Il grande portone di Rocca Salimbeni è aperto. Non una di quelle aperture domeniche dedicate alla promozione culturale della sede. Pur essendo una domenica da bollino rosso, con la pietra serena che ricorda i carboni ardenti e un’aria che brucia la pelle, per i vertici del Monte è un giorno di lavoro come un altro. Anzi, più di altri, perché dopo il ciclone Banco Bpm, per Lovaglio e compagni sono indispensabili gli straordinari.


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In calendario era fissato un cda non ordinario: necessario a mettere insieme una strategia prima di ritrovarsi il 6 agosto per analizzare i numeri del primo trimestre 2026. Un consiglio che avrebbe dovuto approfondire il piano di aggregazione con l’istituto di piazza Meda, come risposta all’Opas di Intesa Sanpaolo. Ora che questa possibilità è sfumata, i manager di Mps devono trovare una strada alternativa se vogliono provare a resistere all’avanzata del Sanpaolo. E farlo in fretta. Sottolineare che prosegue l’integrazione di Mediobanca, è un esercizio fine a sé stesso, ma che non porta da nessuna parte.


Serve un segnale da mandare al mercato. Sempre che in fondo al cilindro ci sia rimasto almeno un coniglio da tirare fuori.