“Come si può avanzare un’offerta per smantellare la banca più antica del mondo, una banca che era nel pieno di una fase di risanamento? Mi preoccupa un’eccessiva concentrazione e il fatto che questa possa ostacolare la crescita delle piccole e medie imprese”. Le parole sono di Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Banca Mps, contenuto nell’ampio reportage realizzato da Bernhard Warner per il New York Times.

Il giornalista che è stato tre giorni a Siena e ha sentito, tra gli altri, anche Claudio Marignani di Sena Civitas, per capire la posizione delle formazioni civiche: “Il Monte non è solo una banca. È storia, è cultura ed è economia”, ha detto tra l’altro l’ex consigliere regionale e ora alla guida dell’associazione. Lo scenario è chiaramente cambiato venerdì sera, quando Banco Bpm (preceduto dalle dichiarazioni di Crédit Agricole) ha fatto un passo indietro, dichiarandosi indisponibile a proseguire nella valutazione del dossier aggregazione con Siena. Rocca Salimbeni non ha potuto far altro che “prendere atto” della novità, ribadendo al tempo stesso di restare “focalizzata sull’implementazione del proprio piano di crescita e sull’integrazione con Mediobanca”, e che “continuerà a valutare ogni opzione strategica nell’interesse di tutti gli stakeholder”.

È in quella locuzione, “opzione strategica”, che si cercherà di trovare una proposta alternativa a quella di Intesa Sanpaolo, sempre partendo dal presupposto che dovrà convincere soprattutto i soci dell’istituto di credito senese. Al momento non sembrano all’orizzonte interventi delle varie autorità (Ivass per la concentrazione delle assicurazioni, il Mef per l’evocato golden power, autorità antitrust), con il tempo che stringe. Fra quattro giorni, giovedì 6, il cda di Banca Mps approverà la semestrale, che sarà illustrata come da consuetudine la mattina successiva dall’ad. Sarà inevitabilmente l’occasione per fare di nuovo il punto della situazione, per Lovaglio.

Orlando Pacchiani