Il presidente del Torino: “È interesse di tutti che la Nazionale vada bene già dalla Nations. Se sarà il mio ultimo anno in granata lo farò alla grandissima”
La prima domenica d’agosto non è stata una giornata di riposo: il Torino impegnato in amichevole, da seguire a distanza, poi l’evento serale in Versilia per parlare di Toro, Nazionale, politica sportiva (e non solo), sogni. Urbano Cairo ha vissuto il successo della squadra nell’ultimo test e oggi tornerà a Milano per seguire ancora più da vicino club e aziende. Ma anche per tenere lo sguardo aperto sul calcio in rinnovamento. Cairo è uno dei presidenti di Serie A più esposti sui temi d’attualità. Dopo l’ultima assemblea di Lega, con ospiti d’eccezione (il presidente federale Malagò, i nuovi ma già ex dirigenti Maldini e Leonardo) era stato l’unico a esprimersi. Ieri ha ricordato: “Sappiamo come sono andate le cose. Malagò ha voluto indicare prima il direttore tecnico, impegnandosi a convincere Maldini, e poi sulla scelta di Pirlo e il problema dello sponsor russo legato alle scommesse è caduto tutto. Malagò era il candidato a presidente federale della Lega di A, a cui poi si sono aggiunte altre componenti. Oggi è lui il responsabile delle scelte, da parte mia riceve un grande in bocca al lupo, è nell’interesse di tutti che le cose vadano bene. E fin da subito: la Nations League è impegnativa e importante per il ranking. Siamo reduci da tre mondiali mancati, un disastro”.
conte—
Per questo Cairo avrebbe puntato su Conte ct: “Lo avrei scelto perché è necessario dare un impulso forte all’attività, in modo da partire subito bene. Conte lo stimo, aveva già fatto bene in Nazionale, una Nazionale che non era chissà cosa, specie in attacco. Era motivato, poteva essere l’uomo giusto. Vero, in Lega c’era una propensione per Conte ct, Malagò ha scelto diversamente”. Il fronte politico del calcio si può allargare anche allo scontro tra la Fifa di Infantino e l’Uefa. Cairo prosegue: “Infantino ha fatto alcune buone cose, come sviluppare la raccolta dei diritti tv del Mondiale e della Coppa del Mondo per club, altre onestamente non le ho capite. A partire dalla squalifica tolta a Balogun: il calcio deve essere intoccabile. E poi l’idea di vendere quote del Mondiale a investitori esterni, una decisione presa così, quasi dall’oggi al domani. No, le scelte vanno condivise senza seguire una politica personalistica”.
segnali positivi—
Tra venti giorni intanto sarà ancora campionato, un tempo che il presidente utilizzerà per sostenere il progetto granata, anche con dei prossimi acquisti. Il volto nuovo è quello di Ignazio Abate, tecnico emergente. Da qui riceve una nuova benedizione: “Abate mi piace, è un allenatore con idee, voglia, ambizione e temperamento. Mi piace molto” ribadisce Cairo. “Con lui, che ebbe Franco Baresi allenatore nella Primavera del Milan, abbiamo ricordato il grande uomo e grande campione che fu. Ignazio mi ha confermato che era una persona di poche parole, dava l’esempio con i fatti”. Poi sulla squadra: “Siamo in un calcio d’agosto e sono felice della vittoria in Inghilterra contro il Burnley, ma è ancora troppo presto per dare giudizi. In squadra sono già stati fatti buoni innesti e altri ancora ne faremo. Anche se ho detto che magari venderò il club, non significa che mi impegnerò di meno nel costruire la squadra, anzi, lo farò a maggior ragione: se sarà l’ultima stagione voglio farla alla grandissima e poi dare un gruppo forte a chi arriverà. Magari poi si dirà che il mio Toro non era così male…”.
21 anni di toro—
La questione sul futuro societario è subito ulteriormente approfondita: “A settembre saranno 21 anni di proprietà del Toro. Ho tenuto per più tempo la squadra di uno dei miei figli, che ne ha 20. Ho preso il club dal fallimento e fatto cose buone e altre meno. Per quindici anni abbiamo vissuto prevalentemente nella parte sinistra della classifica e per due volte in Europa, ma capisco che la gente vuole qualcosa in più. Tutti viviamo di sogni, io per primo. Se c’è qualcuno che arriva, che è abbastanza ricco da poter mantenere la squadra, tifoso perché bisogna esserlo, sono disponibile a vendere. Ognuno sa quello che può fare: il Como in tre anni ha investito 400 milioni, io non li ho, devo essere crocefisso per questo? Non ho avuto per ora offerte scritte, quando arriveranno le valuterò. A malincuore ma non voglio tarpare le ali a nessuno: mi farò da parte e resterò il primo tifoso”.
progetti—
Al Toro e Rcs non sottrarrà tempo con la politica: “Una mia discesa in campo? Potrebbe anche piacermi ma non lo farò. Devo tenere conto delle aziende che ho e dei nostri 4500 dipendenti. Leggo il Corriere della Sera a mezzanotte e la Gazzetta dello Sport subito dopo. La tendenza al digitale è ineluttabile ma i numeri della carta scendono meno velocemente di quanto preventivato. Serve però mantenere un livello alto. E poi ho altri progetti adrenalinici”.
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