Il glaucoma viene spesso raccontato come un problema di pressione all’interno dell’occhio. In realtà è una neuropatia progressiva: danneggia le cellule ganglionari della retina e le fibre che formano il nervo ottico, restringendo lentamente il campo visivo, spesso senza sintomi evidenti nelle fasi iniziali. Ora uno studio pubblicato il 1° agosto 2026 su Scientific Reports spinge lo sguardo ancora più lontano. I ricercatori hanno esaminato 67 persone (25 con glaucoma bilaterale iniziale, 27 con malattia avanzata e 15 controlli sani) mediante una risonanza magnetica a 7 tesla, capace di distinguere strutture cerebrali molto piccole. Nei pazienti con glaucoma avanzato il nucleo genicolato laterale risultava significativamente più piccolo rispetto sia ai controlli sia alle persone nelle fasi iniziali.
Il nucleo genicolato laterale, nascosto nel talamo, è una minuscola stazione di passaggio del sistema visivo. Riceve gli impulsi provenienti dalla retina attraverso il nervo e il tratto ottico, li organizza e li inoltra alla corteccia occipitale, dove ciò che gli occhi raccolgono diventa percezione. Nello studio, il suo volume diminuiva con l’aggravarsi della perdita del campo visivo ed era collegato allo spessore delle fibre nervose retiniche misurato con la tomografia a coerenza ottica, soprattutto nei settori superiore e inferiore. Più marcato era il danno osservato nell’occhio, più evidente tendeva a essere anche il coinvolgimento di questa struttura cerebrale. Non sono invece emerse differenze significative nei volumi delle altre grandi aree visive o cerebrali analizzate: un risultato che suggerisce un’alterazione relativamente specifica della via lungo la quale viaggiano le informazioni visive.
Il risultato rafforza l’idea che il glaucoma coinvolga l’intera via visiva e non soltanto il bulbo oculare. Una possibile spiegazione è la degenerazione trans-sinaptica: quando le cellule retiniche e i loro assoni vengono perduti, anche i neuroni collegati più avanti nella catena ricevono meno segnali e possono andare incontro a modificazioni strutturali. Non è però ancora possibile stabilire con certezza dove inizi il processo o quanto il coinvolgimento centrale contribuisca direttamente alla progressione. Lo studio è trasversale: fotografa persone in stadi diversi, ma non segue nel tempo l’evoluzione del cervello degli stessi pazienti. Inoltre il campione è contenuto e la misurazione del nucleo genicolato è stata eseguita manualmente. Il dato, tuttavia, non nasce isolato: una precedente meta-analisi di dieci studi, comprendente 223 pazienti e 185 controlli, aveva già rilevato una riduzione del volume e dell’altezza di questa struttura, più accentuata nelle forme gravi.

La scoperta non significa che chi ha il glaucoma debba sottoporsi a una risonanza cerebrale. Gli scanner a 7 tesla sono apparecchiature ad altissimo campo, disponibili soprattutto nei centri di ricerca, e gli stessi autori precisano che oggi non sostituiscono gli esami oftalmologici. La diagnosi e il monitoraggio continuano a basarsi sull’esame del nervo ottico, sulla misurazione della pressione intraoculare, sull’OCT e sul campo visivo. I trattamenti (colliri, laser o chirurgia) puntano ancora soprattutto ad abbassare la pressione per rallentare ulteriori danni; la vista già perduta non viene recuperata. Il valore della risonanza è per ora soprattutto scientifico: potrebbe aiutare a individuare nuovi biomarcatori nei casi avanzati, quando alcune misure oculari raggiungono il proprio limite. Il messaggio pratico resta lo stesso, ma diventa ancora più urgente: scoprire il glaucoma presto significa proteggere non soltanto l’occhio, ma l’intero circuito che ci permette di vedere.
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Matwiejczuk S., Niedziałek A., Kosior-Jarecka E. “Volumetric comparison of brain structures in early and advanced bilateral glaucoma patients using 7 tesla MRI”. Scientific Reports, 1 agosto 2026. DOI: 10.1038/s41598-026-64540-6.

