Bere di più è probabilmente il consiglio più semplice che riceve chi ha sofferto di calcoli renali. Ed è anche uno dei più difficili da applicare con costanza. La discussione si è riaccesa dopo la pubblicazione del trial PUSH, uno studio condotto negli Stati Uniti su 1.658 persone con una storia di calcolosi e un volume urinario insufficiente. I partecipanti sono stati assegnati alle cure standard oppure a un programma intensivo che comprendeva obiettivi personalizzati, coaching, promemoria, incentivi economici e una borraccia intelligente capace di registrare l’assunzione di liquidi. Dopo due anni, le recidive sintomatiche hanno interessato il 18,6% del gruppo sottoposto all’intervento e il 19,8% del gruppo di controllo: una differenza non statisticamente significativa. Il risultato, però, non dimostra che bere sia inutile: dimostra quanto sia difficile aumentare abbastanza e a lungo la quantità di urina prodotta.
Anche le persone del gruppo di controllo, infatti, ricevevano i normali consigli su idratazione e alimentazione e finirono per bere più di prima. A sei mesi, negli adulti, il volume urinario era aumentato mediamente di circa 600 millilitri al giorno nel gruppo intensivo e di 360 millilitri nel gruppo standard. Il vantaggio reale del programma era quindi di appena 240 millilitri, una quantità probabilmente insufficiente per modificare in modo marcato il rischio di recidiva. Inoltre, la distanza tra i due gruppi tendeva a ridursi nel tempo. Il trial PUSH non ha confrontato una vera idratazione abbondante con una scarsa assunzione di liquidi: ha confrontato due strategie che hanno entrambe migliorato, in misura diversa, le abitudini dei pazienti. Il principio biologico resta plausibile: aumentando il volume urinario, calcio, ossalato, acido urico e altri sali vengono diluiti, riducendo la possibilità che raggiungano concentrazioni sufficienti a formare cristalli.
Le evidenze precedenti continuano infatti a sostenere l’idratazione. In un trial randomizzato pubblicato nel 1996, dopo cinque anni la recidiva si verificò nel 12,1% dei pazienti invitati a produrre più di due litri di urina al giorno, contro il 27% del gruppo che non aveva ricevuto l’indicazione di aumentare l’acqua. Una successiva meta-analisi ha associato un’elevata assunzione di liquidi a una consistente riduzione del rischio, mentre uno studio prospettico condotto su oltre 439 mila partecipanti della UK Biobank ha osservato che ogni bevanda aggiuntiva da 200 millilitri al giorno era associata a un rischio inferiore del 13% di un primo episodio. Per questo le principali linee guida continuano a raccomandare una diuresi superiore a 2,5 litri nelle 24 ore. Non significa necessariamente bere la stessa quantità per tutti: in generale servono circa 2,5-3 litri di liquidi al giorno, ma il fabbisogno aumenta con caldo, sport, sudorazione intensa e lavori all’aperto.

La strategia migliore è distribuire i liquidi durante la giornata, evitando lunghe ore senza bere e preferendo soprattutto l’acqua. Il colore delle urine può offrire un’indicazione approssimativa: se rimangono spesso scure e concentrate, l’apporto potrebbe essere insufficiente. Nei pazienti con recidive, una raccolta urinaria delle 24 ore permette invece di misurare il risultato reale. Anche la dieta conta: ridurre il sale è generalmente utile, mentre eliminare indiscriminatamente il calcio alimentare può essere controproducente. L’acqua, tuttavia, non basta sempre. Esordio giovane, familiarità, calcoli frequenti, multipli o bilaterali richiedono una valutazione metabolica specialistica. E bere “il più possibile” non è una regola universale: nel PUSH sono aumentati urgenza, frequenza urinaria e disturbi notturni, mentre una lieve iponatriemia è comparsa nell’1,5% dei pazienti sottoposti all’intervento. La lezione, quindi, non è semplicemente bere di più, ma raggiungere un obiettivo misurabile in modo regolare, sostenibile e compatibile con le proprie condizioni di salute.
⸻
Desai AC, Maalouf NM, Harper JD, Sivalingam S, Lieske JC, Lai HH, Reese PP, Wessells H, Yang H, Al-Khalidi HR, Kirkali Z, Tasian GE, Scales CD Jr; Urinary Stone Disease Network Investigators. Prevention of urinary stones with hydration: a randomised clinical trial of an adherence intervention. The Lancet. 2026;407(10534):1171–1181. doi: 10.1016/S0140-6736(25)02637-6.

