di
Roberta Scorranese
La presentatrice: «So essere odiosa. Una volta rigai la macchina a mio marito»
Paola Perego, lei ha compiuto sessant’anni. Un rimpianto?
«Non ho potuto studiare. Ho cominciato a lavorare presto, papà faceva il falegname e mamma era casalinga. Non dimenticherò mai il giorno in cui ho comprato loro una casa».
È un anniversario doppio: lei festeggia anche quarant’anni di carriera.
«Quarantatré per la precisione. Ho cominciato a sedici anni. Dormivo in soggiorno, accanto a mia sorella. Non potevamo permetterci più di un bilocale. Mi sentivo addosso una grande responsabilità. Lo racconto nel libro A modo mio, una sorta di lunga riflessione che mi sono regalata per il compleanno».
Così lei cominciò presto: modella, ruoli in televisione, poi poco per volta la conduzione.
«Ho fatto di tutto in tv e in tutte le fasce orarie. Sono stata la prima donna a fare infotainment, tra le prime a occuparsi di sport in tv».
Manca Sanremo.
«Lo so bene, un sogno che non si realizzerà mai».
Le hanno cancellato «Citofonare Rai 2».
«E mi dispiace, perché è una trasmissione che ha fatto buoni ascolti e che ci ha permesso di far conoscere in televisione tante storie».
Ma per lei ci saranno altre cose.
«Sì, certo, tornerà la nuova stagione di The Floor».
Un format che le piacerebbe portare in tv?
«Ne ho uno preciso, che non mi faranno fare mai. Andare nei paesi, raccogliere le storie di donne vittime di stalking e poi recarsi a casa dello stalker, fare nomi e cognomi, nei limiti del legale».
Esperienza diretta, lei è stata vittima di stalking.
«Due stalker in particolare. Uno mi mandava lettere minacciose, ma il secondo forse era ancora più inquietante. Nella portineria del mio appartamento lasciava peluche e ciucci per bambini. Quando il portinaio gli chiese come mai, lui rispose che erano “per i nostri bambini”».
Era convinto di avere una storia con lei.
«Convintissimo. Ma vede, anche nelle trasmissioni io ho sempre cercato di aiutare le donne perseguitate. È successo anche quando conducevo Se… a casa di Paola: una donna ci scrisse dicendo di voler raccontare la sua storia, poi ci ripensò, “aspettiamo un poco, in questo periodo è tranquillo”. Poi venimmo a sapere che era stata uccisa».
È anche per questo che quando nel 2017 chiusero la sua rubrica «Parliamone… sabato» su RaiUno, accusandola di sessismo, lei non volle uscire di casa per settimane? (nella rubrica c’era un sondaggio in cui veniva chiesto agli uomini se preferivano le donne italiane o quelle dell’Est Europa, ndr)
«Sono stati in assoluto i giorni peggiori della mia vita professionale. Mi avevano detto che quel passaggio era già andato in onda in un altro programma della stessa rete, mi fidai. Ma quello che più mi ferì fu che a darmi della sessista furono due donne: l’allora presidente della Camera, Laura Boldrini, e l’allora presidente della Rai Monica Maggioni».
Mai fidarsi.
«Nemmeno degli amici».
O delle amiche.
«Sì, perché a me accadde che mi affezionai a una collega del mondo dello spettacolo e quando lei mi confessò che stava attraversando un momento difficile, feci in modo che mio marito, Lucio Presta, si accorgesse di lei fino a quando accettò di accoglierla nella sua agenzia».
E poi?
«E poi una sera Lucio tornò a casa e con estrema franchezza mi disse che lei ci aveva provato con lui, che aveva cercato di baciarlo, senza successo ovviamente».
E come reagì lei?
«In un primo momento sparii e non risposi più ai suoi messaggi. Poi, tempo dopo, la incontrai casualmente a un evento e quando lei mi salutò come se niente fosse io con la mano feci un gesto di distanza e risposi: “Un po’ meno”».
Nel suo memoir lei racconta che Lucio, sin dall’inizio, è stato per lei «casetta».
«Quando ci siamo conosciuti io ero nel pieno dei miei attacchi di panico. Ne ho sofferto sin dall’inizio del mio percorso professionale e non tutti sanno che per anni io sono andata in onda in tv sotto psicofarmaci. In uno dei nostri primi appuntamenti, io sentii che stava per arrivare la crisi. Lucio capì. Mi prese il viso tra le mani e mi disse: “Questa per te è casetta”».
Lei aveva due figli dal precedente matrimonio, come anche lui: come si gestisce una famiglia allargata?
«È una ricchezza che oggi riconosco vitale, anche perché sono pure nonna. Però non è sempre facile. Il lusso di avere sessant’anni è anche poter dire con schiettezza che la famiglia non assomiglia a una favola sempre luminosa, ma la famiglia è una costruzione difficile, un po’ come l’amore. E io so essere insopportabile a volte».
Un dispetto che ha fatto a suo marito?
«Una volta gli ho rigato la macchina. Ma a Roma può capitare comunque, dai».
Nel memoir lei sostiene che anche nel fare e ricevere le corna ci vuole stile.
«Per la precisione parlo dell’etica delle corna. La versione breve recita: non si va con il compagno di un’amica. La versione lunga si allarga ai conoscenti, al marito della madre di un compagno di scuola di tuo figlio e così via».
Lei ha raccontato che durante il suo primo matrimonio, con Andrea Carnevale, di corna ne ha avute tante.
«Sì ma lui era stato bravo a non farmene accorgere. I tradimenti me li ha confessati dopo».
Lei lo dice molto chiaramente: ogni donna dovrebbe avere un sex toy.
«Una provocazione per dire che il piacere femminile non deve essere una specie di argomento proibito, la libertà femminile passa anche da quello che facciamo di nascosto sotto le lenzuola, e da come impariamo a non nasconderlo più. Non è trasgressione, è un percorso di emancipazione, secondo me».
Che rapporto ha oggi con il suo corpo?
«Sono in menopausa, evviva! Per una come me che viveva sì e no dieci giorni al mese senza i dolori mestruali e senza i cicli abbondanti, è stata una liberazione. Ho cominciato a prendere gli ormoni bioidentici — anzi, consiglio a tutte le donne che vanno verso i cinquanta di parlarne con la ginecologa — e così non solo non ho avuto neanche una vampata, ma ho conquistato una stabilità nuova».
E non deve essere stato facile per lei, visto che (sono parole sue) Paola Perego è a tutti gli effetti una «cancer survivor».
«Quel giorno nemmeno mi ricordavo di avere il controllo di routine. Fu Lucio a rammentarmelo e mi accompagnò. La diagnosi fu netta: c’è una massa sul rene, bisogna fare accertamenti. Il primo pensiero fu per i miei figli, “come glielo dico?”, mi chiesi. Poi mi sono operata e per fortuna tutto è andato bene, anche se mi sottopongo a controlli semestrali e, sebbene trascorra il mese precedente alla visita col fiato sospeso, gli altri cinque tutto sommato riesco a godermeli».
Gli amici. Al Bano.
«Un grandissimo, con lui abbiamo fatto Così lontani così vicini e secondo me l’Italia dovrebbe fargli un monumento».
Carlo Conti.
«Sono amica sia di lui che di sua moglie, Francesca. Una sera a cena insieme chiamammo Pieraccioni. Ora, dovete sapere che lui è ossessionato dall’intelligenza artificiale e quando sentì la mia voce rispose: “No, questa non è la Perego, questa è intelligenza artificiale”».
Un’amica a sorpresa, Roberta Capua.
«È venuta ospite a Citofonare Rai2, mentre andava in onda un video su di lei ho notato che si stava commuovendo. Le ho preso la mano. Lei poi mi ha mandato un messaggio per ringraziarmi e io ho capito che per me era stato un momento importante perché finalmente cominciavo a non essere così in balia delle mie paure, del mio sentirmi una persona duplice, quella che si vede in tv e quella vera».
Forse i suoi sessant’anni sono cominciati allora.
«Forse sì».
3 agosto 2026 ( modifica il 3 agosto 2026 | 11:19)
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