Senza ricambio generazionale non c’è futuro per le botteghe artigiane del marmo. Da qui a 20-30 anni, ottimisticamente, potrebbero più che dimezzarsi, innescando un cambiamento profondo non solo economico, ma anche culturale, turistico e sociale”. È la preoccupazione emersa nel corso dell’iniziativa promossa da Torano Notte e Giorno. La rassegna d’arte contemporanea, in programma nel borgo dei cavatori fino al 13 agosto, ha riportato nell’Aia di Gloria il suono degli scalpelli, mettendo a confronto il marmo e la pietra serena, i due materiali prediletti da Michelangelo.

Tra i temi affrontati dal festival, c’è proprio il futuro del mestiere più noto di Carrara: l’arte del marmo. “L’avvento della tecnologia e l’impiego sempre più diffuso dei robot – è la riflessione che fanno a Torano Notte e Giorno -, per quanto sempre più evoluti, non risolveranno il problema. Anzi, rischiano di aggravarlo. Scalpellini, artigiani e maestranze artistiche di Carrara e della Valtiberina condividono la stessa incertezza: chi raccoglierà la nostra eredità? Chi porterà avanti le nostre botteghe?”

L’iniziativa ha visto una duplice riflessione. Da una parte Michele Monfroni, in rappresentanza delle maestranze di Carrara; dall’altra Piero Fabbroni, maestro della pietra serena. L’obiettivo era rimettere al centro la manualità, la creatività e il valore del lavoro umano.

Un’iniziativa fortemente voluta dalla direttrice artistica Emma Castè, che ha coinvolto anche la studiosa Maria Mattei. “Le conoscenze delle maestranze rappresentano un patrimonio immenso che rischia di andare perduto. – ha spiegato Fabbroni – Le botteghe artigiane svolgono un ruolo fondamentale nel tramandare la grande tradizione dei nostri territori. La tecnologia ha ampliato il divario tra i giovani e questi mestieri, riducendo la capacità di immaginare e creare. Ed è questo il limite più grande”.

Il vero cortocircuito riguarda la formazione. “Le botteghe devono tornare ad essere il primo luogo della formazione. Mestieri come il nostro si imparano osservando, toccando e lavorando la materia. Sono l’unico strumento capace di trasmettere conoscenze, manualità e sensibilità che rischiamo di perdere. – rilancia Monfroni –. La tecnologia è fondamentale e rappresenta una grande opportunità, ma non potrà mai sostituire l’uomo”. Dal confronto andato in scena a Torano è emersa soprattutto la necessità di fare rete e coinvolgere i ragazzi. “Senza i giovani – conclude la direttrice artistica Castè – le botteghe non hanno futuro, ma non ha futuro nemmeno Carrara. Meno slogan, più investimenti e creiamo una formazione vera”.