di
Federico Fubini

La denuncia della Ue: «Così cercano di accrescere le divisioni tra i Paesi». La saldatura tra obiettivi di Mosca e quelli di un certo universo Maga negli Usa

A volte manca giusto il filo rosso per congiungere punti che sembrano così distanti per la geografia e per il senso delle cose. Giovedì è apparso un cratere nelle campagne di Lublino, in Polonia; nelle stesse ore in decine di migliaia nuotavano verso Ceuta. Il cratere, di dieci metri, è stato probabilmente aperto da un missile russo; e buona fortuna a credere che sia caduto dalla parte occidentale del confine fra Ucraina e Polonia per un errore di mira. L’innesco dei 60 mila che si sono riversati verso la città spagnola in soli due giorni farà invece discutere ancora a lungo. Ma se non fra questi due eventi, almeno fra le forze esterne che hanno cercato di sfruttarli un filo rosso c’è davvero: l’Unione europea non ha mai contato tanti nemici esterni, che cercano di portarla alla paralisi e alla frammentazione.

Il messaggio ai governi

Non sfugge più a nessuno. Venerdì si è riunito l’Integrated Political Crisis Response, l’organismo dell’Unione europea nato per condividere informazioni e coordinare decisioni di fronte a eventi gravi. Lì il Servizio esterno della Commissione europea — la squadra di politica estera che collabora con l’intelligence delle capitali e risponde alla vicepresidente Kaja Kallas — ha passato un messaggio ai governi: la corsa dei migranti verso Ceuta è stato un attacco mirato — non privo di una regia — ed è stato amplificato dall’esercito digitale russo, che ha fatto rimbalzare quanto più possibile sui social media l’eco della crisi. Lo ha diffuso all’interno stesso dell’Unione europea, in America Latina, in Africa. L’obiettivo di Mosca è sempre lo stesso, hanno riferito i collaboratori di Kallas: alimentare un senso di caos in Europa e approfondire le divisioni.



















































La saldatura Usa-Russia

In questo il cratere di Lublino e gli altri attacchi ibridi — i droni sugli aeroporti europei, gli sconfinamenti dello spazio aereo — sono parte della stessa strategia russa vecchia ormai più di dieci anni. Attorno a Ceuta si è notata però una novità: per la prima volta Mosca e un certo universo americano attorno ai Maga stavano entrambi cercando di sfruttare la stessa crisi europea. Entrambi si sono mossi per esacerbare le tensioni. Donald Trump in persona ha subito scaricato sul governo di Madrid le responsabilità; la galassia più influente della destra Usa ha dato seguito. 

Elon Musk con i suoi 241 milioni di follower su X ha diffuso un video fatto con l’intelligenza artificiale — immagini brutali, violentissime — di un preteso assalto a Ceuta. L’influence Maga Jack Prosobiec, da 3,2 milioni di follower su X, ha iniziato a invocare il ritorno del dittatore Francisco Franco morto nel 1975.
Così nessuna più delle fratture ai confini della Ue è puramente locale. Nessuna riguarda solo il proprio problema specifico. La posta in gioco è sempre più l’Unione europea, il suo modello di società aperta e di economia sociale di mercato. Essa avrà i suoi difetti, ma è sempre meglio dell’alternativa. Ed essa non ha mai avuto attorno a sé tanti attori esterni che, seminando zizzania, mirano alla sua dissoluzione o a un radicale indebolirsi dei suoi principi e valori, delle sue leggi e istituzioni. Se avvenisse, allora forse tutti vedranno che si erano illusi: non si può avere un’Unione funzionante come mercato per l’export italiano, ma politicamente minata dalle manovre di corto respiro degli uni contro gli altri.

3 agosto 2026 ( modifica il 3 agosto 2026 | 08:29)