Per miliardi di anni hanno lavorato nel silenzio più assoluto, nascosti all’interno delle nostre cellule. Eppure senza di loro non potremmo respirare, pensare, camminare, far battere il cuore o filtrare il sangue con i reni. Oggi gli scienziati sono convinti che gran parte della nostra salute e persino della velocità con cui invecchiamo dipenda da questi minuscoli organelli: i mitocondri. Non sono semplici «centrali energetiche», come sono stati definiti per decenni, ma veri e propri centri di comando che regolano metabolismo, infiammazione, risposta immunitaria, morte cellulare e produzione dell’energia necessaria alla vita. Negli ultimi anni la ricerca sui mitocondri è diventata una delle aree più promettenti della medicina. Molti studiosi ritengono infatti che mantenere efficienti questi organelli possa contribuire non solo ad aumentare l’aspettativa di vita in buona salute, ma anche a prevenire o rallentare numerose malattie croniche, dalle patologie cardiovascolari alle demenze, dal diabete all’insufficienza renale. La loro storia è una delle più straordinarie della biologia. Circa due miliardi di anni fa un antico batterio procariote, probabilmente appartenente al gruppo degli alfa-proteobatteri, penetrò in una cellula ancestrale. Invece di essere distrutto, instaurò una collaborazione destinata a cambiare la storia della vita: il batterio produceva energia, mentre la cellula gli garantiva protezione e nutrimento. Da questa alleanza nacquero le cellule eucariotiche, quelle che oggi costituiscono tutti gli animali, le piante e l’uomo. È la celebre teoria endosimbiotica, oggi confermata da numerose prove scientifiche. Ancora oggi i mitocondri conservano le tracce della loro antica origine batterica. Possiedono infatti un DNA proprio, diverso da quello custodito nel nucleo della cellula, si dividono autonomamente e hanno ribosomi più simili a quelli dei batteri che a quelli delle altre strutture cellulari. Una curiosità affascinante è che il DNA mitocondriale viene trasmesso quasi esclusivamente dalla madre. I mitocondri presenti negli spermatozoi vengono infatti eliminati dopo la fecondazione. Per questo motivo il DNA mitocondriale è utilizzato anche dagli antropologi per ricostruire le migrazioni dell’umanità e l’evoluzione della nostra specie.

Molto più di una centrale energetica Per anni si è pensato che il loro unico compito fosse produrre ATP, la principale fonte di energia della cellula. Oggi sappiamo che svolgono molte altre funzioni fondamentali. I mitocondri regolano il metabolismo degli zuccheri e dei grassi, controllano la produzione dei radicali liberi, partecipano alla risposta immunitaria, influenzano l’infiammazione, coordinano la morte cellulare programmata e dialogano continuamente con il nucleo della cellula e con gli altri organelli.

Anche il cervello dipende profondamente dal loro funzionamento. Studi recenti dimostrano che i mitocondri influenzano memoria, apprendimento, umore e capacità di adattamento allo stress. Una loro alterazione è stata osservata in numerose malattie neurodegenerative, tra cui Alzheimer e Parkinson, ma anche in alcune patologie psichiatriche. Persino i radicali liberi meritano una rivalutazione: i mitocondri ne producono continuamente e, in piccole quantità, questi composti non sono dannosi perché rappresentano importanti segnali biologici che permettono alle cellule di adattarsi agli stimoli. Diventano pericolosi solo quando vengono prodotti in eccesso e superano le difese antiossidanti dell’organismo.

Cuore, cervello e reni: gli organi che consumano più energia. Non tutte le cellule possiedono lo stesso numero di mitocondri. Quelle della pelle ne hanno relativamente pochi, mentre il muscolo cardiaco, il cervello, i muscoli scheletrici, la retina e soprattutto il rene ne contengono migliaia. Le cellule del tubulo prossimale renale, ad esempio, sono tra le più ricche di mitocondri dell’intero organismo perché devono riassorbire continuamente acqua, sodio, glucosio e aminoacidi dal filtrato urinario. Senza un’enorme produzione di energia questo processo sarebbe impossibile. Anche il cuore dipende quasi completamente dai mitocondri: si stima che circa il 90% dell’energia necessaria a ogni singolo battito cardiaco venga prodotta da questi piccoli organelli.

I mitocondri cambiano con il nostro stile di vita. Una delle scoperte più interessanti degli ultimi anni è che numero ed efficienza dei mitocondri possono modificarsi durante la vita. L’attività fisica regolare stimola la cosiddetta biogenesi mitocondriale, cioè la formazione di nuovi mitocondri. Camminare ogni giorno, andare in bicicletta, nuotare o svolgere esercizi di forza migliora la qualità dei mitocondri, aumenta la produzione di energia e rende l’organismo più efficiente. Anche il sonno svolge un ruolo fondamentale: dormire meno del necessario aumenta lo stress ossidativo, riduce l’efficienza energetica e accelera il deterioramento mitocondriale. È uno dei motivi per cui chi dorme poco tende a sentirsi più stanco e recupera con maggiore difficoltà dopo uno sforzo. Perfino il freddo moderato sembra esercitare effetti interessanti: l’esposizione controllata alle basse temperature stimola il grasso bruno, un particolare tessuto adiposo ricchissimo di mitocondri che produce calore consumando energia. Sebbene non rappresenti una terapia dimostrata per dimagrire, testimonia la straordinaria capacità dei mitocondri di adattarsi agli stimoli ambientali.

La melagrana e il microbiota: un’alleanza preziosa

Tra tutti gli alimenti studiati, la melagrana occupa un posto speciale. È infatti una delle fonti naturali più ricche di ellagitannini, sostanze che il microbiota intestinale può trasformare in urolitina A, una molecola oggi considerata tra le più promettenti nella medicina della longevità. Urolitina A stimola infatti la mitofagia, il meccanismo attraverso cui la cellula elimina i mitocondri danneggiati e li sostituisce con altri più efficienti. È una sorta di sistema di manutenzione che mantiene giovane la popolazione dei mitocondri. Una curiosità importante riguarda proprio il microbiota intestinale. Non tutte le persone riescono a produrre la stessa quantità di urolitina A: tutto dipende dai batteri presenti nell’intestino. Questo significa che la salute del microbiota può influenzare indirettamente anche quella dei mitocondri. La melagrana non è comunque l’unico alimento ricco di ellagitannini. Quantità inferiori sono presenti anche in noci, fragole, lamponi, more e altri frutti di bosco, mentre una dieta mediterranea ricca di vegetali e polifenoli contribuisce nel suo insieme a proteggerne il funzionamento.

La nuova frontiera: ringiovanire i mitocondri

La medicina non si limita più a studiare come evitare il danno cellulare. L’obiettivo oggi è imparare a rigenerare i mitocondri.

Una delle strategie più promettenti consiste nello stimolare la mitofagia, cioè il riciclo dei mitocondri danneggiati, favorendo la formazione di nuovi organelli più efficienti. Tra le molecole più studiate figura proprio la urolitina A, che in studi clinici ha mostrato miglioramenti di alcuni biomarcatori della funzione mitocondriale, della resistenza muscolare e del metabolismo energetico negli adulti e negli anziani.

Grande interesse suscita anche il NAD⁺ (nicotinammide adenina dinucleotide), una molecola indispensabile per la produzione di energia e per il funzionamento delle sirtuine, proteine coinvolte nella riparazione del DNA e nei processi di invecchiamento. Con l’età i livelli di NAD⁺ tendono a diminuire e numerosi studi stanno valutando se aumentarli attraverso precursori come nicotinamide riboside (NR) e nicotinamide mononucleotide (NMN). I risultati sono promettenti sul piano biologico, ma al momento non esistono prove definitive che queste strategie prolunghino la vita nell’uomo.

Altri farmaci sperimentali mirano a migliorare la qualità dei mitocondri o a ridurre lo stress ossidativo che li danneggia. Molte di queste ricerche riguardano insufficienza cardiaca, diabete, malattie neurodegenerative e patologie renali.

Dieci cose da sapere sui mitocondri

Derivano da antichi batteri che hanno instaurato una simbiosi con le cellule circa due miliardi di anni fa.

Possiedono un DNA proprio, distinto da quello del nucleo.

Si ereditano quasi esclusivamente dalla madre.

Cuore, cervello, reni e muscoli sono gli organi più ricchi di mitocondri.

Producono oltre il 90% dell’energia necessaria alla cellula.

L’attività fisica aumenta il numero e l’efficienza dei mitocondri.

Dormire poco accelera il loro deterioramento.

Il microbiota intestinale contribuisce alla loro salute trasformando i polifenoli della melagrana in urolitina A.

La loro alterazione è coinvolta in numerose malattie croniche e neurodegenerative.

Oggi rappresentano uno dei bersagli più promettenti della medicina della longevità.

Come proteggerli ogni giorno

La buona notizia è che molte delle strategie più efficaci sono già alla portata di tutti. Camminare almeno 30-40 minuti al giorno, svolgere regolarmente attività fisica di resistenza e di forza, dormire sette-otto ore, seguire una dieta mediterranea ricca di frutta, verdura, legumi, olio extravergine di oliva e alimenti ricchi di polifenoli, mantenere un microbiota intestinale sano, evitare il fumo, limitare l’alcol e controllare glicemia, pressione arteriosa e peso corporeo rappresentano oggi le misure più solide per preservare la salute dei mitocondri.

Il futuro della medicina parte dall’energia delle cellule

Per decenni la medicina ha combattuto le malattie quando erano già comparse. Oggi la sfida è diversa: mantenere le cellule efficienti il più a lungo possibile. In questa prospettiva i mitocondri rappresentano uno dei bersagli più promettenti. Proteggerli significa non soltanto produrre più energia, ma preservare il corretto funzionamento di cuore, cervello, reni, muscoli e sistema immunitario. Il messaggio più importante è anche il più rassicurante. Gran parte di ciò che protegge i mitocondri è già nelle nostre mani. Le scelte quotidiane contano molto più di quanto si pensasse fino a pochi anni fa.

È affascinante pensare che la nostra salute dipenda ancora oggi da un’antica alleanza nata quasi due miliardi di anni fa tra una cellula e un batterio. Da quella collaborazione è nata la vita complessa sulla Terra. E proprio quei minuscoli antichi batteri, che continuano a lavorare instancabilmente dentro ciascuna delle nostre cellule, potrebbero custodire una delle chiavi più importanti per vivere più a lungo e soprattutto in migliore salute.

Bibliografia essenziale

Lane N. Power, Sex, Suicide: Mitochondria and the Meaning of Life.

Nunnari J, Suomalainen A. Mitochondria: in sickness and in health. Cell.

López-Otín C. et al. Hallmarks of Aging. Cell (2013; aggiornamenti 2023).

Ryu D. et al. Studi clinici su urolitina A e funzione mitocondriale. Nature Medicine e Cell Reports Medicine.

Review su urolitina A e mitofagia, Ageing Research Reviews (2024).

Nature Aging (2025): funzione immunitaria e urolitina A.

Review sul ruolo del NAD⁺ nell’invecchiamento, Nature Reviews Molecular Cell Biology.