di
Monica Ricci Sargentini
Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares in un’intervista a Tve alla vigilia della riunione dei ministri dell’Interno Ue: «Posizione irresponsabile»
«All’Italia piacerebbe riuscire a risolvere la situazione di Lampedusa come la Spagna ha fatto a Ceuta». Alla vigilia della riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dell’Unione Europea, convocata per domani in videoconferenza, Madrid alza ulteriormente il tono dello scontro con Roma. Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares accusa il governo di Giorgia Meloni «di non essere stato all’altezza» della crisi migratoria che ha travolto l’enclave spagnola in Nord Africa.
«Ci sono stati Paesi, Stati e governi che non sono stati all’altezza. Il governo italiano è uno di questi», ha dichiarato Albares in un’intervista alla televisione pubblica Tve. Secondo il capo della diplomazia spagnola, Roma avrebbe assunto una posizione «irresponsabile» e priva della solidarietà richiesta fra partner comunitari. «Senza solidarietà non c’è Europa. Chi non la accetta lavora contro l’Europa», ha aggiunto.
Albares ha poi affondato il colpo su Lampedusa, ricordando che l’Italia in passato è stata «assolutamente inondata di immigrati irregolari» e continua ad affrontare «crisi ripetute» sull’isola che «non è capace di risolvere». La Spagna, ha sostenuto il ministro, è stata invece «sempre solidale, politicamente e con i fatti. Ed è questo che esigiamo dai nostri partner europei».
A cercare di ricomporre la frattura è intervenuta Ursula von der Leyen. In una lettera inviata al premier Pedro Sánchez, la presidente della Commissione europea ha chiesto una «risposta europea comune» per rafforzare le frontiere esterne dell’Unione. «Questo episodio mostra chiaramente che dobbiamo andare oltre per consolidare le nostre frontiere nei punti più sensibili», ha scritto, indicando fra le possibili misure una maggiore sorveglianza e, «quando necessario, l’impiego di barriere fisiche».
La presidente ha tuttavia ricordato che la protezione delle frontiere esterne rappresenta «una responsabilità europea condivisa». La videoconferenza di domani dovrà quindi trarre gli insegnamenti dalla crisi di Ceuta e individuare una strategia comune contro l’immigrazione irregolare.
La polemica è esplosa dopo che Italia e Danimarca, di fronte alle immagini di decine di migliaia di persone entrate a Ceuta dal Marocco, hanno chiesto di sospendere la Spagna dallo spazio Schengen. Una misura politicamente esplosiva ma giuridicamente impossibile secondo il diritto europeo. Il governo italiano ha poi ripristinato per un mese controlli selettivi nei porti e negli aeroporti sui cittadini non europei provenienti dalla Spagna, definendo la decisione «straordinaria» e necessaria per tutelare la sicurezza nazionale.
Madrid ha denunciato una «confusione interessata», ricordando che Ceuta e Melilla godono di un regime particolare: chi si trova nelle due città autonome non può raggiungere la Spagna continentale senza sottoporsi a un controllo di polizia. Inoltre, oltre 48 mila dei circa 50 mila migranti entrati nell’enclave erano già rientrati in Marocco nelle prime 48 ore successive alla crisi.
A stretto giro è arrivata la replica del Viminale. Il ministero dell’Interno sostiene che dall’inizio dell’anno gli sbarchi irregolari in Italia siano diminuiti del 55 per cento rispetto al 2025 e di circa l’82 per cento rispetto al 2023. Quanto alla «presunta invasione» di Lampedusa, il ministero sottolinea che sull’isola si trovano attualmente 98 migranti e che «da tempo non si vive nessuna situazione di emergenza».
Sul tavolo europeo ci sarà anche la regolarizzazione di oltre mezzo milione di stranieri decisa dal governo Sánchez, indicata da alcuni Paesi come una delle cause della pressione migratoria. Madrid respinge l’accusa: il provvedimento riguarda persone già presenti in Spagna da prima del 31 dicembre 2025 e non può essere applicato a chi è appena entrato a Ceuta.
A fare da detonatore sarebbe stata anche una lettura distorta della sentenza pronunciata l’8 luglio dal Tribunale Supremo spagnolo. La decisione non vieta l’espulsione di chi raggiunge Ceuta irregolarmente a nuoto, ma impedisce il respingimento immediato e automatico: ogni persona deve essere identificata e deve poter presentare un’eventuale domanda di protezione. Sui social e attraverso le reti dei trafficanti, tuttavia, il verdetto sarebbe stato presentato come la garanzia di poter rimanere in territorio spagnolo.
La tragedia ha provocato almeno 72 morti secondo il governo di Madrid, mentre le autorità di Ceuta hanno contato 88 corpi, alcuni dei quali potrebbero risalire a precedenti tentativi di attraversamento. Il Marocco riconosce invece soltanto undici vittime sul proprio territorio e si definisce un partner «affidabile e responsabile».
Ma è proprio il ruolo di Rabat a rappresentare il punto più delicato. Le immagini di questi giorni hanno risvegliato il ricordo del maggio 2021, quando circa ottomila migranti, fra cui 1.500 minori, entrarono nell’enclave dopo che le forze marocchine avevano allentato i controlli. Rabat intendeva allora punire Madrid per avere accolto in ospedale Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario, nemico del Marocco nella contesa sul Sahara occidentale. La crisi si chiuse soltanto nel 2022, quando Sánchez riconobbe il piano marocchino di autonomia per l’ex colonia spagnola.
Questa volta il governo evita accuratamente di accusare il regno alauita e Albares ne elogia la collaborazione nei rimpatri. Intanto, però, in Spagna si apre una battaglia su chi sapesse che cosa. Secondo la Cadena Ser, il Centro nazionale d’intelligence avrebbe avvertito più volte il ministero dell’Interno del rischio di un ingresso di massa. Il dicastero guidato da Fernando Grande-Marlaska nega di avere ricevuto rapporti specifici, pur ammettendo che dalla metà di luglio era stato rilevato un aumento degli arrivi a nuoto.
Nicola Fratoianni nell’Aula di Montecitorio Ha dichiarato: «Avs chiede un’informativa della Presidente del Consiglio in quest’aula parlamentare in merito alle scelte del governo italiano sulle vicende che hanno interessato nei giorni scorsi l’enclave spagnola di Ceuta». Richiesta cui si sono aggiunti anche gli altri gruppi di opposizione (Pd, M5s, Azione, Iv) ma anche Futuro Nazionale, che con il deputato Edoardo Ziello ha definito il governo «stampella della sinistra».
Per Fratoianni «la scelta e la reazione di chiudere Schengen – conclude Fratoianni – era non solo del tutto inutile, ma anche in tutta evidenza una scelta cinicamente strumentale». Mentre per Ziello quello in carica «non sembra il governo di Giorgia Meloni ma di Angela Merkel»: «Ci saremmo aspettati lo spiegamento delle nostre forze speciali a difesa dei confini, in particolare con la Francia di Macron».
Il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte scrive sui social: «Ricapitoliamo dopo questo weekend di ordinaria follia. Urlavano `blocco navale´ ma con Meloni e soci siamo arrivati a oltre 320 mila sbarchi, di gran lunga peggio dei governi precedenti e della Spagna (175mila), contro cui
hanno puntato il dito. Anche sui rimpatri fanno molto peggio. Hanno fatto un decreto-flussi per mezzo milione di ingressi in tre anni in Italia che dall’opposizione chiamavano `invasione´. Hanno provato a far credere agli italiani che Ceuta sia ai nostri confini: nessun migrante da Ceuta poteva arrivare alle nostre frontiere. Ceuta si trova in Africa, a oltre 700 miglia
nautiche dall’Italia, e la Spagna da sola in 48 ore ha rimpatriato tutti in Marocco. Nel frattempo il Governo Meloni faceva annunci imbarazzanti su sospensione Schengen (che con Ceuta non c’entra niente). Come ha detto Tajani abbiamo controllato qualche passaporto per difendere i nostri confini
`aeroportuali´. In pratica, abbiamo ingolfato il lavoro dei nostri agenti sulla sicurezza per nulla».
Articolo in aggiornamento…
3 agosto 2026 ( modifica il 3 agosto 2026 | 14:56)
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