Il New York Times ha recentemente riportato l’attenzione su questo tema, ricordando come milioni di donne rinuncino inutilmente a un trattamento che potrebbe migliorare in modo sostanziale la qualità della vita, soprattutto sessuale.

La cosiddetta sindrome genito-urinaria della menopausa interessa fino al 50% delle donne dopo la menopausa e tende ad aumentare con l’età. A differenza delle vampate di calore, che spesso diminuiscono negli anni, la secchezza e l’atrofia vaginale tendono infatti a peggiorare se non vengono trattate.

L’estrogeno vaginale non va confuso con la terapia ormonale sostitutiva sistemica. Creme, ovuli, compresse vaginali o anelli rilasciano infatti quantità molto basse di estrogeni direttamente sui tessuti vaginali, con un assorbimento nel sangue minimo. Per questo motivo le principali società scientifiche internazionali e italiane lo considerano il trattamento di scelta quando i sintomi riguardano esclusivamente vagina e apparato urinario.

I benefici sono ben documentati: miglioramento della lubrificazione, riduzione del dolore durante i rapporti, recupero dell’elasticità della mucosa vaginale, diminuzione delle infezioni urinarie ricorrenti e miglioramento dei disturbi urinari come urgenza e bruciore. In molte donne i primi risultati compaiono già dopo due o tre settimane.

Eppure in Italia il trattamento resta sorprendentemente sottoutilizzato. Non esistono dati nazionali precisi sull’utilizzo, ma ginecologi e società scientifiche concordano sul fatto che una quota importante delle donne con sintomi non riceve alcuna terapia oppure si limita a lubrificanti e creme idratanti, spesso insufficienti nei casi moderati o gravi. A pesare sono soprattutto il timore degli ormoni, la scarsa informazione e, non di rado, il fatto che l’argomento venga affrontato con imbarazzo sia dalle pazienti sia dai professionisti sanitari.

Anche il sesso continua a rappresentare un tabù. Molte donne evitano i rapporti perché dolorosi, interpretando il problema come una conseguenza inevitabile dell’età. In realtà non è così. Curare l’atrofia vaginale significa spesso recuperare una sessualità soddisfacente, con importanti ricadute anche sul benessere psicologico e sulla relazione di coppia.

Un altro elemento poco conosciuto riguarda la sicurezza. Le paure nate dopo il celebre studio Women’s Health Initiative dei primi anni Duemila riguardavano prevalentemente la terapia ormonale sistemica e non i preparati vaginali a basso dosaggio. Oggi le evidenze disponibili mostrano che l’assorbimento sistemico è molto limitato e che, nella maggior parte delle donne, non è necessario associare progesterone. Nei casi di pregresso tumore della mammella la decisione deve invece essere personalizzata e condivisa con ginecologo e oncologo.

E in Italia? La menopausa è riconosciuta dal Ministero della Salute come una fase della vita nella quale esistono trattamenti efficaci per migliorare la qualità della vita, compresi quelli per la secchezza vaginale. Tuttavia non esistono LEA specifici dedicati alla terapia estrogenica vaginale. I LEA garantiscono l’assistenza sanitaria, ma la rimborsabilità dei singoli farmaci dipende dalle decisioni di AIFA e dalla loro classe di rimborsabilità, non dall’inserimento nei LEA. In pratica, molti preparati vaginali sono acquistati direttamente dalle pazienti, mentre alcune formulazioni e indicazioni possono essere rimborsate secondo le disposizioni AIFA e regionali. La situazione è quindi meno uniforme rispetto ad altri trattamenti della menopausa.

Il risultato è un paradosso tutto italiano: mentre cresce l’attenzione verso la medicina di precisione, l’intelligenza artificiale e le nuove terapie oncologiche, una condizione che compromette la vita quotidiana e sessuale di milioni di donne continua a essere sottodiagnosticata e sottotrattata.

La vera sfida non è soltanto rendere disponibili i farmaci, ma cambiare la cultura. Parlare di sessualità in menopausa dovrebbe diventare normale durante una visita ginecologica o dal medico di famiglia. Perché vivere bene la menopausa non significa soltanto prevenire osteoporosi e malattie cardiovascolari: significa anche conservare il diritto a una vita affettiva e sessuale piena, senza dolore e senza inutili rinunce.