Dopo il successo di Inganno, la serie Netflix sull’amore dispari tra una sessantenne e un ventenne, interpretata da Monica Guerritore e ambientata in Costiera amalfitana, Pappi Corsicato torna sul tema con un racconto lungo (Vipere, Mondadori), che si legge come una sceneggiatura compiuta e speriamo trovi presto sbocco nell’audiovisivo. La storia è sempre quella della passione inattesa tra una donna matura e un giovanotto aitante. Una bella attrice carismatica si lascia sedurre di un ragazzo che ha la metà dei suoi anni. Cose che capitano nel nostro mondo d’oggi che ha liberato le passioni rimuovendo il tabù della finitezza. Solo che Pappi Corsicato, osservatore smagliante come tutti i napoletani, e dunque dotato di quell’intelligenza scettica di un popolo che ne ha visti altri, non si limita allo stilema dei miti d’oggi. All’ebbrezza dell’amore dispari aggiunge il fascino perverso della manipolazione per costruire un giallo sentimentale in cui la vittima apparente si rivela invece la virago del dramma, finendo per interpretare il carnefice del suo seduttore, in un gioco di specchi in cui l’illusione romanzesca e la sospensione dell’incredulità mettono in moto una trama rocambolesca.
LA VEDOVA
Tutto è veloce in questo racconto simile a una sequenza di tavole, prive di assonometria, e dove tutto resta vistosamente in primo piano. Succede infatti che una Laura Agri, la bella, sensuale e carismatica, vedova di un ricco imprenditore che le ha lasciato un impero e un figlio inetto di primo letto da schivare, si metta in testa di riportare in scena a teatro una Fedra moderna, attingendo al mito e antico e al dramma di Euripide, ma senza le tinte fosche di Seneca o quelle classiciste di Racine, per celebrare in chiave ultra-contemporanea la liberazione del desiderio femminile e la sua affermazione. Pazienza se la Fedra del mito, la figlia di Pasifae e la moglie di Teseo, innamorata pazza del figliastro Ippolito, prima di subirne il rifiuto e accusarlo di stupro, muoia suicida lasciando che il marito metta al bando il figliastro colpevole, causando col ché la di lui rovina. La nuova Fedra teatrale di Laura Agri, prodotta da Donato De Andreis, con la regia di un Mauro Biagi, è invece una matriarca impunita e talmente sicura di sé da scegliersi come partner a teatro e nella vita un bonazzo influencer, di nome Stefano Fulli, già vincitore del reality show più visto d’Italia, Le leggi dell’attrazione, in cui venti giovani avvenenti, maschi e femmine, vivono rinchiusi in un resort di lusso alla ricerca dell’anima gemella.
LE FAN
Inizia così quasi per gioco e forse per caso l’inseguimento tra i due e il loro corteggiamento: incontro galeotto sull’aliscafo per Capri; golf di cotone di lui sulle spalle di lei per bloccare l’esperimento di criogenesi da aria condizionata ghiacciata; fan indefesse di lui abbandonate su due piedi non appena arriva lei; armadi pieni di abiti firmati nella villa di Posillipo a picco sul mare, e il solito stuolo di parassiti che animano i riti nel mondo dello spettacolo, tra feste, party per le prime, e alienanti tournée, mentre la concorrenza dei cinematografari incalza spietata. In questa giungla di apparenze, tra verità della finzione e menzogne della vita, nasce imprevedibile la passione.
CONFINI
«Mi hai fatto credere di avere bisogno di me e ora mi vuoi usare?», chiede lei a lui che ha avuto il coraggio di difenderla dalla stroncatura di un critico rancoroso. «Solo se mi vuoi usare un po’ anche tu», risponde lui prima di sedurre lei e farle perdere i confini del corpo… Così, tuffandosi nel vortice della passione e nella dinamica incontrollabile di azioni e reazioni, Pappi Corsicato mette in scena con precisa ironia la vulnerabilità dei corpi e la fragilità dei sentimenti in un’epoca come la nostra che congiura a esasperale, per il dominio incontrastato della società dello spettacolo.
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