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Dall’8 aprile su Prime Video sono disponibili in streaming i primi due episodi su otto (gli altri usciranno singolarmente ogni settimana) di The Boys 5, ultima stagione della serie tv action fanta dramedy creata da Eric Kripke basandosi sui personaggi dei fumetti di Garth Ennis e Darick Robertson.

Ed è vero che sentiremo ancora parlare di questo mondo perché lo spin-off Gen V continuerà almeno per una terza stagione e il prequel Vought Rising è in dirittura d’arrivo, ma è anche vero che è dal 2019 che aspettiamo l’epilogo della storia che racconta la lotta all’ultimo sangue tra i supereroi cattivi della Vought capitanati da Homelander/Patriota (Antony Starr) e i ragazzi terribili della resistenza guidati, non senza spaventose sbandate, da William Butcher (Karl Urban). 

Anzi, dopo la sbornia di splatter e satira del debutto, da queste parti avevamo notato fin dalla terza stagione che The Boys rischiava di girare in tondo all’infinito senza mai arrivare a un avanzamento della storia. Invece eccoci qui, in vista del traguardo. E allora, se avete già ripassato come finiva la quarta stagione, ecco trama spoiler free e giudizio di The Boys 5, di cui riportiamo il trailer ufficiale in fondo a questa recensione.

Gen V 3 non ci sarà: Prime Video cancella lo spin-off di The BoysDi cosa parla The Boys 5 (no spoiler) 

L’America dunque ha un nuovo presidente, il pavido senatore Calhoun (David Andrews), ma di fatto il vero leader è lui, il patriottico Homelander. Negli USA sono in vigore leggi “anti terrorismo” spietate contro gli Starlighter e tutti quelli che si oppongono o anche solo non gradiscono il potere dei Supes. 

Hughie (Jack Quaid), Frenchie (Tomer Capone) e Latte Materno/Mother’s Milk (un Laz Alonso ancora in grande forma) sono appunto in un campo di prigionia, mentre Annie Starlight (Erin Moriarty) guida la rivolta con l’aiuto di Reggie A-Train (Jessie T. Usher) – a proposito, forse serve ripassare anche il finale di Gen V 2. In giro ci sono anche Kimiko (Karen Fukuhara) – che, come si vede nel trailer, non è più muta anzi parla parecchio – e naturalmente Butcher, che sembra aver risolto i suoi problemi di salute dovuti all’uso di composto V che gli ha conferito i superpoteri. 

Prima di poter anche solo pensare di battere una volta per tutte Patriota/Homelander, quindi, i nostri Boys devono prima riunire le forze, e possibilmente la formula per il virus ammazza supes. 

Un virus che, se fosse per Butcher, potrebbe anche essere liberato nell’aria facendo fuori tutti i supes, cattivi e buoni, compreso sé stesso, ma sia per lui sia per i suoi diffidenti alleati l’obiettivo principale è sempre lo stesso. Il padre di Ryan (Cameron Crovetti), il figlio di Soldatino (Jensen Ackles), il burattino di Sister Sage (Susan Heyward), il temutissimo capo di Abisso/The Deep (Chace Crawford), Black Noir (Nathan Mitchell), Firecracker (Valorie Curry) e anche di Ashley (Colby Minifie), che come Butcher ha scelto i rischi del composto V per sfuggire alla rappresaglia anti-umani voluta da lui, l’odiosissimo Homelander.

Homelander è sempre più Trump in questa stagione finale di The Boys

La chiave satirica di questa serie tv è sempre stata fondamentale, ma in The Boys 5 raggiunge il suo apice. Perché se già nella quarta stagione (e in parte anche prima), uscita due anni fa, erano evidenti i riferimenti a un certo immaginario “MAGA”, fatto di valori presuntamente cristiani usati come clava per bastonare i nemici e chiunque sia diverso, nel finale di serie l’intento di deridere certa America trumpiana è una cosa che salta agli occhi di continuo. 

Lo stesso Homelander, con i suoi deliri di onnipotenza alternati a momenti di insicurezza e di voglia di essere allattato, con i suoi metodi spicci e dalle conseguenze impreviste, con la sua convinzione di essere quasi un dio in terra e con il bisogno di negare e soffocare ogni dissenso, con i suoi collaboratori incapaci da umiliare e con quelli capaci a cui non dà ascolto, sembra proprio una versione da fumetto di Donald Trump. 

Poi è chiaro che il sangue, la violenza, i corpi che esplodono, gli schizzi di parti del corpo e tutto quel pulp a cui The Boys ci ha fatto “affezionare” continuano a esserci. Così come è interessante notare uno sforzo di scrittura, al netto di un paio di passaggi a vuoto, per dare una degna chiusura agli archi narrativi dei vari personaggi. 

Insomma, un finale di serie è sempre un momento delicato e complicato, e Kripke dimostra, almeno nei primi episodi, di averlo compreso pienamente: non ci resta che aspettare fino a maggio per vedere come andrà a finire la sfida senza esclusione di colpi tra Bene e Male. 

Voto: 7.7