di
Giacomo Fasola

La società della famiglia Hartono promette battaglia contro il secondary ticketing, anche per «svuotare» la tribuna dai tifosi avversari. Ma non tutti i tifosi sono d’accordo con le nuove misure draconiane

Salti più di tre partite? Ti ritiriamo l’abbonamento. Il Como, una delle società più innovative del calcio europeo, ha lanciato la campagna abbonamenti per la prossima stagione annunciando due novità che fanno (e faranno) discutere.

La prima: l’abbonato che salta più di tre partite, senza aver fornito adeguata giustificazione, potrà vedersi ritirare l’abbonamento e togliere la prelazione per l’anno successivo. La seconda: nessun tifoso potrà indossare simboli della squadra avversaria in tribuna e nei distinti, due settori normalmente considerati «neutri».



















































Decisioni che hanno fatto alzare il sopracciglio a più di un tifoso, pur in un clima da luna di miele dopo la sorprendente qualificazione della squadra di Fabregas, salita due anni fa dalla Serie B, alla Champions League: «Per le giustificazioni» ironizza un supporter sui social, «bisogna essere accompagnati dai genitori?».

Nessuno come il Como

La comunicazione, diffusa pochi giorni fa dal Como, era perentoria: «I titolari di abbonamento che dovessero assentarsi a più di tre partite casalinghe senza aver informato preventivamente il Club e senza un motivo valido, potranno perdere l’abbonamento e il diritto di rinnovarlo».

Una misura molto stringente che non ci risulta applichi nessun’altra società nei principali campionati europei. In Italia, per esempio, Inter e Juventus subordinano il diritto di prelazione all’utilizzo dell’abbonamento per un numero minimo di partite, ma non prevedono né revoche né obblighi di giustificazione. Quello scelto dal Como è un modello che si avvicina di più, semmai, a quello degli sport americani, dove l’abbonamento è spesso considerato una licenza che in casi particolari può essere revocata.

Da qui le proteste: «Sono un chirurgo» si è lamentato un tifoso. «Posso anche accettarlo, ma non potete mettere anticipi, posticipi e simili da una settimana all’altra, perché i poveri mortali che lavorano per la città hanno da rispettare i turni programmati ogni due mesi».

La spiegazione di Suwarso

In settimana è arrivato il chiarimento della società, secondo cui il provvedimento serve innanzitutto per contrastare il secondary ticketing (la rivendita dei biglietti al di fuori dei canali controllati dal club) ed evitare che i posti dei tifosi locali finiscano agli ospiti.

La capienza dello stadio Sinigaglia è di 12 mila posti e «la richiesta supera di gran lunga la disponibilità», ha spiegato il presidente Mirwan Suwarso. «Nelle ultime stagioni ci sono state troppe occasioni in cui tifosi delle squadre avversarie hanno festeggiato all’interno dei nostri settori, mentre tifosi del Como, che avrebbero sostenuto con orgoglio la nostra squadra, non sono riusciti a trovare un biglietto».

In pratica, ha chiarito la società, dovrebbe funzionare così. L’abbonato, che a causa di indisponibilità o impegni dovesse saltare più di tre partite, deve inviare una comunicazione alla società per mantenere il diritto ad abbonamento e prelazione. Laddove invece il Como riscontrasse qualche irregolarità, come per esempio l’assenza del tifoso a tutte le partite di cartello senza un valido motivo, si riserva di prendere provvedimenti.

Una soluzione ponte in attesa della piattaforma con cui gli abbonati potranno, già nel corso della prossima stagione, rivendere la tessera fino a otto volte (riferisce La Provincia di Como) tramite i canali ufficiali del club. Una possibilità già prevista da altri club, per esempio la Roma.

Le «pazze» regole del Como di Fabregas: tre assenze allo stadio e perdi l'abbonamento, vietate le maglie avversarie in tribuna

Le maglie degli avversari

Per quanto riguarda le maglie, il nuovo regolamento prevede che i simboli della squadra avversaria possano essere indossati o esposti solo in curva ospiti. Una norma inedita in Italia ma applicata da altri club europei (un anno fa, il divieto ai tifosi dell’Inter di indossare la divisa nerazzurra in occasione di un’amichevole contro il Monaco sollevò molte polemiche).

La decisione del Como arriva dopo alcuni episodi spiacevoli avvenuti nella tribuna del Sinigaglia la scorsa stagione. Come quando, ad aprile, gli insulti rivolti da qualche tifoso lariano ai dirigenti dell’Inter avevano costretto Suwarso a scusarsi pubblicamente.

Il capofila della protesta sulle maglie è stato Sergio Gaddi, già assessore e candidato sindaco a Como. «Vietare l’ingresso in tribuna (in tribuna, non in curva) alle sciarpe e alle maglie della squadra avversaria è come dire il pallone è mio, quindi le regole le decido io» ha scritto su Facebook. «Insegnare il rispetto dell’avversario e fare di tutto perché una partita sia uno spettacolo vivo anche per la varietà dei sostenitori è un dovere fondamentale di qualsiasi club».

Anche qui, il Como ha provato a gettare acqua sul fuoco, spiegando che la norma riguarda gli abbonati – che potranno cedere la loro tessera solo ad altri supporter lariani – e non i tifosi che acquisteranno un singolo biglietto. Al momento, però, il regolamento pubblicato sul sito della società parla chiaro: «Con riferimento a tutti i settori dello Stadio, ad eccezione di quelli riservati a quelli riservati ai settori ospiti (curva ospiti), non sarà consentito l’accesso a chi indossa maglie, sciarpe o altri simboli della squadra ospite (…), per cui il Como si riserva altresì di applicare la misura dell’allontanamento nel corso della gara».

La reazione dei tifosi

Se qualche supporter, come abbiamo visto, ha sfogato sui social la sua perplessità sulle nuove regole, i tifosi storici sembrano condividere la linea della società. «Quando vado in trasferta e siedo in tribuna non indosso mai la maglia del Como, e consiglio ai miei figli di fare lo stesso» dice Emilio Carletti, abbonato da anni come tutta la sua famiglia. «E’ una questione di rispetto e una regola applicata anche all’estero, per esempio in Germania dove ho vissuto per quattro anni».

E le giustificazioni che gli abbonati dovranno presentare alla società in caso di assenza? Qui Carletti, manager in una multinazionale, risponde da uomo d’affari: «L’obiettivo di ogni azienda è fidelizzare i propri clienti, che nel caso del calcio sono i tifosi. E ovviamente un abbonato sempre presente vale di più di un altro che vende il proprio posto allo stadio. Poi, diciamocelo: un vero tifoso segue sempre la sua squadra e organizza i propri impegni in base al calendario. Se non lo fa, non è un vero tifoso e può anche guardare le partite in tv».

2 agosto 2026 ( modifica il 2 agosto 2026 | 10:41)