Il glucosio è il carburante fondamentale del nostro organismo, ma quando rimane troppo a lungo a livelli elevati nel sangue potrebbe diventare anche un alleato involontario di alcune cellule tumorali. A suggerire come possa accadere è uno studio pubblicato su Nature Communications, dedicato all’epatocarcinoma, la forma più comune di tumore primitivo del fegato. Da tempo le ricerche epidemiologiche associano il diabete a un rischio maggiore di sviluppare questa malattia, ma resta da chiarire attraverso quali meccanismi biologici l’iperglicemia possa influenzarne la progressione. Il nuovo lavoro indica nel fattore di trascrizione C/EBPβ uno degli interruttori capaci di trasformare l’eccesso di glucosio in segnali favorevoli alla crescita tumorale.

I ricercatori hanno analizzato campioni di epatocarcinoma prelevati da pazienti con e senza diabete di tipo 2. Nei tessuti tumorali delle persone diabetiche C/EBPβ risultava più abbondante, insieme ad alcune proteine coinvolte nell’assorbimento e nella trasformazione del glucosio. Gli esperimenti condotti sulle cellule hanno permesso di ricostruire una possibile catena di eventi: il glucosio elevato aumentava lo stress cellulare e attivava la via molecolare PERK-eIF2α-ATF4, che a sua volta stimolava C/EBPβ. Le forme attive di questo fattore spingevano le cellule tumorali a consumare più glucosio attraverso la glicolisi e, contemporaneamente, ad aumentare i segnali che favoriscono la proliferazione. Il tumore, in sostanza, sembrava riuscire a sfruttare l’ambiente ricco di glucosio per sostenere sia il proprio metabolismo sia la propria crescita.

La parte più interessante dello studio riguarda i modelli animali. Nei topi maschi affetti da tumore del fegato, l’iperglicemia accelerava l’attività metabolica del tessuto tumorale e la progressione della malattia. Quando gli scienziati eliminavano C/EBPβ dalle cellule del fegato, questo effetto risultava fortemente ridotto. Risultati simili sono stati osservati utilizzando ST101, un composto sperimentale progettato per interferire con l’attività del fattore: il trattamento diminuiva l’espressione delle proteine coinvolte nella glicolisi e nella proliferazione, contrastando l’aumento delle dimensioni e del numero dei tumori. Il risultato individua quindi un possibile bersaglio terapeutico, ma non dimostra che questo trattamento sia già efficace o sicuro nei pazienti con epatocarcinoma e diabete.

È altrettanto importante evitare una conclusione semplicistica: lo studio non dimostra che mangiare zucchero causi il cancro. La ricerca riguarda l’iperglicemia persistente, una condizione metabolica complessa, e si basa soprattutto su esperimenti cellulari e animali. Anche il confronto sui tessuti umani coinvolge un numero limitato di pazienti e può mostrare un’associazione, non stabilire da solo un rapporto diretto di causa ed effetto. Il messaggio corretto è che una glicemia cronicamente elevata potrebbe creare condizioni favorevoli alla progressione dell’epatocarcinoma attraverso C/EBPβ, ma serviranno studi clinici per capire se controllare questo meccanismo possa davvero rallentare il tumore nelle persone. Nel frattempo, mantenere il diabete sotto controllo rimane essenziale per proteggere il fegato, il cuore, i reni e la salute generale.

Luo Y., Qian Z., Yuan G. et al., “The transcription factor C/EBPβ promotes hyperglycemia-elicited glycolysis and liver cancer progression”, Nature Communications, pubblicato il 1° agosto 2026. DOI: 10.1038/s41467-026-76209-9.

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