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Appena 23 centimetri. A Budapest il livello dell’acqua del Danubio ha raggiunto mercoledì 29 luglio un nuovo minimo storico, scendendo sotto il precedente record negativo di 33 centimetri registrato nel 2018. Nonostante una lieve risalita nelle ore successive, la situazione resta critica: la seconda grande ondata di calore dell’estate sta raggiungendo l’Ungheria e il fiume continua a mostrare gli effetti della siccità.
I tanti ritrovamenti Per rendersi conto della portata della crisi basta un’immagine: Gábor Dezső Kürti, presidente del Club Ciclistico Ungherese, ha raccontato di aver percorso in bicicletta un tratto del letto ormai asciutto del Danubio tra Budapest e Vác. Un gesto simbolico, ma anche la misura visiva di un fiume trasformato dalla siccità. Il ritiro dell’acqua ha fatto riemergere anche reperti e relitti. Tra questi una pietra dalla forma quasi perfettamente sferica, che secondo l’archeologo Gergely Buzás potrebbe essere un antico proiettile da catapulta. Oggetti simili venivano utilizzati negli assedi, anche nell’area di Visegrád, e sono stati impiegati per secoli, dall’età romana fino all’epoca moderna. Vicino a Mohács è emerso dal letto del Danubio anche il relitto di una nave della Seconda guerra mondiale. Più a valle, presso il villaggio di Ryahovo, nella Bulgaria nord-orientale, il livello eccezionalmente basso del fiume ha riportato alla luce resti di un grande esemplare di mammut lanoso. Secondo il professor Nikolay Nenov, direttore del Museo regionale di storia di Ruse, il ritrovamento comprende una mandibola, due zanne e forse una costola. Le navi bloccate
APPROFONDIMENTI
La siccità sta creando problemi anche alla navigazione. In diversi tratti del fiume si sono formate secche sabbiose che rendono difficile, e in alcuni casi impossibile, il passaggio delle imbarcazioni. Le restrizioni alla navigazione fluviale stanno colpendo sia il traffico merci sia quello passeggeri, con conseguenze economiche per uno dei corridoi più importanti dell’Europa centrale. In Ungheria l’allarme riguarda anche la gestione della scarsità idrica. Le autorità hanno segnalato che in gran parte dei distretti monitorati l’indice di siccità ha superato le soglie previste dalla legge, confermando una pressione crescente su agricoltura, trasporti e produzione energetica.
La centrale nucleare di Paks Il nodo più delicato riguarda la centrale nucleare di Paks, nell’Ungheria meridionale, che utilizza l’acqua del Danubio per il raffreddamento. I quattro reattori dell’impianto stanno lavorando a meno del 50% della capacità complessiva e potrebbero essere spenti completamente se il livello del fiume dovesse continuare a scendere. La centrale di Paks copre quasi metà del fabbisogno elettrico dell’Ungheria. Per questo l’eventuale stop totale rappresenterebbe un passaggio senza precedenti nella storia dell’impianto e aprirebbe una fase molto delicata per la sicurezza energetica del Paese. L’Associated Press ha riferito che il governo ungherese si prepara alla possibilità di uno spegnimento completo per la prima volta nella storia della centrale. Il problema non riguarda solo l’Ungheria. Anche la Romania ha dichiarato lo stato di emergenza per tutto agosto dopo il calo della produzione elettrica legato ai bassi livelli del Danubio, che hanno inciso anche sul funzionamento del settore nucleare. Il Danubio sta diventando il termometro di una crisi più ampia: ambientale, energetica e logistica. Un fiume troppo basso per far navigare le navi, troppo basso per raffreddare gli impianti, ma abbastanza basso da riportare in superficie pezzi di storia rimasti sepolti per secoli.
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