque toglie ogni distanza tra cast e spettatori. Dopo appena 15 minuti di episodio, sembra di conoscerli a fondo. Sembra di capirli e di sentirli vicini.

Una partecipante di Effetto domino. Credit: ufficio stampa Mediaset Infinity
Insomma: Effetto domino è un bel prodotto che può servire per inaugurare un dialogo importante con i nostri giovani. Lo ha dichiarato anche lo stesso Marco Cortesi. «Se conoscessimo meglio le nostre emozioni e imparassimo a gestirle, potremmo essere più felici? Per quanto banale è stata questa la domanda che ha portato alla nascita di Effetto domino. Non appena la serie è giunta su Mediaset Infinity abbiamo ricevuto numerosi feedback che non ci saremmo mai aspettati: quelli di decine e decine di insegnanti di scuole medie e superiori da tutta Italia». E ancora: «Ci hanno raccontato di come gli episodi fossero diventati un vero e proprio strumento didattico. I ragazzi e le ragazze vedendo i loro coetanei raccontarsi ed emozionarsi di fronte alle telecamere hanno fatto lo stesso in classe iniziando così un dialogo sull’educazione affettiva».
È proprio questo il valore più importante di questo docu-reality. Con i suoi cinque episodi, ci ricorda quanto sia importante parlare di certe tematiche nelle scuole (e nei luoghi di aggregazione delle nuove generazioni). Tutte “emozioni” che spesso vengono catalogate come “personali”, ma che invece – se trattate con rispetto come in questa serie – possono aiutare anche i più fragili a non sentirsi né diversi né sbagliati. Il punto di partenza è la condivisione.