Una svolta strategica destinata a ridisegnare il futuro dell’agricoltura nel territorio. Il Consorzio Agrario di Treviso e Belluno entra ufficialmente in Consorzi Agrari d’Italia (CAI), la principale piattaforma integrata dell’agroalimentare nazionale partecipata da B.F. S.p.A. (Bonifiche Ferraresi). Un’operazione che punta a rafforzare la competitività delle imprese agricole locali, mettendo a disposizione nuovi servizi, tecnologie e strumenti per affrontare un mercato sempre più complesso.
L’accordo societario, approvato dall’assemblea dei soci e perfezionato il 29 luglio, segna l’ingresso nel gruppo anche del Consorzio Agrario del Friuli Venezia Giulia, con un apporto complessivo di circa 250 milioni di euro di volume d’affari. Per il Consorzio di Treviso e Belluno l’operazione prevede il conferimento a CAI del ramo d’azienda legato al core business – dalla commercializzazione dei prodotti alla fornitura di servizi e mezzi tecnici per l’agricoltura – insieme agli immobili strumentali, agli impianti, alle attrezzature, al personale e alle relative passività.
In cambio del conferimento, il Consorzio trevigiano acquisirà una partecipazione del 7,20% nel capitale di CAI S.p.A., diventandone uno degli azionisti di riferimento. L’integrazione entrerà pienamente in vigore dal 1° settembre 2026. L’operazione consentirà di unire la storica presenza sul territorio del Consorzio Agrario di Treviso e Belluno con la capacità operativa del più grande gruppo agroindustriale italiano, che sviluppa un valore della produzione aggregato di circa 1,7 miliardi di euro. Per gli agricoltori delle due province si tradurrà nell’accesso a nuovi servizi e tecnologie, dall’Agricoltura 4.0 ai contratti di protezione delle produzioni, passando per soluzioni innovative a basso impatto ambientale e un’assistenza tecnica ancora più qualificata garantita da una rete di circa 150 tra dipendenti, tecnici, agronomi, veterinari e consulenti.
«Il cambiamento richiede scelte capaci di adattarsi ai nuovi scenari mantenendo la competitività. Non cambiare significa rischiare di arretrare», sottolinea il presidente del Consorzio Agrario di Treviso e Belluno, Giorgio Polegato. «Il nostro impegno deve guardare avanti, pensando anche alle future generazioni. L’adesione a CAI arriva in un momento cruciale, nel quale solo la forza della cooperazione, la dimensione e la qualità dei servizi possono garantire redditività e competitività alle imprese agricole».
Polegato evidenzia anche il valore mutualistico dell’operazione. «Non si tratta di una cessione, ma di un conferimento del ramo operativo in cambio di una partecipazione significativa nella società. Portiamo in CAI il patrimonio di competenze costruito in tanti anni, in particolare nei servizi dedicati alle imprese vitivinicole, e riceviamo in cambio la possibilità di accedere a maggiori investimenti, a una logistica più efficiente, alla ricerca e alle tecnologie innovative. Tutto questo si tradurrà in prodotti e servizi sempre più avanzati per i nostri soci e clienti».
Secondo il presidente, la scelta rappresenta una strategia di lungo periodo. «Entrare in CAI significa offrire nuove opportunità di crescita alle aziende agricole del territorio, valorizzandone l’identità e rafforzando la capacità di difendere il Made in Italy dalle pressioni speculative. È una decisione che guarda al futuro, senza perdere il legame con le comunità e con la storia del nostro Consorzio».
Con l’ingresso nel sistema CAI, il Consorzio Agrario di Treviso e Belluno apre dunque una nuova fase del proprio percorso, puntando a coniugare radicamento territoriale e dimensione nazionale per accompagnare le imprese agricole nelle sfide dei prossimi anni.