È bastato solo un giorno al gigante californiano prima di cambiare idea e mettere offline la nuovissima funzione che integrava Nano Banana 2 con Google Earth: troppo facile creare deepfake

Per 24 ore il popolo del web ha potuto indossare le vesti di un essere supremo in grado di modificare a proprio piacimento la Terra. Lo stesso lasso di tempo è bastato a Google per tornare sui suoi passi e annullare questa investitura divina. Così dopo solo un giorno, il gigante californiano ha deciso di rimuovere la sua nuovissima funzionalità che integrava le potenzialità generative di Nano Banana 2 con il realismo delle immagini satellitari di Google Earth.

Il rischio disinformazione 

Chi ha potuto provarlo si sarà sicuramente sbizzarrito nel creare le modifiche paesaggistiche più assurde nei luoghi più iconici della Terra. Per quanto divertente e fantasioso, non era questo lo scopo che avevano in mente gli sviluppatori di Google. Anzi, al lancio della nuovissima funzionalità era stato promesso uno strumento utile sopratutto a ricercatori, architetti e designer. Poter immaginare le loro creazioni, integrandole direttamente con l’aspetto paesaggistico della città, avrebbe permesso agli addetti ai lavori di risparmiare tempo e fatica con programmi di rendering. I costi del servizio non erano trascurabili, anche in considerazione dello sforzo richiesto al motore generativo Nano Banana 2, basti pensare che per un utente gratuito il limite era di tre contenuti ogni 24 ore, mentre parliamo di 75 o 150 dollari al mese per livelli con più libertà di manovra.



















































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Proprio questo uso massivo da parte degli utenti, che volevano solo divertirsi, ha portato alla luce molti rischi, sopratutto da parte di media e ricercatori stessi. Come hanno sottolineato più esperti, da sempre Earth viene utilizzato anche come fonte di verifica e fact-checking grazie alle sue immagini satellitari. Poter modificare una fonte così affidabile, lavorando proprio sulle immagini, rischiava di comprometterne fiducia e veridicità. Un rischio disinformazione talmente alto da portare il colosso del web a rimuovere la sua novità in sole 24 ore. L’azienda però non ha escluso un reintegro un futuro, dopo però aver aumentato e integrato nuove protezioni. Le immagini venivano si modificate con una filigrana specifica e con la dicitura «generato con AI», ma per molti tool di verifica queste precauzioni non erano abbastanza per poter distinguere il vero dall’artificiale.

Le potenzialità della fusione tra Earth e Nano Banana

Per quanto riguarda ambiti e scopi più nobili, come quelli educativi, progettuali o professionali, le potenzialità viste in quel piccolo frangente di tempo erano immense. Dalla ricostruzione fotorealistica di Pompei, prima che venisse distrutta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., ad altri siti storici ristrutturati completamente alla loro forma originale. Uno strumento valido per insegnare e mostrare la storia così come ce la raccontano sui libri. Se, come è circolato sui social, lo strumento viene utilizzato per ricreare l’undici settembre con l’impatto dei due aerei di linea contro il World Trade Center, solo a scopo di divertimento, ecco che le funzionalità originali vengono meno.

L’altra faccia della medaglia

Allo stesso modo, era altrettanto semplice poter far circolare sul web immagini del tutto false, utilizzandole magari per giustificare altri scopi. Proprio come hanno dimostrato due ricercatori, Eliot Higgins e Henk van Ess. Se il primo si è limitato a creare una goliardica statua in oro massiccio del Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, da porre davanti alla Casa Bianca, il secondo è stato decisamente più critico. Van Ess si è concentrato su temi di attualità, prima riempiendo di rifugiati il confine tra Messico e Usa, poi costruendo una centrale nucleare in Iran, infine simulando un grave incidente stradale in Olanda. In pochi secondi ha potuto distorcere la realtà a suo piacimento, una cosa che, prima dello spegnimento, poteva fare chiunque accedesse all’AI di Earth.

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2 agosto 2026