C’è un momento in cui un’esperienza privata diventa un tema di salute pubblica. È accaduto quando Salmo ha raccontato su TikTok di avere una recidiva di carcinoma basocellulare, collegandola all’uso delle creme solari. La dichiarazione ha suscitato una reazione immediata da parte dell’Istituto Superiore di Sanità e della Società Italiana di Dermatologia, che hanno respinto con decisione questa interpretazione. In medicina, il fatto che due eventi avvengano uno dopo l’altro non dimostra che il primo abbia causato il secondo. Avere usato un solare e sviluppare in seguito un tumore cutaneo non significa che sia stato il prodotto a provocarlo: entrano in gioco il fototipo, la quantità di sole accumulata negli anni, le scottature subite soprattutto da bambini, la predisposizione genetica e il modo in cui ci si protegge davvero.
Il carcinoma basocellulare non è un melanoma. Nasce dalle cellule dello strato basale dell’epidermide ed è il tumore cutaneo più frequente. Nella maggior parte dei casi cresce lentamente e resta localizzato, con metastasi eccezionali, stimate intorno allo 0,05-0,1%. Questo, però, non lo rende innocuo. Se ignorato può infiltrare i tessuti vicini e causare danni importanti, soprattutto su volto, naso, orecchie e cuoio capelluto. Può presentarsi come un piccolo nodulo lucido, una chiazza simile a una cicatrice o una ferita che sanguina, forma una crosta, sembra guarire e poi si riapre. Una lesione che non guarisce o continua a tornare non va banalizzata: deve essere valutata da un dermatologo. Il melanoma è meno comune ma molto più aggressivo e, nelle forme invasive, può diffondersi rapidamente ad altri organi. In Italia, nel 2024, sono state stimate quasi 13 mila nuove diagnosi di melanoma: un dato che ricorda quanto la prevenzione riguardi tutti, non soltanto chi ha già avuto un tumore.
Sul ruolo delle creme solari, le principali istituzioni scientifiche concordano: il vero nemico è il danno provocato dalle radiazioni ultraviolette, naturali o artificiali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo IARC e le linee guida oncologiche indicano l’esposizione eccessiva ai raggi UV come il fattore di rischio più importante per i tumori della pelle. Non esistono prove che i solari, usati correttamente, provochino il cancro cutaneo; al contrario, il loro impiego regolare può contribuire a prevenire lesioni dovute al danno solare cronico. Il problema nasce quando la crema viene considerata un lasciapassare per restare più a lungo al sole. Nessun filtro offre una barriera totale e molte scottature dipendono da quantità insufficienti, applicazione tardiva o mancata riapplicazione dopo il bagno, il sudore o diverse ore all’aperto.
La protezione efficace è una strategia, non un singolo prodotto: cercare l’ombra, evitare le ore centrali, usare cappello, occhiali e indumenti, scegliere filtri adeguati e riapplicarli almeno ogni due ore. L’attenzione deve essere massima nei bambini, perché la pelle conserva memoria del danno: anche le scottature subite nei primi anni di vita possono pesare sul rischio futuro. Il sole non va demonizzato, ma affrontato senza mitologie: con prudenza, controlli e informazioni affidabili. La testimonianza di chi affronta una malattia merita rispetto, ma non può trasformarsi automaticamente in una spiegazione valida per tutti. Quando un personaggio pubblico parla a milioni di persone, una frase sbagliata può modificare comportamenti reali. E rinunciare alla fotoprotezione per paura delle creme significa esporsi proprio al rischio che la scienza invita da decenni a ridurre.
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AIOM. Linee guida sui tumori cutanei non melanoma: carcinoma basocellulare, 2024.
World Health Organization. Ultraviolet radiation, fact sheet.
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