di
Gian Guido Vecchi

Parlando a piazza San Pietro, affollata nonostante il caldo: «Davanti all’opulenza delle cose che marciscono, stanno le mani tese di chi non ha mensa, le case bruciate di chi non ha pace»

CITTÀ DEL VATICANO – «Seguo con preoccupazione l’allarmante situazione a Ceuta, pregando Dio, per intercessione della Madonna d’Africa, affinché si possano trovare soluzioni di pace, stabilità e giustizia». Leone XIV lo dice in spagnolo, affacciato alla finestra del Palazzo apostolico, al termine dell’Angelus domenicale. «Continuiamo a pregare per la pace, perché nel mondo cessino le guerre e si trovino soluzioni diplomatiche ai conflitti. Ricordiamo tutte le vittime delle ostilità, soprattutto i più deboli e indifesi: bambini, anziani, malati. Il Signore conforti coloro che soffrono e benedica l’opera di chi porta aiuto e consolazione», aggiunge rivolto ai fedeli arrivati in piazza San Pietro a dispetto del sole e dell’afa.

«Cristo sazia la nostra fame di verità e di vita»

Nella catechesi prima della preghiera, il Papa ha commentato il passo del Vangelo di Matteo sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci. «Cristo sazia davvero la fame dell’umanità, la nostra fame di verità e di vita. Al contempo, il suo gesto ci insegna che nulla va sprecato, quando viene condiviso», ha spiegato: «L’accumulo e lo scarto, invece, sono due lati di uno stesso male: l’ingordigia. Questa malattia dell’animo fa perdere i sensi perché ubriaca di ricchezze, al punto da dimenticare coloro che piangono per fame e gridano per sete. E così, davanti all’opulenza delle cose che marciscono, stanno le mani tese di chi non ha mensa, le case bruciate di chi non ha pace». Nel racconto evangelico si dice che avanzarono «dodici ceste piene» e questo numero mostra simbolicamente che «il dono del Signore è universale». Così, Leone XIV ha concluso: «Nel deserto della guerra e dell’arroganza, guardiamo con quanta benevolenza il Signore “alzò gli occhi al cielo”, “recitò la benedizione”, “spezzò i pani e li diede” ai suoi discepoli, perché li distribuissero alla folla».



















































«Comunità internazionale chiamata alla cooperazione»

Nell’ultima tappa del viaggio in Spagna di giugno, arrivato alle isole Canarie, Prevost si era inchinato davanti ai migranti, «come vedete, porto alla mano l’anello del Pescatore, il Successore di Pietro non può disinteressarsi di questi approdi» e aveva scandito: «Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza: per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante».


Vai a tutte le notizie di Roma

Iscriviti alla newsletter di Corriere Roma

2 agosto 2026