Cambio di proprietà in Umbria con un clamoroso ritorno: oggi dovrebbe concretizzarsi la vendita del club. Nella gestione precedente Riccardo, l’altro figlio del vulcanico presidente, era consulente


Sebastiano Vernazza

Giornalista

3 agosto – 08:31 – MILANO

I Gaucci e il Perugia, una storia infinita. Il club che appartenne a Luciano Gaucci, il capostipite, il più vulcanico dei presidenti vulcanici, assieme a Zamparini e a Cellino, sta per essere acquistato da ArenaCuri srl, una società che ha coinvolto la figura di Alessandro Gaucci, il primogenito di Luciano. Quasi una staffetta, perché fino a poco tempo fa nel Perugia uscente, a proprietà argentina, Riccardo Gaucci, il secondogenito, ricopriva il ruolo di consulente tecnico del presidente. Un Gaucci contro l’altro, i rapporti tra i fratelli non sono più quelli di una volta, quando lavoravano per il padre e per lui si fecero dei giorni di carcere, arrestati per il fallimento delle aziende di famiglia, mentre papà Luciano fuggiva ai Caraibi.

L’accordo—  

Ieri le parti hanno emesso un comunicato: “Nelle ultime ore sono proseguite le interlocuzioni per definire il passaggio di proprietà, che sarà formalizzato nella giornata di lunedì 3 agosto (oggi, ndr)”. La nota è stata firmata da Hernan Garcia Borras, il d.g. del Perugia, e da Francesco Maria Lana, l’imprenditore a capo di ArenaCuri, la cordata entrante, interessata anche a ristrutturare lo stadio Curi. ArenaCuri era stata costituita qualche anno fa con la finalità del rifacimento dello stadio, ora sta per prendersi il Perugia, in Serie C girone B, e sarebbe collegata a un fondo americano. Battuta la concorrenza di Calisto Fund, un altro fondo, però spagnolo. Alessandro Gaucci dovrebbe ricoprire il ruolo di presidente per conto di ArenaCuri e occuparsi della parte calcistica, con un progetto di rilancio. Ieri sera l’allenatore in carica, Giovanni Tedesco, ha annunciato l’addio: “Quando una nuova società subentra ha il diritto di fare quello che vuole, ma non di scrivere nella Pec che sono fuori”. Un preannuncio di esonero via posta certificata: questa mancava, e soltanto un Gaucci poteva arrivarci. Buon sangue non mente. 

Formidabili quegli anni—  

 Breve ripasso della Gaucci story. Luciano Gaucci, romano, ex conducente di tram, è un imprenditore nel ramo delle pulizie. Ha chiamato la sua ditta La Milanese, per trasmettere un senso di efficienza. La Milanese pulisce stazioni, aeroporti, palazzi del potere. Appalti grossi. Sulla spalla di Luciano è posata la mano di Giulio Andreotti. Le banche gli fanno grande credito, la sua crescita è tumultuosa. È appassionato di ippica, ha creato la scuderia White Star e con Tony Bin vince l’Arc de Triomphe a Parigi. Entra nel calcio come azionista della Roma, arriva a esserne vicepresidente, ma non gli consentono di andare oltre, e nel 1991 acquista il Perugia in C. Lo riporterà in Serie A e in Europa. Cambia una cifra di allenatori, finché ne azzecca due clamorosi, in sequenza, Carlo Mazzone e Serse Cosmi. Mazzone prima e Cosmi poi trascinano il Perugia alle altezze degli anni Settanta.

i gioielli di gaucci—  

Il Perugia by Gaucci lancia un botto di giocatori. Gattuso, Materazzi e Grosso, campioni del mondo 2006. Il giapponese Nakata, costato tre milioni e mezzo di dollari, ripagato con la vendita delle maglie a marchio Galex, ditta di famiglia, e rivenduto alla Roma per 30 miliardi di lire: un’operazione da manuale. E poi Miccoli, Liverani, Vryzas, Ze Maria, Obodo, Calori, che con un gol fa perdere alla Juve lo scudetto del 2000, persino Allegri. Il premiato calcificio Gaucci si allarga, Luciano compra il Catania, la Sambenedettese e la Viterbese. A Viterbo nomina Carolina Morace allenatrice, ma la mister, anzi la lady, dura due giornate. E a proposito di donne: offre un contratto alla tedesca Prinz per farla giocare nel Perugia maschile, in fondo non c’è una norma che lo vieti. È una provocazione, la ragazza non abbocca. Imbarca Saadi Gheddafi, il figlio del dittatore libico, presunto calciatore che sborsa milioni per giocare qualche minuto nel Grifo. Il Gaucci show va in onda al Processo di Biscardi. Quello è il suo bar, il suo teatro. Una sera del 2002, da Biscardone, licenzia in diretta il sudcoreano Ahn, colpevole di aver segnato il gol che ha eliminato l’Italia dal Mondiale: “Quando è venuto da noi era una pecorella, non aveva i soldi per comprarsi un panino”. Una domenica, dopo un concitato Perugia-Bari, cerca di menare Vincenzo Matarrese, il presidente rivale, “colpevole” di avergli detto: “Gaucci, noi siamo di Serie A”. Gauccione lo carica: “Vai a fare in c… te e tuo fratello (Antonio, ex presidente Figc, ndr). Zozzone, cornuto, te la sei comprata (la partita, ndr)”. Ci sono le immagini e l’audio, le tv ci pascolano per giorni.

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Che botto—  

Gaucci spende e spande, perde il controllo dei conti. E poi cherchez la femme. Si fidanza con Elisabetta Tulliani, più giovane di 34 anni ed ex compagna di scuola di uno dei figli. Tutto frana, i due litigano pure per una vincita al Superenalotto. La ragazza si consolerà con Gianfranco Fini. Andreotti non ha più il potere di una volta, le banche chiudono i rubinetti, e Gaucci senior fa bancarotta. Le inchieste, la finanza, i processi, ma un po’ di prigione se la sciroppano i figli. Lui vola nella Repubblica Dominicana, si lega a una donna del posto. Patteggia la pena, viene indultato, torna in Italia per un breve periodo, riparte per i Caraibi, finché non lo ghermisce l’Alzheimer e muore. Una vita debordante, cento vite messe insieme. Un Gaucci a Perugia non passerà mai inosservato e questo Alessandro lo sa bene.