Ogni anno in Italia il tumore del polmone colpisce circa 44.000 persone e continua a rappresentare la principale causa di morte per cancro. Il problema è che nella maggior parte dei casi la malattia viene diagnosticata quando è già in fase avanzata, riducendo le possibilità di cura. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. La Lombardia ha dato il via a un programma organizzato di screening con TAC a basso dosaggio che rappresenta un passo importante verso una diffusione sempre più ampia della diagnosi precoce anche nel nostro Paese.
Le prime TAC sono già state eseguite al Policlinico San Matteo di Pavia, mentre altre aziende sanitarie lombarde hanno avviato il reclutamento dei cittadini. La Regione è la prima ad aver strutturato un programma di screening su vasta scala, ma non è sola. In Italia è infatti attiva la Rete Italiana Screening Polmonare (RISP), coordinata dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e finanziata dal Ministero della Salute, che coinvolge 18 centri distribuiti in 15 regioni italiane. In molte realtà i cittadini ad alto rischio possono già accedere gratuitamente al percorso di diagnosi precoce attraverso i centri aderenti al progetto, mentre la Lombardia rappresenta il primo esempio di programma regionale organizzato.
Come funziona la TAC a basso dosaggio
Lo screening viene effettuato con una TAC spirale del torace a basso dosaggio (Low Dose CT o LDCT). L’esame dura pochi secondi, non richiede mezzo di contrasto e utilizza una dose di radiazioni significativamente inferiore rispetto a una TAC tradizionale, pur mantenendo un’elevata capacità diagnostica.
La TAC permette di individuare noduli polmonari di pochi millimetri, invisibili con una semplice radiografia del torace. Scoprire il tumore quando è ancora piccolo significa poter intervenire tempestivamente con la chirurgia o con trattamenti mini-invasivi, aumentando in modo significativo le probabilità di guarigione.
Gli studi: la diagnosi precoce riduce la mortalità
L’efficacia dello screening è supportata da solide evidenze scientifiche.
Il grande studio americano National Lung Screening Trial (NLST), condotto su oltre 53.000 persone ad alto rischio, ha dimostrato che la TAC a basso dosaggio riduce del 20% la mortalità per tumore del polmone rispetto alla radiografia del torace.
Successivamente lo studio europeo NELSON, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha confermato il beneficio dello screening, evidenziando una significativa riduzione della mortalità grazie alla diagnosi precoce, con risultati particolarmente favorevoli anche nella popolazione femminile.
Questi risultati hanno portato la Commissione Europea e le principali società scientifiche internazionali a raccomandare l’introduzione di programmi organizzati di screening per le persone ad alto rischio.
Chi può fare lo screening
A differenza degli screening per il tumore della mammella, del colon-retto e della cervice uterina, quello del polmone non è rivolto a tutta la popolazione.
I candidati sono le persone che presentano un rischio elevato:
età: generalmente compresa tra 55 e 74 anni;
fumatori attivi oppure ex fumatori che hanno smesso da meno di 15 anni;
importante esposizione al fumo, valutata attraverso i cosiddetti pack-years.
Nella fase iniziale del programma lombardo gli inviti riguardano la fascia tra 60 e 64 anni, che verrà progressivamente ampliata.
Cosa sono i pack-years
Per valutare il rischio di sviluppare un tumore del polmone non basta sapere se una persona fuma o meno. I medici utilizzano un parametro internazionale chiamato pack-year (anno-pacchetto), che misura l’esposizione complessiva al tabacco durante la vita.
La formula è semplice:
Pack-years = (sigarette fumate al giorno ÷ 20) × anni di fumo.
Per esempio:
- 20 sigarette al giorno per 30 anni = 30 pack-years;
- 40 sigarette al giorno per 15 anni = 30 pack-years;
- 15 sigarette al giorno per 40 anni = 30 pack-years.
Persone con abitudini diverse possono quindi aver accumulato la stessa esposizione alle sostanze cancerogene e presentare un rischio simile.
Non solo diagnosi: l’obiettivo è anche smettere di fumare
Uno degli aspetti più innovativi del programma lombardo è che lo screening non si limita alla TAC.
Chi è ancora fumatore viene preso in carico dai Centri Antifumo, dove può ricevere supporto psicologico, consulenze specialistiche e, quando necessario, terapie farmacologiche per smettere di fumare. In questo modo la diagnosi precoce si integra con la prevenzione primaria, affrontando direttamente il principale fattore di rischio della malattia.
Il futuro della prevenzione
Oggi in Italia gli screening oncologici organizzati riguardano il tumore della mammella, della cervice uterina e del colon-retto. Se i risultati della Rete Italiana Screening Polmonare e dei programmi regionali continueranno a confermare quanto dimostrato dagli studi internazionali, anche lo screening del tumore del polmone potrà entrare stabilmente tra i programmi di prevenzione del Servizio sanitario nazionale.
Il messaggio degli specialisti è chiaro: la TAC a basso dosaggio rappresenta un’opportunità concreta per salvare vite nelle persone ad alto rischio, ma smettere di fumare resta il gesto più importante per prevenire il tumore del polmone e molte altre malattie respiratorie e cardiovascolari.

Fonti
Regione Lombardia – Programma di screening del tumore del polmone.
Rete Italiana Screening Polmonare (RISP) – Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
National Lung Screening Trial Research Team. Reduced Lung-Cancer Mortality with Low-Dose Computed Tomographic Screening. New England Journal of Medicine, 2011.
de Koning HJ et al. Reduced Lung-Cancer Mortality with Volume CT Screening in a Randomized Trial (NELSON). New England Journal of Medicine, 2020.
Commissione Europea. Council Recommendation on strengthening prevention through early detection: a new EU approach on cancer screening, 2022.
European Society for Medical Oncology (ESMO) – Clinical Practice Guidelines on Lung Cancer Screening.
