L’ex bomber nerazzurro: “Quest’anno ci sarà pressione, ma Chivu è intelligente e sa come gestirla. La squadra poi è già super”


Roberto Maida

Giornalista

3 agosto – 07:26 – MILANO

Ha toccato terra, il suolo d’Australia che sente anche un po’ suo, quando a Perth era già notte e il freddo invernale imponeva un immediato cambio di outfit. Christian Vieri sta seguendo il tour dell’Inter con un compito preciso e per niente banale: ambasciatore della società. A Hong Kong l’abbiamo visto almeno 20-25 minuti a firmare autografi a tutti i tifosi locali, senza scontentarne neanche uno. Ma è servito anche come figura di richiamo per gli incontri con i partner commerciali e per il party organizzato su un magnifico rooftop nel centro città, in cui rappresentava agli occhi degli ospiti vip la storia dell’Inter: con l’ausilio dei droni gli organizzatori avevano proiettato il logo Fc Internazionale sulla baia, in mezzo ai grattacieli, formando un effetto davvero suggestivo. Anche Bobo si è divertito a osservare lo spettacolo di luci e colori. Avendo vissuto dieci anni in Australia quando era bambino, esperienza che gli ha lasciato un inglese perfetto, il suo ruolo sarà ancora più importante a Perth, dove la squadra giocherà mercoledì contro il Milan e sabato contro la Juventus. Guarda caso, altri due grandi club che Vieri conosce molto bene. 

Chivu va applaudito. Ha risvegliato l’orgoglio dei campioni

Legend la chiamano, ormai. 

“Bello eh. Ma anche brutto (ride, ndr), si vede che sono diventato vecchio…”. 

No, si vede che Vieri è ancora amatissimo. 

“È il calcio a essere universale. Fa impazzire tutti a ogni latitudine. Però devo ammettere che mi sono emozionato in questi giorni osservando tanti ragazzi che potrebbero essere miei figli con il mio nome sulla maglia. Qualcosa di buono evidentemente l’ho fatto nel corso della mia carriera”. 

Eppure le tournée sembrano sempre un peso per le squadre che le affrontano. 

“Ma servono per il brand. Grazie ai social media puoi portare il tuo marchio ovunque. Per un club come l’Inter, che è tra i più famosi, è uno sforzo inevitabile. E fondamentale. Altrimenti non si tiene il passo con il resto del mondo”. 

Che Inter sta nascendo? 

“L’Inter non sta mica nascendo quest’estate. L’Inter c’è già, è fortissima. Mi pare una super squadra. E ha già preso Stones che è un giocatore di grande livello e porterà un plus nella difesa: esperienza, qualità, mentalità vincente”. 

Cosa devono aspettarsi i tifosi dalla prossima stagione? 

“Grandi cose. Vediamo come finirà il mercato ma in questo momento l’Inter riparte come favorita per lo scudetto. Non può che essere così. Vedo bene anche il Napoli però, perché ha un bel gruppo e ha scelto un allenatore bravo come Allegri. Le altre invece sono più indietro. Adesso eh, a settembre potrò essere più preciso”. 

Come valuta il lavoro di Chivu? 

“Cristian va applaudito. Si è dimostrato preparato come allenatore e intelligente come persona. Ha capito come risvegliare l’orgoglio dei campioni feriti dalla finale di Champions persa contro il Psg. L’Inter aveva bisogno di una figura di questo tipo per reagire”. 

“In Italia veramente ha dominato, giocando anche un calcio bellissimo. Da ora in poi ci sarà un po’ di pressione, perché confermarsi non è mai semplice. Ma Chivu era abituato anche da calciatore a gestire lo stress e non avrà problemi”. 

Il rischio di puntare più alla Champions League che alle competizioni italiane esiste? 

“Ma no, usciamo da questo equivoco. Se giochi nell’Inter vuoi vincere tutte le partite e quindi tutti i titoli possibili. Quando entri a San Siro, non pensi nemmeno troppo all’avversario che hai davanti. Pensi solo a fare il massimo per non deludere le 75.000 persone che pagano per vederti ogni volta”. 

Se giochi nell’Inter vuoi vincere tutte le partite e quindi tutti i titoli possibili

Però è difficile migliorare la stagione del double… 

“Invece è una questione di testa: dopo aver vinto due trofei, bisogna pensare che l’anno prossimo ne puoi vincere tre. Te lo impone la maglia che indossi”. 

Passando alla Nazionale, che effetto le fa rivedere in panchina il suo grande amico Roberto Mancini? 

“Voglio rispondere in breve per non alimentare polemiche. Mancini è un grande allenatore. Stop”. 

E Ranieri è un grande direttore tecnico? 

“Sì, ha fatto molto bene alla Roma e sa come gestire i giocatori. È un’altra scelta azzeccata”. 

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“Non diciamo nulla, ora. Meglio stare zitti quando si parla dell’azzurro”.